sabato 9 giugno 2018

L'EUROPA tra OTTOCENTO e NOVECENTO

mappa di Lorenzo Sgroi, classe 4 G



mercoledì 6 giugno 2018

la tragedia dei desaparecidos in Argentina


L'espressione desaparecidos (de-sa-pa-re-sì-dos, letteralmente "scomparsi" in spagnolo) si riferisce alle persone che dal 1976 al 1983  furono arrestate per motivi politici, o anche semplicemente accusate di avere compiuto attività "anti governative" dalla polizia dei regimi militari argentino, cileno e di altri paesi dell'America latina, e delle quali si persero in seguito le tracce.

Tipico del fenomeno dei desaparecidos fu la segretezza con cui operarono le forze governative; gli arresti e i sequestri avvenivano spesso di notte e in genere senza testimoni, così come segreto rimaneva tutto ciò che seguiva all'arresto; le autorità non fornivano ai familiari la notizia degli avvenuti arresti e gli stessi capi di imputazione erano solitamente molto vaghi. 

Della maggioranza dei desaparecidos non si seppe effettivamente mai nulla e solo dopo la caduta del regime militare e il ritorno alla democrazia, con la pubblicazione del rapporto Nunca más (Mai più), che permise la ricostruzione di una parte degli avvenimenti e della sorte di un certo numero di "scomparsi", fu possibile conoscere che molti di loro furono detenuti in campi di concentramento e in centri di detenzione clandestini, torturati e infine assassinati segretamente, con l'occultamento delle salme in fosse comuni o gettati nell'Oceano Atlantico o nel Rio de la Plata con i cosiddetti voli della morte.

La sparizione forzata è un fenomeno che si è verificato anche in altri paesi e in altri momenti storici, facendo del termine spagnolo una parola mantello d'uso comune. 

Tale fenomeno è stato riconosciuto come crimine contro l'umanità dall'articolo 7 dello Statuto di Roma del 17 luglio 1998 per la costituzione del Tribunale Penale Internazionale e dalla risoluzione delle Nazioni Unite numero 47/133 del 18 dicembre 1992.




   


sabato 12 maggio 2018

la quarta rivoluzione industriale



Supercomputer portatili e disponibili ovunque. Robot intelligenti. Veicoli autonomi. Aumento delle capacità cerebrali grazie alla neuro-tecnologia. Scrittura del codice genetico. Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del celebre World Economic Forum (2016) è convinto che siamo all’inizio di una trasformazione (la quarta rivoluzione industriale) che modificherà radicalmente il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci relazioniamo.

 Risultati immagini per quando inizia quarta rivoluzione industriale 
 
Secondo un rapporto della multinazionale di consulenza McKinsey, le nuove tecnologie digitali avranno un impatto profondo nell’ambito di quattro direttrici di sviluppo: la prima riguarda l’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività, e si declina in big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing per la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione. La seconda è quella degli analytics: una volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore. Oggi solo l’1% dei dati raccolti viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere vantaggi a partire dal “machine learning”, dalle macchine cioè che perfezionano la loro resa “imparando” dai dati via via raccolti e analizzati.  La terza direttrice di sviluppo è l’interazione tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch”, sempre più diffuse, e la realtà aumentata. Infine c’è tutto il settore che si occupa del passaggio dal digitale al “reale” e che comprende la manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le comunicazioni, le interazioni machine-to-machine e le nuove tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni.
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Finora le rivoluzioni industriali del mondo occidentale sono state tre

la prima, nel 1784 con la nascita della macchina a vapore e di conseguenza con lo sfruttamento della potenza di acqua e vapore per meccanizzare la produzione; 

la seconda, nel 1870 con il via alla produzione di massa attraverso l’uso sempre più diffuso dell’elettricità, l’avvento del motore a scoppio e l’aumento dell’utilizzo del petrolio come nuova fonte energetica; 

la terza, nel 1970 con la nascita dell’informatica e della telematica, da cui è scaturita l’era digitale destinata ad incrementare i livelli di automazione avvalendosi di sistemi elettronici e dell’IT (Information Technology). 

La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora stabilita con certezza, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile indicarne l’atto fondante. 
La data più ricorrente è tuttavia quella relativa alla Fiera di Hannover nel 2011 in Germania, in cui il termine dell'era 4.0 venne per la prima volta adottato al fine di indicare una nuova fase dell'economia mondiale. Il dibattito proseguì al World Economic Forum del 2016 ed è ancora in corso, come già detto.


