LABORATORIO SUL RISORGIMENTO


Una sezione dell'Archivio Storico di Giarre




Prima di effettuare una ricerca in archivio:

la prof.ssa Laura Leotta propone una scheda con le 

DEFINIZIONI ARCHIVISTICHE DI BASE




LA CARBONERIA IN SICILIA
ricerca virtuale su archivio di stato di Palermo



25 MARZO 2011
LABORATORIO "FRATELLI E SORELLE D'ITALIA"

classi 4 B, 4 C, 4 D, 4 E, 4 G, 4 I

MAGGIO 2011
I RISULTATI DELLA RICERCA NELL'ARCHIVIO STORICO DI GIARRE

classi 4 C, 4 D, 4 G, 4 B


SCRIVIAMO SUL RISORGIMENTO: SAGGIO BREVE PER LA VERIFICA

classe 4 C, aprile 2011



la classe IV C a Ragusa con i proff. Raffaele Carbonaro e Grazia Messina


giovedì 6 gennaio 2011

Iniziamo dai simboli:
IL TRICOLORE ITALIANO

post di Paola Di Mauro, classe IV C





PRESIDENTE [Ruini] - Pongo ai voti la nuova formula proposta dalla Commissione: "La bandiera della repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di eguali dimensioni". (E' approvata. L'Assemblea e il pubblico delle tribune si levano in piedi. Vivissimi, generali, prolungati applausi.)



dal verbale dell’Assemblea Costituente del 24 marzo 1947




«La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni»



art. 12 della Costituzione italiana
La nostra bandiera è stata dunque riconosciuta all’unanimità dall’Assemblea Costituente ed è tutelata dalla Costituzione.
Ma quando e come è nato il tricolore?
Alcuni ritengono che le origini del tricolore italiano risalgano ai guelfi: il tricolore deriverebbe dal loro stendardo, che era una bandiera bianca con l'aquila rossa che afferra il drago verde. Simboleggia la vittoria definitiva dello schieramento guelfo sui ghibellini, e darebbe origine al tricolore bianco, rosso e verde, segno di appartenenza alla tradizione cattolica italiana.
E’ storicamente confermato che la bandiera italiana, con le tre fasce verticali, si ispira a quella francese della rivoluzione: il blu del vessillo francese fu sostituito dal verde forse in relazione ai colori delle divise della Guardia Nazionale milanese. I vessilli reggimentali della Legione Lombarda presentavano, appunto, i colori bianco, rosso e verde, fortemente radicati nel patrimonio collettivo di quella regione: il bianco e il rosso, infatti, comparivano nell'antichissimo stemma comunale di Milano (croce rossa su campo bianco), mentre verdi erano, fin dal 1782, le uniformi della Guardia civica milanese. Gli stessi colori, poi, furono adottati anche negli stendardi della Legione Italiana, che raccoglieva i soldati delle terre dell'Emilia e della Romagna, e fu probabilmente questo il motivo che spinse la Repubblica Cispadana del 1797 a confermarli nella propria bandiera. Al centro della fascia bianca, lo stemma della Repubblica, un turcasso contenente quattro frecce, circondato da un serto di alloro e ornato da un trofeo di armi.
Per leggere tutta la storia del tricolore e vedere le diverse versioni della bandiera dal 1797 alla nascita della Repubblica si possono consultare:

il sito del Quirinale
http://www.quirinale.it/qrnw/statico/simboli/tricolore/tricolore.pdf

e quello del Museo del Tricolore
http://www.tricolore.it/museo.htm


La scelta dei tre colori
Nonostante l’origine dei colori della bandiera italiana abbia radici storiche riconosciute e confermate dai tempi e dai luoghi in cui il vessillo è stato inizialmente utilizzato, varie sono state le versioni in merito consegnate da poeti ed artisti.
Ecco alcune proposte:
• Secondo una un’antica poesia il verde della bandiera simboleggia i nostri prati, il bianco le nevi perenni delle Alpi, e il rosso è un omaggio ai soldati che sono morti nelle tante guerre.

e ancora….
• « Sii benedetta! benedetta nell'immacolata origine, benedetta nella via di prove e di sventure per cui immacolata ancora procedesti, benedetta nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre, nei secoli! Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all'Etna;

le nevi delle alpi,

l'aprile delle valli,

le fiamme dei vulcani.
E subito quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si augusta:
il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l'anima nella costanza dei savi;
il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella gioventù de' poeti;
il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi.
E subito il popolo cantò alla sua bandiera ch'ella era la più bella di tutte e che sempre voleva lei e con lei la libertà! »

Giosuè Carducci


Infine, l’invito rivolto a tutti gli italiani dal presidente Ciampi, oggi senatore a vita
« Non è un caso che i Padri Costituenti, come simbolo di questo insieme di valori fondamentali, all'articolo 12, indicarono il tricolore italiano.
Il tricolore non è semplice insegna di Stato. È un vessillo di libertà, di una libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia nei valori della propria storia e della propria civiltà.
Per questo, adoperiamoci perché in ogni famiglia, in ogni casa ci sia un tricolore a testimoniare i sentimenti che ci uniscono fin dai giorni del glorioso Risorgimento. »

(Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica Italiana dal 1999 al 2006, Intervento alla cerimonia ai Complessi Monumentali di San Martino della Battaglia e di Solferino in occasione del Giorno dell'Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate, il 4 novembre 2001)









giovedì 20 gennaio 2011

Tra le donne del nostro Risorgimento
post di Rosita Cipolla, classe IV C








Il periodo risorgimentale italiano è ricco di donne che, talvolta nel silenzio, hanno dato il loro contributo all’unità della nostra nazione. Tra le tante vicende che hanno suscitato il mio interesse c’è senz’altro quella relativa a Cristina Trivulzio di Belgiojoso, donna straordinaria perché mise in gioco la sua vita e una posizione sociale piuttosto rilevante pur di dare una svolta alla storia italiana. La sua è un’avventura esistenziale che sembra quasi un romanzo.

Ammiro questa donna perché, oltre ad essere stata carismatica ed attiva nel sostenere la causa nazionale, fu molto disponibile e generosa nei confronti dei più poveri. La sua forte personalità fa di lei una vera e propria eroina italiana, ma anche una “femminista ante litteram” impegnata nell’abbattimento delle differenze dell’epoca legate al “sesso debole” che, come vedremo anche attraverso la sua storia, di debole ha veramente molto poco.


LA STRAORDINARIA ESISTENZA DI CRISTINA TRIVULZIO DI BELGIOJOSO







Una recensione del film "Noi credevamo"
scelta da Alessia, Rosita, Alessandra
classe 4 C



domenica 30 gennaio 2011

Le basi per l’unità italiana: la rivoluzione napoletana del 1799

post di Tiziana Tornabene, classe IV C

La storia però non è mai così semplice e lineare come la si racconta: la storia è un gioco dialettico di elementi probabilistici. I disastri non sono solo preceduti da disgrazie, e il successo non fiorisce soltanto da situazioni paradisiache: di più, molti elementi o circostanze possono essere definiti come «positivi» o «negativi» solo dopo che un certo risultato si sia verificato e dopo che a tale risultato non si sia dato un segno positivo o negativo
Carlo Maria Cipolla, storico

Per parlare della rivoluzione napoletana o partenopea (1799) ho scelto due letture critiche: una contemporanea a noi (Giorgio Candeloro) e una ai fatti (Vincenzo Cuoco). Entrambe mostrano che il movimento rivoluzionario, considerato dai più il punto di partenza del più ampio processo di unificazione nazionale, non nacque da un giorno all’altro ma fu il risultato di una serie di complessi avvenimenti precedenti. Risulta pertanto impossibile studiare la storia dell’unità italiana non prendendo in considerazione quello che accadde prima del 17 marzo 1861, e a Napoli in particolare. Per questo è necessario soffermarsi su queste pagine storiche che contribuirono, anche se non sempre direttamente e con disegno consapevole, come dimostrano i due storici Cuoco e da Candeloro, a gettare le basi del processo unitario.

di Tiziana Tornabene


QUESTIONE MERIDIONALE

Molto interessante consultare la Biblioteca digitale della Fondazione Gramsci sulla "questione meridionale":
si possono sfoglare i libri di Franchetti, Villari, Turati, Salvemini, Gramsci sui problemi del Mezzogiorno con facilità e "sentire" la pagina che cede il posto alla successiva mentre si sfoglia il libro.
Esperienza quindi anche emozionante.

Biblioteca digitale Fondazione Gramsci


lunedì 14 febbraio 2011

DONNE DEL RISORGIMENTO SICILIANO: GIUSEPPA BOLOGNANI E GIOVANNA CIRILLO RAMPOLLA

post di Chiara Puglisi, IV C

Il ruolo femminile nella costruzione dello Stato nazionale italiano è sempre stato considerato subordinato al ruolo maschile. Tuttavia le donne, nonostante l’impercettibile visibilità pubblica, non solo ebbero un ruolo rilevante in quel processo, ma furono anche numerose, di diversi ceti sociali e si dimostrarono determinate, con idee e progetti da costruire, impegnate direttamente nelle cospirazioni ma anche nelle lotte vere e proprie, passate poi a ruoli di impegno sociale a beneficio delle donne e dell'infanzia, per il riscatto sociale delle classi disagiate, per l'organizzazione e la promozione dell'educazione.


La nostra idea è quella di dare visibilità alle protagoniste femminili del Risorgimento italiano, e in particolare a quelle del Risorgimento siciliano, quasi sempre dimenticate nella storiografia ufficiale e ignorate nei festeggiamenti. Ho deciso di presentarvi la storia di due donne siciliane, Giuseppa Bolognani, meglio nota come Peppa la Cannoniera, e Giovanna Cirillo Rampolla. Entrambe hanno avuto un’esistenza difficile e travagliata, durante la quale si sono battute per i propri ideali, ma soprattutto si sono battute per la giustizia. Nonostante le difficoltà del tempo, queste due donne non si sono mai arrese, sono rimaste fedeli alle proprie idee, continuando il loro percorso con coraggio e determinazione. Le reputo pertanto due donne davvero ammirevoli, poiché malgrado il ruolo della donna venisse all’epoca ritenuto sottomesso a quello dell’uomo, loro hanno trovato la forza di combattere e di farsi valere.


