mercoledì 19 luglio 2017

a Paolo Borsellino, 25 anni dopo

Il lavoro cominciato a Capaci, sulla strada che porta dall’aeroporto alla città, fu completato a Palermo, cinquantasette giorni dopo, in via Mariano d’Amelio. Dopo Giovanni Falcone toccò a Paolo Borsellino. Anche stavolta con il carico aggiuntivo degli agenti di scorta, saltati in aria insieme all’obiettivo che avrebbero dovuto proteggere. Era scritto, e Borsellino lo sapeva bene.
E’ il 19 luglio del 1992. L’Italia, ancora sgomenta per quell’atto di guerra messo a segno contro il simbolo della guerra al potere di Cosa Nostra con 200 chili di tritolo; l’Italia, ancora ammutolita davanti alle immagini dell’autostrada che si squarcia e inghiotte Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta; quell’Italia resta annichilita davanti alle edizioni straordinarie dei Tg che documentano, nemmeno due mesi dopo, l’ultimo atto di una vendetta violenta come mai prima.
Fumo, lamiere contorte, quel che resta di corpi dilaniati, gente, attonita, che si aggira nel quartiere. Sguardi allucinati di chi ha capito di avere perduto anche l’ultimo baluardo della lotta alla mafia, ma non vuole crederci.

Nei giorni che seguirono la morte di Falcone, Paolo Borsellino aveva capito e per questo aveva fretta. Aveva capito e aveva saputo che a Palermo era arrivato il tritolo che lo avrebbe annientato. “Ora tocca a me” diceva. E aveva iniziato una corsa contro il tempo per scoprire chi aveva ucciso Giovanni. Voleva arrivare a qualche risultato prima che gli assassini arrivassero a lui. Lavorava senza sosta, scriveva ossessivamente su un’agenda rossa, dalla quale non si separava mai. Annotava minuziosamente, non sorrideva più, il volto di pietra. 
Quell'agenda, scomparsa dalla sua 24 ore pochi minuti dopo la strage, è il mistero attorno al quale ruota, assai probabilmente, la natura stessa dell’attentato. Dietro la sua morte e quello che s’è mosso intorno a lui prima e dopo la bomba di ventiquattro anni fa, non ci furono solo i padrini e i loro gregari.
C’è ancora da scrivere una storia di mafia, insomma. Ma non solo.





"Io accetto, ho sempre accettato più che il rischio […] le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei dire che sapevo fin dall’inizio che dovevo correre questi pericoli. La sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi, come viene ritenuto, in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare dalla sensazione che, o financo, vorrei dire, dalla certezza, che tutto questo può costarci caro.
Bisogna liberarsi da questa catena feroce dell’omertà che è uno dei fenomeni sui quali si basa la potenza mafiosa. Si è legati a questo fatto dell’omertà, del non riferire nulla delle cose di Cosa Nostra all’esterno, di non sentire lo Stato, di sentire sempre lo Stato come un nemico o comunque come una entità con cui non bisogna collaborare
Nella lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità".

Paolo Borsellino
per ricostruire  quei 57 giorni che separano la strage di Capaci dalla strage di Via D'Amelio, attraverso le testimonianze dei protagonisti di allora: la vedova del caposcorta Antonio Montinaro, la signora Tina, Angelo Corbo, il più giovane agente sopravvissuto a Capaci e Antonino Caponnetto, il capo del pool antimafia di Palermo 

giovedì 6 luglio 2017

la visita al Parlamento europeo di Bruxelles


Dal 14 al 16 novembre 2016, 8 studenti del Liceo Leonardo hanno potuto accostarsi all'attività del Parlamento europeo attraverso una visita finanziata dalla stessa istituzione.

L'occasione ha permesso a tutti i ragazzi di maturare conoscenze e competenze di cittadinanza responsabile che nelle loro ricostruzioni possiamo adesso leggere tutti.

Ciascuno di loro ha ricostruito in modo personale l'intera esperienza ma in tutte le riflessioni emerge la traccia pregnante dell'esperienza straordinaria che il cittadino vive quando "entra"nel cuore delle  SUE istituzioni


per conoscere  meglio il progetto ESSERE EUROPEI si può visitare la pagina del blog







gli studenti raccontano:

Un viaggio per conoscere le istituzioni europee

5 A

....Il Parlamentarium è sicuramente stata una delle strutture più interessanti che abbiamo potuto vedere a Bruxelles. Era organizzato in maniera ineccepibile unendo quelle che si possono considerare “nozioni” fondamentali per conoscere l’Unione Europea alle curiosità. Il tutto presentato con metodi tecnologici e interattivi. Ciò che mi ha sicuramente maggiormente colpito e fatto riflettere, è stato il percorso guidato e creato tramite immagini storiche, tracce audio e citazioni del contesto storico che ha poi portato, tramite il contributo di tanti, alla formazione dell’Unione Europea....



