sabato 25 marzo 2017

la Dichiarazione di Roma a sessanta anni dai Trattati

Dopo una lunga trattativa, i leader dell'Unione europea riuniti oggi in Campidoglio a Roma per celebrare il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma hanno firmato tutti la Dichiarazione di Roma. 
E' stato necessario chiedere l'autorizzazione a Bruxelles per trasportare la teca che contiene il documento firmato nel 1957 da Francia, Germania Ovest, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. 
Dal ministero degli Esteri è approdata al Campidoglio, per ricordare quei trattati che istituirono e disciplinarono, rispettivamente la Comunità economica europea e la Comunità europea dell'energia atomica 

dalla mappa dei 28 Paesi va escluso dal 2016, dopo la Brexit, il Regno Unito

ecco il nuovo testo dell'Europa unita

Roma, 25 marzo 2017 

"Noi, i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell'UE, siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dall'Unione europea: la costruzione dell'unità europea è un'impresa coraggiosa e lungimirante. Sessanta anni fa, superando la tragedia di due conflitti mondiali, abbiamo deciso di unirci e di ricostruire il continente dalle sue ceneri. Abbiamo creato un'Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare.
L'unità europea è iniziata come il sogno di pochi ed è diventata la speranza di molti. Fino a che l'Europa non è stata di nuovo una. Oggi siamo uniti e più forti: centinaia di milioni di persone in tutta Europa godono dei vantaggi di vivere in un'Unione allargata che ha superato le antiche divisioni.
L'Unione europea è confrontata a sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno: conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche. Insieme, siamo determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità.
Renderemo l'Unione europea più forte e più resiliente, attraverso un'unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni. L'unità è sia una necessità che una nostra libera scelta. Agendo singolarmente saremmo tagliati fuori dalle dinamiche mondiali. Restare uniti è la migliore opportunità che abbiamo di influenzarle e di difendere i nostri interessi e valori comuni. Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile.
Per il prossimo decennio vogliamo un'Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Vogliamo un'Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica. Vogliamo un'Unione che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i nostri valori e si impegnano a promuoverli.
In questi tempi di cambiamenti, e consapevoli delle preoccupazioni dei nostri cittadini, sosteniamo il programma di Roma e ci impegniamo ad adoperarci per realizzare:
Un'Europa sicura: un'Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un'Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.
Un'Europa prospera e sostenibile: un'Unione che generi crescita e occupazione; un'Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un'Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell'Unione economica e monetaria; un'Unione in cui le economie convergano; un'Unione in cui l'energia sia sicura e conveniente e l'ambiente pulito e protetto.
Un'Europa sociale: un'Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l'integrità del mercato interno; un'Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; un'Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un'Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l'esclusione sociale e la povertà; un'Unione in cui i giovani ricevano l'istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un'Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.
Un'Europa più forte sulla scena mondiale: un'Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l'Africa e nel mondo; un'Unione pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un'industria della difesa più competitiva e integrata; un'Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione e complementarità con l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; un'Unione attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica globale positiva.
Perseguiremo questi obiettivi, fermi nella convinzione che il futuro dell'Europa è nelle nostre mani e che l'Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi. Ci impegniamo a dare ascolto e risposte alle preoccupazioni espresse dai nostri cittadini e dialogheremo con i parlamenti nazionali. Collaboreremo a livello di Unione europea, nazionale, regionale o locale per fare davvero la differenza, in uno spirito di fiducia e di leale cooperazione, sia tra gli Stati membri che tra di essi e le istituzioni dell'UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Lasceremo ai diversi livelli decisionali sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenziale di innovazione e crescita dell'Europa. Vogliamo che l'Unione sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole. Promuoveremo un processo decisionale democratico, efficace e trasparente, e risultati migliori.
Noi leader, lavorando insieme nell'ambito del Consiglio europeo e tra le istituzioni, faremo sì che il programma di oggi sia attuato e divenga così la realtà di domani. Ci siamo uniti per un buon fine. L'Europa è il nostro futuro comune".


IL TESTO IN INGLESE

IL TESTO IN FRANCESE

lunedì 20 marzo 2017

gli studenti del Leonardo nelle Giornate di primavera FAI

GLI STUDENTI DEL LICEO LEONARDO PARTECIPANO ALLE GIORNATE DI PRIMAVERA FAI COME APPRENDISTI CICERONI

  VI ASPETTIAMO SABATO 25 E DOMENICA 26 MARZO!

venerdì 10 marzo 2017

il Risorgimento in suoni: l'opera di padre Davide da Zanica

post di Matteo Saverio Grasso

Le sanguinose giornate di Marzo

La rivoluzione sconvolgeva l’intera Europa e passò anche per Milano. I cittadini insorsero contro la dominazione austriaca e, in cinque giornate (dal 18 al 22 marzo), riuscirono a liberare la città. 

Padre Davide viveva a Piacenza ma per impegni artistici si spostava per tutta l’Italia settentrionale e più volte era stato a Milano, perciò possiamo credere che conoscesse bene la tensione nella città.

Entusiasta delle notizie provenienti dal capoluogo lombardo, al pari di un pittore o di un letterato, riuscì a dipingere musicalmente un ritratto mirabile della rivoluzione milanese. Le vicende delle cinque giornate vengono raccontate da suggestioni musicali tanto efficaci che hanno la forza e l’effetto di portare l’uditore nel mezzo dello scontro armato: spari, fiamme, concitazione, feriti, morti e, solo alla fine, la gioia della vittoria.