Donne del Risorgimento siciliano:

GIUSEPPA BOLOGNANI E GIOVANNA CIRILLO RAMPOLLA

a cura di Vanessa Garufi, classe IV C

CONCETTINA MUZIO SALVO

ROSA DONATO ROSSO

LUCIA SALVO

a cura di Alfio Brischetto, classe IV C

TERESA TESTA DI LANA

a cura di Nella Casabella, classe IV C


18 FEBBRAIO 2011

L'INNO NAZIONALE

post di Alessia Leotta, IV C




Inserito dal Quirinale tra i simboli della Repubblica, l'inno nazionale è insieme un grido di speranza e un appello accorato all'unione nazionale che due giovani patrioti genovesi, Goffredo Mameli (appena ventenne all'epoca) e Michele Novaro, rivolsero ai "fratelli" con cui si apprestavano a costruire l'Italia.



Dal 12 Ottobre 1946 l’Inno di Mameli è divenuto l’inno nazionale della Repubblica Italiana.

Negli ultimi anni, per la sempre più diffusa propensione alla demolizione e al "revisionismo" della storia nazionale, parole e musica di questo Inno sono state oggetto di numerose critiche in Italia e non sono mancate le proposte di sostituirlo con altre composizioni risorgimentali o addirittura contemporanee. Bisogna però dire che "Fratelli d'Italia" esprime un sentimento di vera unità nazionale, sottolinea e ricorda una lunga storia comune, spinge, secondo i princìpi del mazzinianesimo, verso l'unione e l'amore in vista del conseguimento di un fine comune. Lo stesso Giuseppe Verdi non esitò a segnalarlo come canto nazionale.


E oggi, a più di centocinquant’anni dalla sua nascita, con la sincerità dei suoi intenti, con il suo impeto giovanile, con la sua manifesta commozione, l’Inno di Mameli continua a toccare quella corda dentro di noi che ci fa sentire, ovunque siamo, fratelli d’Italia.



Come ignorare l'emozione che queste parole suscitano in noi?

Noi siamo da secoli

Calpesti, derisi,

Perché non siam popolo,

Perché siam divisi.

Raccolgaci un'unica

Bandiera, una speme:

Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.

L'appello è ancora valido: di questa “fratellanza”, autentica e non solo dichiarata come ideale, abbiamo oggi tanto bisogno, per continuare a costruire L'ITALIA DEGLI ITALIANI

L'inno d'Italia e la sua storia, di Alessia Leotta



26 febbraio 2011

di Grazia Messina



1 MARZO 2011

post di Gabriella Cavallaro



Ho sempre sentito con grande intensità e orgoglio i legami profondi col ramo materno della mia famiglia, soprattutto con mia nonna, Giuseppina Tardo, che ha curato moltissimo la mia formazione culturale; sapevo della sua nascita a Palermo, città che aveva lasciato, a sedici anni, alla morte del padre Ignazio, per non ritornarvi più. Mia nonna ha sempre conservato con cura quel poco che le veniva dal padre: una decina di libri e documenti che attestano il suo passato risorgimentale,documenti e libri che sono pervenuti a me e, attraverso i quali, ho cercato, in occasione delle celebrazioni dell’Unità di ricostruire una breve biografia del mio bisnonno.


LA STORIA RISORGIMENTALE DEL MIO BISNONNO IGNAZIO TARDO



LA PARTECIPAZIONE AL RISORGIMENTO DI IGNAZIO TARDO NEI DOCUMENTI D'ARCHIVIO





                                          Giovanni Fattori, Garibaldi a Palermo, 1860





LABORATORIO STORICO SUL RISORGIMENTO DEL LICEO CLASSICO "TRIMARCHI"
S.TERESA DI RIVA (MESSINA)

post della prof.ssa Francesca Gullotta
marzo 2011



Charly Interdonato frequenta la classe 3 sez. B del Liceo Classico Trimarchi di S.Teresa di Riva e questo è il suo contributo al vostro blog. Durante le nostre lezioni di Storia ha presentato ai suoi compagni e a me la storia del suo antenato, che comunque nel territorio è molto conosciuto soprattutto per il limone Interdonato, un marchio d.o.c.

L’anniversario dell’Unità di Italia ci ha fornito lo spunto per riflettere su queste vicende di storia locale e per cercare negli archivi della famiglia Interdonato







Gli alunni della classe 2  sez.B hanno raccolto  informazioni sulla partecipazione ai moti del 1848 e alle imprese garibaldine di alcuni patrioti locali, grazie alla documentazione fornita dall’Architetto Salvatore Coglitore, appassionato cultore di storia locale e per questo da anni interessato a collezionare documenti e foto presenti negli archivi familiari e comunali del territorio jonico.
Ecco i risultati della loro ricerca



Per approfondire le conoscenze:

ITALIA E FRANCIA DAL 1820 AL 1848
power point per le classi quarte


MAPPA SINOTTICA
percorso storico dal 1815 al 1848