lunedì 29 febbraio 2016

IL PROTESTANTESIMO




video 3'

LE RELIGIONI RIFORMATE fino ad oggi
in slides



1555

Con la Pace di Augusta
Carlo V riconosce il culto luterano nella formula del









LA PROTESTA DI LUTERO e la risposta della CHIESA
video Zanichelli 6'











PROTESTANTESIMO E CAPITALISMO
dall'analisi di Max Weber





venerdì 26 febbraio 2016

I MOTI DEL 1820-21









LA DOTTRINA MONROE (1823)

Indirizzo di politica estera Usa elaborato dal segretario di stato J.Q. Adams e illustrato dal presidente Monroe nel suo messaggio al Congresso del 2 dicembre 1823. 

Affermò il principio che proibiva alle potenze europee di fondare nuove colonie nell'emisfero occidentale e di intervenire negli affari interni di nazioni indipendenti del continente americano. Enunciata per manifestare l'opposizione degli Stati Uniti a una spedizione franco-spagnola contro le colonie latinoamericane dichiaratesi indipendenti, ebbe come principale obiettivo l'esclusione delle potenze europee da ogni rivendicazione sulla costa nordoccidentale del Pacifico (sottratta alle pretese spagnole col trattato Transcontinentale del 1819 ma già popolata da stazioni russe e inglesi), considerata strategica dal punto di vista commerciale in quanto via nordamericana all'India. 

Trasformata agli inizi del XX secolo in una sorta di "catechismo nazionale" dell'aggressiva democrazia statunitense, legittimò ideologicamente il ruolo di potenza marittima e di polizia perseguito dalla politica del grosso bastone (big stick) di T. Roosevelt (1901-1908). 

Temporaneamente superata negli anni trenta dalla politica di buon vicinato di F.D. Roosevelt, fu resuscitata negli anni della guerra fredda come diga contro le "infiltrazioni" comuniste nel continente, a giustificazione dei ripetuti interventi politici e militari statunitensi in America centrale e contro Cuba.

sabato 20 febbraio 2016

vivere nella democrazia










Leggi i testi per l'analisi e la riflessione. 

Quindi rispondi alle domande

Aggiungi alla fine una tua conclusione personale




giovedì 11 febbraio 2016

STATO LIBERALE E STATO DEMOCRATICO

Lo Stato liberale è il tipico stato europeo ottocentesco basato sull'ideologia liberale (e liberista), che, in ogni caso, rappresenta un superamento dello stato assoluto, in quanto è la prima forma moderna di stato di diritto, uno stato, cioè, nel quale anche i suoi organi sono sottomessi alla stessa legge che emanano. Ma la legge è "onnipotente", non è a sua volta soggetta ai princìpi superiori di una costituzione, in quanto le "carte" e gli "statuti" allora vigenti sono flessibili, hanno cioè la stessa forza della legge ordinaria che dunque può modificarli o contraddirli.
      Lo stato liberale del XIX secolo è caratterizzato soprattutto dal suffragio elettorale ristretto per censo e/o per istruzione, oltre che per sesso e per età. 
Considera intangibile la proprietà privata e mette al centro dell'economia l'impresa privata e il mercato (liberismo) e il non intervento (laisser faire). 
Dunque uno stato elitario e limitato.
      Si deve avvertire che quanto sopra detto a proposito dell'accostamento tra liberalismo e liberismo è, come si può capire, una semplificazione/astrazione, valida come primo approccio e come descrizione generale. La realtà storica è stata più complessa e non sempre lo stato liberale in politica ha abbracciato pienamente il liberismo in economia, o, almeno, nell'economia internazionale. Se all'interno l'impresa privata, il mercato, il non intervento sono i perni dell'economia, all'esterno si adottano politiche non liberiste. 

La Terza Repubblica francese (alla fine dell'Ottocento) e l'Italia dell'età giolittiana (primi anni del Novecento), qualificabili come stati liberali, furono "protezionisti" in tema di commercio internazionale.


    Lo stato democratico, quale quello delineato, per esempio, dalle costituzioni francese del 1946, italiana del 1948, tedesca del 1949  è uno stato "costituzionale" (cioè più che "legale") in quanto neanche la legge è onnipotente, ma soggetta ai princìpi fondamentali di una costituzione "rigida", non modificabile cioè con legge ordinaria e fonte suprema delle altre fonti del diritto.

      Lo stato democratico, oltre ad essere "di diritto", con separazione dei poteri, con il "principio di costituzionalità", ha le radici stesse della sua sovranità nel popolo (i cittadini) e dunque si caratterizza anche per il suffragio universale e diretto (tutti i cittadini maggiorenni, senza distinzione di sesso, censo e istruzione, eleggono direttamente almeno i membri del Parlamento o di un ramo di esso, con voto "personale e uguale, libero e segreto"). Si ha cioè pluralismo dei partiti politici e libere elezioni, con forme di garanzia per le minoranze che hanno la possibilità, formale e sostanziale, di diventare maggioranza. Si ha il riconoscimento e la protezione dei diritti dell'uomo e l'ampliamento di quelli del cittadino che diviene partecipe, sia pure indirettamente o non sempre direttamente,della conduzione della cosa pubblica (res publica), che si trova cioè in uno status activae civitatis [posizione di cittadinanza attiva/partecipazione] 

I.T.C.G. 'E. Fermi' Pontedera (Pi)

UNA SCHEDA DI CONFRONTO


molto utilI per ulteriori chiarimenti i testi di

1) ALEXIS DE TOCQUEVILLE
LA DEMOCRAZIA IN AMERICA
Libertà individuale e potere democratico
esercizio: spiega in 10 righe perchè è preferibile per l'autore
la democrazia

2) NORBERTO BOBBIO: LIBERALISMO e DEMOCRAZIA

testo con esercizi per la riflessione e la produzione

su TOCQUEVILLE E IL SUO CONTRIBUTO

NAZIONE E NAZIONALISMO