....Forse non basterebbero le parole per descrivere il rapporto tra me ed il gruppo di lavoro: tre giorni di cambiamenti in cui, insegnante o alunno -poco importa, ognuno ha messo a disposizione le proprie capacità nei confronti degli altri per aiutare ad orientarci in un luogo nuovo ed in un contesto del tutto diverso rispetto a quello nostrano. In tal senso posso ritenermi veramente soddisfatto di aver conosciuto e di essere venuto in contatto con delle persone veramente fantastiche e di aver instaurato in poco tempo un saldo e forte rapporto d’amicizia.....



5 B


.....Questo viaggio mi ha aiutata a capire più a fondo quanto sia importante saper riconoscere e apprezzare il ruolo che ha l’Unione europea nella vita di noi cittadini che la formiamo. 
Ho imparato come i meccanismi che stanno dietro la comunicazione delle esigenze dei vari paesi devono essere resi più equi possibile da chi lavora all’interno del Parlamento e ritengo che il lavoro e la dedizione di chi si impegna a portare avanti l’Unione europea vadano tutelati sempre.
Spero vivamente che l’Unione europea possa avere un futuro lungo e prospero e che i suoi cittadini comprendano la necessità della sua esistenza....


......Grazie a quest’esperienza ho comunque imparato che l’UE non è affatto distante e fredda con i suoi cittadini, anzi ci è vicina, provvede alla nostra sicurezza, alla nostra economia e ci rende più forti e più uniti di fronte alle difficoltà, pur conservando le varie differenze che ci rendono sempre più ricchi e colti, capaci di accettare ciò che è diverso.....



5 E

...Trovo a questo punto doveroso dover diffondere tra i miei amici il messaggio di “unità” che questo breve iter mi ha trasmesso: solo con un’Europa unita gli Stati del Vecchio Continente potranno cercare di andare sempre d’accordo e, al contrario di quanto spesso si dice, dobbiamo cooperare affinché i Paesi membri si avvicinino sempre di più l’uno all’altro per formare un’unica entità in cui ognuno sia libero di salvaguardare la propria diversità per il bene proprio e per il bene comune....


 ...Quanto sapevo sull’Unione europea? Sapevo sì qualcosa della storia dell’Unione, di come si fosse formata come unione economica e di come si fosse sviluppata fino ai giorni nostri.
Ma restava la domanda principale: come funziona l’Unione Europea?
Da europeo sapevo troppo poco e mi preoccupava il fatto che molti non si curassero di ignorare completamente quanto influisca l’Unione nella vita di tutti i giorni......



5 I

....Quello che ho compreso è che la sola esistenza dell’Unione Europea gioca di per sé un ruolo fondamentale all’interno della nostra società e di tutta l’Italia: essa è garante di diritti essenziali per ciascun abitante e tutela gli Stati che ne fanno parte. La maggiore conoscenza riguardo questo argomento mi ha fatto prendere atto della poca rilevanza che esso ha nelle scuole, e la scarsa diffusione di informazioni che, contrariamente, dovrebbero essere divulgate poiché rappresentano le nostre radici, delle quali molti non sono del tutto o in parte a conoscenza. La formazione dell’Unione Europea è stato un traguardo significativo raggiunto faticosamente nella storia, e per questo ciascuno di noi dovrebbe informarsi adeguatamente su cosa significhi davvero essere cittadini europei e difendere la “grande comunità” della quale la nostra Italia è stata nel 1957 uno tra gli Stati fondatori....

....Posso però sostenere con certezza che l’UE deve esistere e non può cessare di essere tale. Oggi più che mai si è testimoni della diffusione di spinte euroscettiche i cui intenti sono assai ovvi e trasparenti ed è bene preservare i governi di ogni nazione da potenziali conseguenze che verrebbero causate dal potere esclusivamente in mano a questi ultimi. Bisogna sempre ricordare che ancora prima degli aspetti diplomatici, burocratici ed economici, l’Europa istituzionale è una garanzia di diritti inviolabili che i padri fondatori hanno voluto intensamente, in memoria del prezzo che milioni e milioni di morti hanno dovuto pagare. Per questo motivo è necessario impegnarsi, con tutte le forze e con tutti i mezzi, nel preservare l’esistenza dell’Unione Europea, senza la quale si ritornerebbe in un ennesimo, triste e sanguinoso scenario bellico.



SUL SESSANTOTTO

  post del prof.  Giovanni Gallo



Nel corso del mese di febbraio 2017 ha avuto luogo nel nostro Liceo un progetto di potenziamento da me coordinato,  avente come oggetto Il sessantotto, un anno che ha portato un radicale cambiamento nella cultura, nel costume, nei rapporti generazionali e tra i sessi. 

