domenica 7 gennaio 2018

l'opposizione storica al fascismo fino al 1943

L'opposizione al fascismo da parte di singole personalità, di forze politiche, di gruppi e ambienti culturali cominciò a manifestarsi in Italia a partire dall'avvento di Mussolini al potere e ad assumere più rilevante consistenza man mano che apparve chiaro il disegno mussoliniano di creare un vero e proprio regime che impediva qualsiasi forma di opposizione e di dissenso.
A livello politico-culturale i primi e significativi atteggiamenti antifascisti si possono rintracciare nella battaglia condotta da Piero Gobetti ( un giovane e lucido intellettuale torinese che attraverso la sua rivista, Rivoluzione liberale, si richiamava ai valori del pensiero liberal-democratico. Aggredito e bastonato a sangue da una squadra fascista decise di riparare a Parigi ove nel 1926 morì prematuramente. Una chiara e pubblica presa di posizione antifascista da parte della cultura italiana si ebbe il 1 maggio 1925, con la pubblicazione del cosiddetto "contromanifesto" crociano, sottoscritto dai più autorevoli esponenti della cultura e del mondo accademico italiano, a partire da Benedetto Croce, in risposta al manifesto degli intellettuali del fascismo diffuso il 21 aprile 1925.
Altre forme di opposizione si manifestarono, nei primissimi anni del regime, prima di essere costrette al silenzio, soprattutto attraverso alcuni periodici: 
a Milano Il Caffè di Parri e Bauer e il Quarto Stato di Nenni, Basso e Rosselli; 
a Torino Il Baretti che continuava la battaglia della Rivoluzione liberale di Gobetti; 
a Genova Pietre di Dagnino e Antolini; 
a Firenze il Non mollare di Rosselli e Calamandrei; 
a Napoli L'Antifascista di Sereni; 
a Roma molti giovani si raccolsero attorno all'Unione goliardica per la libertà.
Tra coloro che pagarono più duramente la repressione fascista va ricordato Antonio Gramsci, (45') condannato nel 1928, dal Tribunale speciale, assieme ad altri esponenti comunisti, a 20 anni di carcere. Ammalatosi in carcere, venne trasferito in una clinica romana, ove morì nel 1937
Tra coloro che subirono condanne da parte fascista va ricordato anche Alcide De Gasperi, segretario politico del partito popolare dal 1924 al 1926, condannato nel 1927 a due anni e mezzo di reclusione per tentato espatrio clandestino.

Gli esuli antifascisti

Per altri uomini politici antifascisti, soprattutto per le figure più significative, la scelta obbligata divenne l'esilio. 
Nel 1924 Nitti si rifugiò in Svizzera, mentre Luigi Sturzo, su invito del Vaticano e a seguito di pesanti minacce fasciste, fu costretto a trasferirsi a Londra. A partire dal 1925 dovettero abbandonare l'Italia esponenti della tradizione laica e democratica come Salvemini, Sforza, Ferrero, Gobetti, i fratelli Rosselli, Parri, Pacciardi, i popolari Donati, Ferrari e Miglioli, i socialisti Turati, Treves, Modigliani, Nenni e Saragat, numerosi comunisti, tra i quali Togliatti, che si trasferì a Mosca. Questo esodo non coinvolse solo i più significativi dirigenti politici, ma anche una consistente massa di professionisti, impiegati e operai antifascisti.
Nell'aprile 1927 nacque a Parigi la "Concentrazione antifascista", che raccoglieva socialisti e repubblicani. Sempre in Francia, nel 1929 nacque il movimento di "Giustizia e libertà", su iniziativa di Carlo Rosselli ed Emilio Lussu, con l'obiettivo della costruzione di una democrazia integrale e repubblicana. Si avverte in "Giustizia e Libertà" l'eco delle ultime battaglie di Piero Gobetti e la convinzione di Carlo Rosselli di realizzare un fronte comune tra le forze antifasciste, invitando i socialisti ad abbandonare gli schematismi ideologici marxisti che ne frenavano un inserimento nel quadro di un sistema ad ispirazione liberal-democratico. Questi appelli, tuttavia, trovarono scarsa rispondenza nei vertici del socialismo italiano.
Debole fu il peso numerico dei popolari in esilio, rappresentati da Sturzo, Ferrari, Donati, Stragliati, Russo, Petrone e pochi altri, che tentarono senza successo di ricostituire il partito in esilio, anche se non mancarono significative battaglie, condotte soprattutto da Sturzo con articoli e interventi sulla stampa di tutta Europa. Il loro ruolo va visto soprattutto come testimonianza etico-politica, anche se non mancarono iniziative soprattutto in campo giornalistico, quali Il Corriere degli italiani, fondato da Donati a Parigi nel 1926; il settimanale in lingua francese Observateur, pubblicato a Bruxelles su iniziativa di F.L. Ferrari, del liberale Armando Zanetti e dei socialisti Arturo Labriola e Silvio Bano; la rivista Res Publica, che Ferrari fondò a Bruxelles nel 1931.
I comunisti, dopo aver abbandonato al congresso di Lione del 1926, le posizioni più estremiste ispirate da Amedeo Bordiga, assunsero una linea più duttile, che prevedeva un centro direttivo all'estero e una attività organizzativa in Italia, soprattutto nelle fabbriche e negli ambienti di lavoro. Questa presenza e questa attività propagandistica clandestina venne pagata a caro prezzo con arresti, processi e condanne.

