martedì 31 maggio 2011

2 giugno 1946


 
Il 2 giugno 1946 in Italia si svolse il primo Referendum istituzionale. Gli italiani furono chiamati a scegliere tra repubblica e monarchia. Il voto fu per la prima volta a suffragio universale con la partecipazione delle donne e l'affluenza fu dell’ 89,1% degli aventi diritto. Lo stesso giorno si votò per l’Assemblea Costituente, che darà all’Italia la sua Costituzione alla fine dell’anno successivo. Furono le prime elezioni libere dopo il fascismo. La campagna per la repubblica non fu semplice. La guerra di liberazione aveva visto combattere insieme i comunisti delle brigate Garibaldi, gli azionisti di giustizia e libertà, il fronte militare di fede monarchica, tutti rappresentati nel Cln e in contatto con gli alleati e con il governo Badoglio; la democrazia cristiana aveva deciso di lasciare "libertà di coscienza" ai suoi elettori.

LA PARTECIPAZIONE DEI GIOVANI

“I principali protagonisti della campagna elettorale furono i giovani, la presenza più visibile nelle manifestazioni con cartelli fatti a mano, bellissimi con caricature, fotomontaggi, scritte fantasiose, bandiere, canzoni. Erano loro ad affiggere i manifesti con la colla casalinga, acqua e farina cucinate dal madri compiacenti, a fare le scritte di vernice rossa o inchiostro da stampa, se c'era qualche tipografia amica. Erano loro a distribuire volantini, a animare i dibattiti di strada e a insegnare a votare. Alla generazione che non aveva mai esercitato il diritto di voto si aggiungevano gli anziani che lo avevano dimenticato, molti dei quali analfabeti, e infine le donne. Per la prima volta c'erano donne in lista, per la prima volta, fra dubbi, perplessità, sfiducia di molti progressisti, tutte le donne italiane andavano a votare e a loro si poneva, oltre al problema dell'orientamento politico, quello dell'esercizio materiale del voto. Furono proprio ragazzi e ragazze a studiare i regolamenti e a spiegare ai coetanei e ai più anziani, cominciando dalla propria famiglia, «come si vota». C'erano gli antifascisti riottosi che insistevano per firmare la scheda «perché io non ho paura di nessuno», repubblicani decisi a cancellare con una croce il simbolo degli odiati Savoia e soprattutto uomini e donne che temevano di sbagliare, di confondersi, di farsi vincere dall'emozione e chiedevano di portarsi nella cabina un congiunto o un compagno più preparato. E per molti amarezza di non poter votare. Ragazzi di 19-20 anni appena scesi dalle montagne dove avevano combattuto, comandato formazioni partigiane, subito carcere e tortura, ragazze che avevano rischiato la vita ogni giorno portando armi, viveri e ordini nelle borse della spesa, arrancando in bicicletta fra un posto di blocco tedesco e un ponte crollato, non accettavano facilmente di non essere considerati idonei ad una operazione semplice e non rischiosa come il voto, di non essere chiamati a decidere sulla sorte del paese che avevano liberato. Ma si votava a 21 anni compiuti, bisognava rassegnarsi a insegnare agli altri a votare “( Bianca Bracci Torsi, ex partigiana)

CHI NON VOTO’

Non poterono votare i circa 3 milioni di cittadini della Venezia-Giulia, territori che furono ceduti solo l'anno successivo con il Trattato di Parigi del 1947.Non fu possibile neppure votare per coloro che prima della chiusura delle liste elettorali (aprile 1945) si trovavano ancora fuori del territorio nazionale nei campi di prigionia o di internamento all'estero, o comunque non sul territorio nazionale. Di queste centinaia di migliaia di persone non furono ammesse al voto neppure quelle rientrate tra la data di chiusura delle liste e le votazioni.

I RISULTATI



Il 54,3% degli elettori sceglie la repubblica, con un margine di appena 2 milioni di voti, decretando la fine della monarchia e l’esilio dei Savoia. Al Nord Repubblica e Monarchia avevano ottenuto, rispettivamente, il 64,8% ed il 35,2%. Al centro, il 63,4% ed il 36,6%. La situazione era rovesciata al Sud, dove la Monarchia si collocava in testa con il 67,4% contro il 32,6% e nelle isole, con il 64% contrapposto al 36%. Il capoluogo di provincia più repubblicano era Ravenna, con una percentuale del 91,2%, che oggi si definirebbe “bulgara”. Seguiva a ruota Forlì con l’88,3%. Siciliani i comuni più monarchici: Messina (85,4%) e Palermo (84,2%). I risultati sorpresero un po’ tutti. La maggioranza repubblicana del Centro-Nord era inferiore alle aspettative, come lo era quella monarchica nelle altre regioni. Qualche delusione per i monarchici era venuta dal Piemonte, culla della dinastia sabauda, dove, non soltanto la Repubblica aveva prevalso, ma si era affermata in tutti i capoluoghi. Ma soprattutto i risultati colpirono perché dalla prova elettorale sembravano emergere due Italie, che poteva essere difficile conciliare tra loro e ricondurre ad unità, almeno dal punto di vista politico e spirituale. La spaccatura tra un Sud prevalentemente monarchico ed il Centro-Nord repubblicano fotografò la diversa storia delle due parti del Paese, l’una passata quasi insensibilmente dal fascismo alla monarchia di Brindisi e di Salerno, l’altra invasa dai nazisti e liberata dopo venti mesi di una guerra feroce ( Stefania Maffeo)