Il corso ha avuto un approccio multidisciplinare ed a classi aperte,  con la partecipazione dei Prof. ri Gallo G, Perotto E, Scuto G. e Vasta C. per l’attuazione dei vari moduli; l’esibizione di  due chitarristi (Carlo Bonarrigo della classe 5 ͣ F e Riccardo Testa della 5 ͣ H) e di due soliste (Rossella Leonardi della classe 4 ͣ G e Valentina Spina della 3 ͣ I) nonché la presenza di diciotto alunni delle classi quinte (sezioni A,C,F,G,H ed L).

Sono stati proposti ai corsisti, con l’ausilio dei mezzi informatici a disposizione del Liceo, testi, filmati, canzoni e documenti che testimoniano il fermento culturale dell’epoca e che sono stati analizzati con l’aiuto degli insegnanti.

Svariati sono stati gli argomenti trattati dai docenti nei vari moduli didattici: 

Il ’68 a Parigi ed in Italia, la Guerra nel Vietnam, Martin Luther King, la Primavera di Praga, la Rivoluzione culturale cinese e Mao, Che Guevara, il Movimento femminista, Pier Paolo Pasolini, Herbert Marcuse; le conseguenze del ’68 in Italia, lo Statuto dei lavoratori, la legge Tutela delle lavoratrici madri, il Referendum sul divorzio e il Nuovo diritto di famiglia; la Pop art, gli hippies, Mary Quant e la minigonna.


Molto apprezzata  è stata anche l’esibizione dei chitarristi e delle soliste che hanno proposto varie canzoni dell’epoca: 

La guerra di Piero di Fabrizio de Andrè; C’era un ragazzo come me … di Gianni Morandi; Blowin’ s in the wind di  Bob Dylan; Imagine di John Lennon; Contessa  di Paolo Pietrangeli;  We shall overcome; Mettete i fiori nei vostri cannoni de I Giganti; Che colpa abbiamo noi The Rokes; Yellow submarine dei Beatles.






domenica 30 aprile 2017

la strage del primo maggio 1947 in Sicilia



Il primo maggio del 1947, nei pressi della Piana degli Albanesi, vicino Palermo, durante la Festa del Lavoro, alcuni banditi spararono sulla folla e uccisero 11 persone, ferendone più di 30. In quella circostanza si compì la strage di Portella della Ginestra: per molti, il primo grande mistero dell'Italia repubblicana.


I colpi, come si seppe in seguito, furono sparati da Salvatore Giuliano, il leggendario bandito di Montelepre, protagonista del dopoguerra criminale in Sicilia e dalla sua banda. I motivi per cui Giuliano compì l’eccidio e, nei giorni successivi, assaltò numerose sedi dei partiti di sinistra e delle Camere del lavoro nel Palermitano non possono esaurirsi nella dichiarata avversione del bandito nei confronti dei comunisti, anche se mai è stata fatta in merito sufficiente chiarezza.
Ad appoggiarlo e a dargli copertura erano poteri mafiosi, schegge dell’autonomismo siciliano e forze che intendevano garantire il perpetuarsi degli equilibri di potere anche nel nuovo quadro istituzionale e politico nazionale del dopoguerra. Per quanto la ricerca dei mandanti non sia mai approdata a conclusioni certe, risultarono evidenti le responsabilità degli ambienti politici siciliani interessati a intimidire le masse contadine che reclamavano la terra e avevano premiato il Blocco del popolo nelle elezioni del 1947.
Era allora in gioco la posizione dell'Italia nel blocco USA all'inizio di quella che verrà più tardi definita "guerra fredda", e la vittoria delle sinistre in Sicilia faceva temere pericolose  influenze sovietiche nel Paese

Per molti anni le responsabilità di questa strage sono state occultate. 
A 70 anni da quella tragedia, oggi non si ricordano solo gli undici morti che quella mattina del 1947  si erano riuniti per festeggiare il Primo maggio e la storica vittoria del Blocco del popolo Psi-Pci alle  elezioni per l’Assemblea regionale siciliana. 
A Portella della Ginestra le “vittime”sono state, per tutti questi anni,  anche la verità, la storia e la giustizia.  

«Portella fu essenzialmente una strage politica. La prima strage di civili della storia repubblicana», dice oggi il Presidente del Senato Piero Grasso
Rai, Treccani l'Unità



video con testimonianza dell'ultimo sopravvissuto

la nostra ricerca

giovedì 27 aprile 2017

le mappe della guerra fredda

mappe di Mario Nicotra, 5 B








martedì 25 aprile 2017

festa della liberazione


una festa di tutti, una festa per tutti

la festa della libertà dall'oppressione, dalla violenza, dai soprusi, dalle ingiustizie

la lotta continua, la resistenza non può fermarsi





mappa di Giovanni Cavallaro, 5 I