venerdì 16 dicembre 2016

Olympe de Gouges

« Uomo, sei capace d'essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l'esempio di questo tirannico potere. 
Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l'evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell'amministrazione della natura. 
Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. 
Solo l'uomo s'è affastellato un principio di questa eccezione. 

Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacia, nell'ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all'uguaglianza, per non dire niente di più"

Olympe de Gouges, da Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne






Emma Baeri parla di Olympe de Gouges, scrittrice e femminista

perchè uguaglianza, libertà e giustizia  riguardano tutti, 
non solo gli uomini 


OLYMPE, UNA DONNA PER LE DONNE
di Syria Magro


LA RIVOLUZIONE FRANCESE
una ricostruzione generale
di Deborah Spataro


venerdì 2 dicembre 2016

dal biennio rosso allo squadrismo fascista

Nel 1919 l’Italia con il cosiddetto "biennio rosso" entra in una prolungata fase di instabilità politica e sociale che in alcuni momenti sembra preludere a un esito rivoluzionario. 

La crisi economica e l’inflazione da essa provocata, la disoccupazione prodotta dalla smobilitazione, le irrisolte questioni relative ai trattati di pace e in particolare ai confini orientali, il lascito psicologico e culturale di quattro anni di guerra creano un coacervo di problemi a cui la classe dirigente liberale non riesce a dare risposte adeguate. 

Un indizio che la crisi è di "sistema" è dato dal fatto che né Orlando, il cui governo cade il 19 giugno 1919, né Nitti, al potere fino al 9 giugno 1920, né il redivivo Giolitti riescono a venire a capo della situazione che anzi, anche dopo la fine del "biennio rosso", vede la crisi dello Stato liberale aggravarsi fino alla "marcia su Roma" dell’ottobre 1922 e alla nascita del primo governo Mussolini. 

Tra la primavera e l’autunno 1919 ad agitare le piazze sembrano essere i problemi emersi dalla conferenza di pace di Parigi e in particolare quello delle frontiere orientali e di Fiume, ma a essi man mano si affiancano e poi si sostituiscono i disordini prodotti dal sempre più duro scontro politico-sociale tra le masse operaie e contadine che si riconoscono nelle organizzazioni socialiste, un padronato sempre più duro e determinato nel difendere i propri interessi ed una piccola borghesia che dopo essersi focalizzata sulla ‘vittoria mutilata’ e su "Fiume italiana" entra sempre più in rotta di collisione con le organizzazioni operaie e contadine. 

La gravità percepita della crisi dipese anche dal progressivo intensificarsi dei disordini nelle piazze a partire dal primo semestre del 1919 fino al duro scontro nelle campagne emiliane tra la Federterra e gli agrari (primavera-estate 1920) e all’occupazione delle fabbriche dell’agosto-settembre 1920. L’insieme degli eventi contribuì a generare l’idea, desiderata da alcuni, temuta da altri, di una rivoluzione sociale ormai alle porte. (Treccani)

La reazione della borghesia condurrà in breve tempo all'avvento del fascismo.