LA SECONDA LIBERAZIONE

L’annuncio della vittoria della repubblica fu come una seconda liberazione: “mentre i rotocalchi preparavano i servizi fotografici di Umberto in borghese col solito fatuo sorriso sulla scaletta dell'aereo che ce lo avrebbe alla fine portato via, giovani e anziani, elettori e non invasero le strade cantando, gridando, abbracciandosi, sventolando, insieme a tante bandiere rosse, il tricolore con un gran buco in mezzo al bianco, dove era stato lo stemma sabaudo” (Bianca Bracci Torsi)


classe 5 C

Per la prima volta partecipano all'elettorato attivo e passivo le donne.
Ecco le prime donne elette nell'assemblea Costituente e nel Parlamento italiano.


lunedì 23 maggio 2011

Riflessioni sul Risorgimento

Risorgimento in Sicilia, di Rosario Romeo
Il prof. Lucio Paolo Alfonso ci ha inviato il testo di un suo intervento all'incontro che si è tenuto presso l'Associazione L'Agorà di Giarre lo scorso 11 maggio.
Si tratta di una interessante riflessione che traccia un percorso storiografico sul Risorgimento, utile per conoscere le tesi di Gramsci, Volpe, Croce, Romeo, Candeloro, Villari e partecipare al vivace dibattito che dagli anni Settanta ha coinvolto i più importanti storici italiani.



di Lucio Paolo Alfonso

lo storico giarrese Rosario Romeo
Antonio Gramsci

lunedì 16 maggio 2011

L'unità d'Italia: incontro con Enrico Iachello e Sebastiano Gesù

post della classe 4G



Il 13 Maggio,  presso l’Aula Magna “Santo Mazzarino” della Facoltà di Lettere di Catania,  si è tenuta una  manifestazione in occasione dei 150 anni dall’Unificazione Italiana che ha coinvolto numerosi studenti liceali di istituti della provincia catanese. Il preside della Facoltà di Lettere, prof. Enrico Iachello,  ha proposto una riflessione sull'unità d'Italia "a partire dalla Sicilia", prospettiva interessante ed accattivante volta a  superare ogni strumentale revisionismo storico per dare invece voce e volto reale ai fatti e ai protagonisti del processo unitario.
Hanno partecipato, per il Liceo Leonardo, le classi 4G, 4C e 5C.
Le stesse classi, al termine dell'incontro, hanno visitato la mostra documentaria "Sulla strada dei Mille" curata dal prof. Sebastiano Gesù ed allestita nei locali adiacenti l'aula Magna.

Ecco la nostra presentazione
e Visita della mostra "Sulla strada dei Mille"






giovedì 5 maggio 2011

I MILLE visti da Garibaldi


post di Rosita Cipolla
classe 4 C

“I Mille” è un’opera sotto forma di diario, scritta da Giuseppe Garibaldi per narrare le vicende della celebre impresa dei Mille. Garibaldi è passato alla storia come “l’eroe dei due mondi” e si possono comprendere ancor meglio il suo spirito e la sua audacia nell’opera di unificazione dell’Italia, attraverso la sua attività  di scrittore.Naturalmente, non trattandosi di uno scrittore professionista, lo stile dell’opera appare piuttosto semplice e a tratti rozzo. Nonostante ciò,  in queste pagine rivivono i momenti memorabili e significativi  che portarono all’unità d’Italia.

L’autore fissa le tappe dell’impresa e narra gli episodi vittoriosi ma anche le difficoltà di questa mobilitazione volontaria da lui guidata.
Da un'analisi del testo propongo di  partire per capire chi erano i Mille, da dove venivano e che ne è stato di loro dopo la spedizione.
Siamo sicuri di aver dato loro il giusto posto nella storia? Ecco la mia riflessione



LA SICILIA NEL 1960 RICORDA GARIBALDI E I MILLE
le immagini del centenario dell'impresa nel filmato dell' Istituto Luce

martedì 3 maggio 2011

Concorso 150 anni: ITALIA SI' ITALIA NO

 

Il sito del MIUR segnala questo concorso di scrittura per gli studenti delle scuole
scadenza 11 maggio 2011.
Indetto da Angolo Giro ha il patrocinio del Comune di Camaiore.

"Un’Italia piena di contraddizioni cantata dagli autori della nostra terra. Un’Italia che vale sempre la pena. Scrivi la tua riflessione, una fiaba o un racconto, in 5.000 battute "
La composizione deve muovere dalle citazioni  di brani musicali proposte dal bando di concorso che trovi sul link

ITALIA SI' ITALIA NO