l'antifascismo italiano
Nato come risposta alle prime violenze dello squadrismo fascista (1919-20), l'antifascismo assunse una sua configurazione più precisa nel periodo che va dalla marcia su Roma (1922), che portò Mussolini alla guida del governo, all'adozione delle leggi 'fascistissime' (1925), che segnarono la definitiva affermazione della dittatura. A fare opera di antifascismo, in questa fase, furono i socialisti, i comunisti, i democratico-liberali, gruppi consistenti di popolari (partito di ispirazione cristiana) e alcuni liberali. Ma l'uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti (1924), che aveva denunciato in Parlamento le violenze commesse dai fascisti, fece precipitare la situazione. Il ritiro (il cosiddetto Aventino) della maggior parte dei deputati antifascisti dal Parlamento non indebolì il regime, che anzi eliminò definitivamente ogni possibilità di opposizione legale. La maggior parte dei dirigenti antifascisti fu quindi costretta a rifugiarsi all'estero (perciò erano detti fuoriusciti). Tra le vittime della repressione e della violenza fasciste vanno ricordati il comunista Antonio Gramsci (arrestato nel 1926 e morto nel 1937), il democratico-liberale Giovanni Amendola e il liberal-rivoluzionario Piero Gobetti (morti entrambi in Francia nel 1926, in seguito alle conseguenze delle aggressioni subite).
Gli anni difficili: la clandestinità
La maggior parte dei fuoriusciti si stabilì in Francia e diede vita a due raggruppamenti: quello costituito dai partiti che avevano preso parte all'Aventino e quello formato dai comunisti; a essi si aggiunse, dal 1929, il gruppo di Giustizia e Libertà, ispirato agli ideali del liberalsocialismo e i cui principali esponenti furono Carlo e Nello Rosselli (assassinati in Francia nel 1937 dai servizi segreti fascisti). I fuoriusciti tenevano i contatti con quel poco di opposizione clandestina che c'era in Italia e nella quale si distinguevano alcuni gruppi di operai comunisti, nonché alcuni intellettuali che avevano il loro punto di riferimento in Benedetto Croce, il filosofo che nel 1925 aveva pubblicato il Manifesto degli intellettuali antifascisti. Fu questa la fase più difficile dell'antifascismo: intraprendere attività antifasciste nel momento in cui il regime sembrava più saldo che mai significava rischiare molto (perdita del lavoro, carcere, confino).
Ma la successiva alleanza dell'Italia con la Germania nazista e l'adozione delle leggi razziali contro gli Ebrei (1938) determinarono, soprattutto tra i giovani, una crisi strisciante del fascismo, che formò il terreno dal quale sarebbe nata la Resistenza.

martedì 12 dicembre 2017

il nuovo fascismo della porta accanto


La Costituzione italiana, nella XII disposizione finale, vieta la formazione del disciolto partito fascista. 

Inoltre, la legge n. 645 del 1952 sanziona chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche.
È vietata perciò la ricostruzione del PNF, del PFR e del NSDAP. 
Ogni tipo di apologia è punibile con un arresto dai 18 mesi ai 4 anni.

La norma prevede sanzioni detentive anche per i colpevoli del reato di apologia, più severe se il fatto riguarda idee o metodi razzisti o se è commesso con il mezzo della stampaLa pena detentiva è accompagnata dalla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici.


Nonostante questi chiari divieti legali, frutto di precedenti e radicali rifiuti morali e storici,  sempre più spesso trapelano simboli e  messaggi di chiaro stampo fascista anche tra i giovani e all'interno di associazioni e manifestazioni che nelle nostre città ogni giorno cercano sostegno e adesioni tra la gente.