 Il grandioso poema sinfonico «Le sanguinose giornate di Marzo» si apre con scalette stizzose di semicrome che richiamano la raffica dei proiettili che si risolvono in una frase musicale fiera e pomposa, che sta quasi a indicare l’aspetto corale dell’ impresa, l’afflato collettivo contro l’oppressore. Poi lo scontro si accende: con la modulazione della tonalità e l’accelerazione del ritmo si arriva al culmine della battaglia: frasi musicali si susseguono come pallottole, il pedale tuona come un cannone e l’accompagnamento concitato sibila come proiettili. Dopo lo scontro i feriti restano a terra, alcuni sono morti e in città divampa un incendio; le note ribattute del pedale stanno a indicare le campane a martello battute a mo’ di allarme mentre la parte dei manuali si agita, crepita e brilla come una fiamma. 

L’invasore è cacciato e un clima allegro comincia a diffondersi in città: il trionfo milanese occupa l’episodio finale dell’opera, il più corposo e il più gioioso in cui l’organo si trasforma nelle bande popolari che finalmente possono sfilare per le vie della città e suonare di gioia per la vittoria. Nella parte finale si vede l’adesione accorata del compositore alla gioia per la cacciata degli Austriaci

 Padre Davide da Bergamo va citato tra i musicisti capitali del nostro Risorgimento anche perché, col suo stile particolare, è stato cantore di questa epoca storica al pari di un Giuseppe Verdi o di un Michele Novaro (l’autore della musica dell’Inno nazionale).




giovedì 23 febbraio 2017

laboratorio a San Berillo



Innocenzo Grimaldi 

segnala questo video ricevuto da Luca Aiello su un laboratorio di documentazione audiovisiva realizzato nel quartiere di San Berillo a Catania nell'ambito del progetto "Trame di Quartiere"

Esperienza di grande valore formativo e documentario

sabato 18 febbraio 2017

morte di un miliziano lealista





Nel 1936, Robert Capa diviene famoso in tutto il mondo per una foto scattata a Cordova, dove ritrae un soldato dell'esercito repubblicano nella guerra civile spagnola, con addosso una camicia bianca, colpito a morte da un proiettile sparato dai franchisti. Questa foto è tra le più famose fotografie di guerra mai scattate. Fu pubblicata, per la prima volta, sulla rivista VU (23 settembre del 1936) poi su Life, sul Picture Post e poi migliaia di altre volte.
La foto è stata al centro di una lunga diatriba in merito alla sua presunta non autenticità.


Robert Capa non si chiama veramente Robert Capa. 
Il suo vero nome è Friedmann Endre Ernő, nato a Budapest il 22 ottobre del 1913. Cambia nome a Parigi negli anni ‘30, dopo essere scappato dalla Germania per via del nazismo, perché un fotografo con il suo stesso nome gli rendeva difficile trovare lavoro. 
Robert Capa è considerato uno dei padri del fotogiornalismo. Con i suoi reportage ha raccontato le grandi guerre dello scorso secolo: dalla guerra civile spagnola alla guerra d'Indocina, passando naturalmente per la seconda guerra mondiale.
Gli scatti di Capa sono famosi in tutto il mondo grazie, soprattutto, alla sua collaborazione con la rivista LIFE che pubblicò i suoi reportage. 
Alcune delle sue foto sono anche soggetti di grandiose storie, che tengono vivo il mito di Capa ancora oggi

domenica 12 febbraio 2017

la vergogna tedesca in Namibia

post di Alessandra Augello, 5 I

 la vergogna tedesca
“All’interno del territorio tedesco si sparerà contro tutti gli uomini della tribù degli Herero armati o disarmati, con o senza bestiame. Nel territorio non verranno accolti nemmeno donne e bambini: essi verranno ricondotti al popolo o fucilati…” 
Lothar van Trotha


In  tre anni, dal 1904 al 1907 , furono circa 100.000,  in NAMIBIA,  gli abitanti dei Nama e degli Herero che morirono  nell’Africa «tedesca»

Le loro terre vennero distrutte, migliaia di persone furono deportate nel deserto e lasciate morire di fame e di sete e altre furono spedite nei campi di concentramento. 

In questi anni troviamo tutti i prodromi di trent’anni dopo:
Il Socialdarwinismo;
La Superiorità della razza;
Gli Esperimenti medici:  Josef Mengel fu l’allievo di Eugen Fischer, il medico che condusse esperimenti sugli Herero;
I primi campi di concentramento;
L’idea di cancellare un popolo dalla faccia della terra


ecco cosa accadde


domenica 29 gennaio 2017

il Medio Oriente oggi

Districarsi nelle contese internazionali non è mai stato facile ma certo lo diventa maggiormente quando gli agenti della rivalità sono tanti e mascherano i loro reali interessi dietro azioni volte apparentemente al mantenimento di un equilibrio di pace favorevole alle popolazioni coinvolte, e a tutti gli altri popoli di conseguenza.

L'eterogenesi dei  fini, che nasconde l'origine dei reali obiettivi di ciascuna parte in causa,  è da sempre alla base delle competizioni umane. 
Nella globalizzazione tuttavia essa trova maschere più facili e strumenti più duttili, perchè il gioco può essere condotto con soggetti fragili e dunque meno capaci di difendersi e smascherare il gioco prima di essere eliminati.

In quest'ottica  il giornalista Gigi Riva analizza l'attuale competizione in Medio Oriente
RUSSIA, USA, CINA, TURCHIA e la SIRIA


presentazione di Andrea Nicolosi, classe 5 I