Gli effetti della quarta rivoluzione industriale sul mercato del lavoro


Esperti e osservatori stanno cercando di capire come cambierà il lavoro, quali nuove professionalità saranno necessarie e quali invece presto potrebbero scomparire. 

Dalla ricerca “The Future of the Jobs“, presentata al World Economic Forum 2016, è emerso che, nei prossimi  anni, fattori tecnologici e demografici influenzeranno profondamente l’evoluzione del mercato del lavoro. 

Alcuni (come la tecnologia del cloud e la flessibilizzazione del lavoro) stanno influenzando le dinamiche già adesso e lo faranno ancora di più nei prossimi 2-3 anni. L’effetto sarà la creazione di 2 nuovi milioni di posti di lavoro, ma contemporaneamente ne spariranno 7, con un saldo netto negativo di oltre 5 milioni di posti di lavoro. L’Italia ne esce con un pareggio (200mila posti creati e altrettanti persi), meglio di altri Paesi come Francia e Germania. A livello di gruppi professionali le perdite si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione: rispettivamente 4,8 e 1,6 milioni di posti distrutti. Secondo la ricerca compenseranno parzialmente queste perdite l’area finanziaria, il management, l’informatica e l’ingegneria.

la terza rivoluzione industriale

venerdì 11 maggio 2018

Joan Baez, quando la musica racconta la storia




JOAN BAEZ ED ENNIO MORRICONE

Here's to you, Nicola and Bart

(1971)



E’ il 23 agosto 1927. Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti, venivano condannati alla sedia elettrica con l’accusa di aver ucciso, nel 1920, nel corso di una rapina, il cassiere e la guardia giurata del calzaturificio Slater and Morril. 

Sacco e Vanzetti ribadirono fino all’ultimo la loro innocenza, ma nonostante nel 1925 un pregiudicato, tal Celestino Madeiros, si accusasse di aver partecipato alla rapina assieme ad altri complici; scagionando completamente i due italiani, e nonostante appelli e manifestazioni di solidarietà e di richiesta di assoluzione da parte dell’opinione pubblica mondiale, la notte del 23 agosto 1927 Sacco e Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica.

Nel 1977 il governatore del Massachusetts ammetterà gli errori fatti nel processo e ne riabiliterà la memoria.

Joan Baez ed Ennio Morricone ne hanno lasciato traccia imperitura nella musica


JOAN BAEZ 

C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones (1967)




Il 30 aprile del 1975 si chiude la guerra in Vietnam, uno dei conflitti più lunghi e sanguinosi del Novecento, origine di estese manifestazioni pacifiste di protesta: nel mondo è anche diventata la-guerra-del-Vietnam, cioè il simbolo di un conflitto ingiusto e brutale. È stata la guerra più rilevante combattuta dagli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale ed è stata anche al centro di buona parte della cultura pop dell’epoca e degli anni successivi, raccontata in una miriade di libri, canzoni, film, articoli di giornale e fotografie.
La guerra fu combattuta prevalentemente nel Vietnam del Sud: da una parte c’era l’esercito del Vietnam del Nord, guidato dalla dittatura comunista di Ho Chi Minh, dall’altra l’esercito del Vietnam del Sud, dove dopo la guerra di Indocina era stato instaurato un regime anti-comunista guidato da Ngô Đình Diệm e sostenuto dagli Stati Uniti. Nella guerra furono coinvolti anche i vicini Laos e Cambogia e diversi alleati internazionali: Cina e Unione Sovietica a sostegno di Hồ Chí Minh, Stati Uniti e alleati occidentali con Ngô Đình Diệm. La guerra durò dal 1960 al 1975 con il progressivo coinvolgimento degli Stati Uniti soprattutto a partire dal 1962, sotto l’amministrazione democratica di John Fitzgerald Kennedy e poi, dal 1968, con il suo successore Lyndon Johnson. 
Il conflitto si concluse con la caduta di Saigon, capitale del Vietnam del Sud, conquistata dall’esercito di Ho Chi Minh: esso fu anche la prima e più grossa sconfitta militare degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda.

lunedì 30 aprile 2018

il lavoro, valore costituzionale





COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
art. 4


 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.


Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società’’


In occasione del Settantesimo anniversario dell'entrata in vigore della Costituzione italiana, 
i ragazzi della 5 D hanno preparato una presentazione 
dedicata al LAVORO, 
valore imprescindibile della comunità sociale nonchè dell'esistenza umana.

Ecco la loro proposta nella giornata della 

FESTA DEL LAVORO