Si tratta di una deriva molto pericolosa perchè spesso matura nell'indifferenza generale e nel comportamento di media e istituzioni che sottostimano il fenomeno.


Basta ascoltare e vedere i video che seguono per capire meglio quanto sta accadendo sotto i nostri occhi e nella porta accanto.
Capire quanto sia grave tutto quello che stiamo accettando per inerzia e superficialità


Sorge spontanea una domanda:

Siete sicuri di sapere, oggi, cosa significa FASCISMO?


I NAZIONALSOCIALISTI DELLA PORTA ACCANTO




Forza Nuova contro la libertà di informazione nella sede del quotidiano la Repubblica

L'estrema destra irrompe nella sede dell'Associazione "Como senza frontiere"








martedì 5 dicembre 2017

LA RIVOLUZIONE E NAPOLEONE


un riepilogo della rivoluzione francese

3'39"
da Aula Digitale



di Syria Magro, 4 H

3'16"
da Aula Digitale

timeline dell'età napoleonica


video RAI, 41'










domenica 3 dicembre 2017

Le nostre Mattinate d'inverno con il FAI

Le Mattinate d'inverno FAI si sono confermate una splendida occasione per accogliere le scuole del territorio e presentare con gli "apprendisti ciceroni" la Chiesa delle anime purganti e il Museo etneo delle migrazioni.

Quasi trecento i visitatori nelle due giornate di apertura, quindici le scuole in visita con i docenti accompagnatori.

Bravi e responsabili i nostri studenti, davvero all'altezza 
del compito non sempre facile, ad maiora!





A sottolineare l'importanza dell'iniziativa, la presenza del sindaco avv. D'Anna, del vescovo mons. Raspanti, della dirigente del liceo  Leonardo prof.ssa Scirè, del referente FAI dell'area Giarre-Riposto prof. Torrisi














giovedì 16 novembre 2017

MATTINATE D’INVERNO FAI A GIARRE




Da lunedì 27 novembre a sabato 2 dicembre 2017, le Delegazioni FAI di tutta Italia aprono in esclusiva luoghi straordinari, per le MATTINATE D’INVERNO, una settimana di visite guidate dagli Apprendisti Ciceroni, studenti appositamente formati che, indossati i panni di narratori d'eccezione, raccontano ai giovani delle scuole in visita il valore di questi beni e le storie che custodiscono.
Una visita a misura di studente : si tratta di una splendida occasione per conoscere luoghi storici ed artistici del territorio attraverso un'esperienza di “educazione tra pari” che privilegia la trasmissione orizzontale del sapere e la partecipazione attiva degli studenti nel processo di apprendimento. L’iniziativa viene promossa nello spirito applicativo dell’articolo 9 della Costituzione Italiana, nel  Settantesimo anniversario della sua approvazione: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”
La sezione FAI di Giarre-Riposto aderisce all’iniziativa e presenta nel territorio 
il MUSEO ETNEO DELLE MIGRAZIONI e la CHIESA DELLE ANIME PURGANTI(facciata) con gli studenti del LICEO SCIENTIFICO-LINGUISTICO”LEONARDO” di Giarre, Apprendisti Ciceroni e Volontari FAI impegnati nel progetto di Alternanza scuola-lavoro. 

Le visite avranno luogo nei giorni di GIOVEDI’ 30 NOVEMBRE  e VENERDI’ 1 DICEMBRE, dalle ore 9,30 alle 14,00.



Le scuole interessate dovranno far pervenire 
entro il 20 Novembre la richiesta di partecipazione alla referente, prof.ssa Grazia Messina (graziamssn@gmail.com), inviando con email la scheda allegata, completa con tutti i dati. 

In base alle richieste pervenute verrà approntato un calendario delle visite, che verrà successivamente inoltrato agli interessati. 

Verranno prese in considerazione le richieste in base all’ordine di ricezione e fino alla copertura dell’orario disponibile per le visite.



Per ulteriori informazioni sui luoghi visitabili e sull’iniziativa è possibile consultare il sito: http://mattinatefai.it/



scadenza 20 Novembre 2017





martedì 14 novembre 2017

Maria Teresa d'Austria, sovrana straordinaria

Una donna cambiò il destino di Trieste quando contribuì, a metà Settecento, a farne il primo porto dell'Impero Asburgico, tracciando il suo percorso sociale, politico, economico e culturale.
L'atmosfera che si respira ancora oggi in città trae origine da quella donna e dalla sua affascinante storia: Maria Teresa d'Austria. 
All’Imperatrice, nata 300 anni fa (il 13 maggio 1717), si devono l'anima multietnica, le attitudini letterarie e scientifiche, il profondo legame con la Mitteleuropa, la vocazione commerciale e marittima, le caratteristiche architettoniche e urbanistiche. E tanto altro.






PADRE Carlo VI d’Asburgo
MADRE Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel
NOME COMPLETO Maria Theresia Walburga Amalia Christina von Habsburg
TITOLI Arciduchessa Regnante d’Austria, Re Apostolico d’Ungheria, Regina regnante di Boemia, Imperatrice consorte del Sacro Romano Impero, Regina regnante di Croazia e Slavonia, Duchessa regnante di Parma e Piacenza, Duchessa regnante di Milano, Regina consorte di Germania, Granduchessa consorte di Toscana
MARITO Francesco Stefano di Lorena, Imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Francesco I
FIGLI: Maria Elisabetta (1730-1740); Maria Anna (1738-1789); Maria Carolina (1740-1741); Giuseppe II (1741-1790); Maria Cristina (1742-1798); Maria Elisabetta (1743-1808); Carlo Giuseppe (1745-1761); Maria Amalia (1746-1804); Leopoldo II (1747-1792); Maria Carolina (1748); Maria Giovanna Gabriella (1750-1762); Maria Giuseppina (1751.1767); Maria Carolina (1752-1814); Ferdinando (1754-1806); Maria Antonia (1755-1783); Massimiliano Francesco (1756-1801). 

CURIOSITA'

Maria Teresa d’Austria non è stata solo una grande sovrana ed abile donna politica ma anche mamma,  amorevole e severa, di ben sedici figli.
Una di loro era la celebre Maria Antonietta, moglie dello sfortunato Delfino di Francia (poi Luigi XVI) ucciso durante la Rivoluzione francese.
Maria Teresa, che aveva dato in sposa la figlia alla tenera età di quattordici anni non ha mai smesso di darle consigli ed anche di rimproverarla. Numerose sono le lettere scritte da Maria Teresa nelle quali la esortava a cambiare il suo comportamento e ad assumersi e responsabilità di una regina.
Maria Antonietta infatti aveva un carattere entusiasta ed allegro per natura; sempre  pronta a sperimentare le  novità; e a Parigi di cose da provare ce n’erano molte di più rispetto a Vienna. La giovane si fece presto conquistare da vezzose abitudini delle cortigiane francesi, facendo arrabbiare non poco la serissima madre che non sopportava la fissazione della figlia per la moda che Maria Antonietta seguiva alla lettera, rasentando a volte il ridicolo. Accadeva spesso che nei corridoi della reggia di Versailles si vedesse una nuvola di piume ondeggiare: sotto c’era la regina!

con Wolfgang Amadeus Mozart
La sovrana e tutta la sua famiglia erano molto amanti della musica. Il re Carlo VI, padre di Maria Teresa era un eccellente suonatore di clavicembalo e di violino. A lei stessa piaceva cantare e l'Imperatore Francesco Stefano gradiva molto la voce da contralto della moglie. 
La famiglia imperiale incoraggiava e supportava i musicisti e quando l'imperatrice sentì parlare di un certo Mozart, un bambino prodigio di Salisburgo, lo invitò a suonare alla Hofburg, la reggia di Vienna.
Una diceria, senza fondamento storico ma possibile, narra che in occasione di quel concerto il piccolo Wolfgang conobbe Maria Antonietta, futura regina di Francia e figlia della coppia imperiale austriaca, e si prese un tal cotta per lei tanto da chiederle di sposarla.
I bambini avevano rispettivamente cinque e sei anni.

giovedì 2 novembre 2017

nascono gli Stati Uniti d'America

La firma della Dichiarazione di indipendenza americana, il 4 luglio 1776


[...] Noi abbiamo inviato petizioni, redatte nei termini più umili, chiedendo
la riparazione dei torti subiti; le nostre ripetute petizioni non hanno ricevuto altra risposta che
ripetute offese. Un Sovrano, il cui carattere è contraddistinto da tutto ciò che può definire un Tiranno,
non ha diritto a governare un popolo libero.
Né abbiamo mancato di usare ogni attenzione nei confronti dei nostri fratelli inglesi. Li abbiamo
ammoniti di volta in volta circa i tentativi del loro Corpo legislativo di estendere su di noi una giurisdizione
illegittima. Abbiamo rammentato loro le circostanze della nostra emigrazione e del nostro
insediamento in questa terra. Abbiamo fatto appello alla loro magnanimità ed al loro innato senso di
giustizia, e li abbiamo scongiurati, in nome dei vincoli dovuti alla nostra comunanza di sangue, di
sconfessare quelle usurpazioni che avrebbero finito inevitabilmente per recidere i nostri rapporti e la
nostra collaborazione.
Anch’essi tuttavia sono stati sordi alla voce della giustizia e della consanguineità. Noi dobbiamo
pertanto piegarci alla necessità di dichiarare la nostra secessione e di considerarli, così come consideriamo
il resto dell’umanità, nemici in guerra ed amici in pace.
Noi, pertanto, rappresentanti degli Stati Uniti d’America, riuniti in Congresso generale, appellandoci
al Supremo Giudice dell’universo quanto alla rettitudine delle nostre intenzioni, solennemente
proclamiamo e dichiariamo, in nome e per autorità dei buoni Popoli di queste Colonie, che queste
Colonie Unite sono, e devono di diritto essere Stati liberi e indipendenti; che sono disciolte da ogni
dovere di fedeltà verso la Corona britannica e che ogni vincolo politico fra di esse e lo Stato di Gran
Bretagna è e dev’essere del tutto reciso; e che quali Stati Liberi e Indipendenti, esse avranno pieno
potere di muovere guerra, di concludere la pace, di stipulare alleanze, di regolare il commercio, e di
compiere tutti quegli altri atti che gli Stati Indipendenti possono di diritto compiere. E a sostegno della
presente Dichiarazione, con ferma fiducia nella protezione della Divina Provvidenza, noi offriamo
reciprocamente in pegno le nostre vite, i nostri averi ed il nostro sacro onore.

leggi tutto:


esercizio
rispondi dopo avere letto il documento:


  • chi scrive il testo?
  • cosa si critica nell'operato del sovrano inglese?
  • cosa si propone per correggere gli errori del monarca?
  • con quali argomenti si giustifica la separazione dalla Gran Bretagna?
  • a chi si affidano gli estensori del testo per la decisione presa?
  • a quali documenti e metodi di analisi già studiati ti riporta  la struttura del documento?


una rivoluzione in atto:

1773-1787


Dall'inizio del 1700 l'Inghilterra aveva consolidato la propria egemonia come potenza coloniale, allargando i propri domini anche sui territori del Nord America. Spinti da una situazione di crisi politica e religiosa, molti inglesi si convinsero a lasciare la madrepatria e tentare la fortuna attraversando l'Atlantico.
Dissidenti politici, minoranze religiose perseguitate in patria ( come i puritani), avanzi di galera o semplicemente uomini in cerca di avventura: i coloni si differenziavano notevolmente tra loro per estrazione culturale, economica e religiosa.
La fine della guerra dei Sette Anni (1756-1763) aveva cancellato in modo definitivo le ambizioni di dominio della Francia sull'America, mentre l’impero britannico si era esteso a tutto il Canada e ai territori ad est del Mississippi.

Per riprendersi dalle spese affrontate nel conflitto con la Francia, la Gran Bretagna introdusse nuove tasse nelle colonie americane e il monopolio commerciale, scatenando le reazioni dei coloni, ormai da tempo organizzati in assemblee legislative autonome e insofferenti per le continue pressioni inglesi.

Le colonie inglesi erano tredici che possono essere schematicamente raggruppate in tre macro-aree: 
  1.  4 partendo da nord, la Nuova Inghilterra ( la c.d. New England)- con Rhode Island, New Hampshire, Connecticut, Massachusetts- dove vivevano i discendenti dell'antica emigrazione religiosa; 
  2. 5 al centro le colonie atlantiche ( il Mid-Atlantic) - Maryland, Delaware, New Jersey, Pennsylvania, New York - in cui gli inglesi si erano frammischiati con gli eredi dei coloni tedeschi, olandesi, irlandesi che erano sbarcati su queste coste nel Seicento; 
  3. 4 infine le colonie meridionali- Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia, Virginia - in cui aveva preso piede un'aristocrazia agricola fedele alla Chiesa anglicana e che, per la coltivazione delle terre, faceva massiccio uso di schiavi neri provenienti dal continente africano.



LE TAPPE DELL'INDIPENDENZA
di Marika Vasta, 4 G


mappa di Lorenzo Sgroi, classe 4 G




infine.....