venerdì 16 dicembre 2016

Olympe de Gouges

« Uomo, sei capace d'essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l'esempio di questo tirannico potere. 
Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l'evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell'amministrazione della natura. 
Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale. 
Solo l'uomo s'è affastellato un principio di questa eccezione. 

Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacia, nell'ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all'uguaglianza, per non dire niente di più"

Olympe de Gouges, da Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne






Emma Baeri parla di Olympe de Gouges, scrittrice e femminista

perchè uguaglianza, libertà e giustizia  riguardano tutti, 
non solo gli uomini 


OLYMPE, UNA DONNA PER LE DONNE
di Syria Magro


LA RIVOLUZIONE FRANCESE
una ricostruzione generale
di Deborah Spataro


venerdì 2 dicembre 2016

dal biennio rosso allo squadrismo fascista

Nel 1919 l’Italia con il cosiddetto "biennio rosso" entra in una prolungata fase di instabilità politica e sociale che in alcuni momenti sembra preludere a un esito rivoluzionario. 

La crisi economica e l’inflazione da essa provocata, la disoccupazione prodotta dalla smobilitazione, le irrisolte questioni relative ai trattati di pace e in particolare ai confini orientali, il lascito psicologico e culturale di quattro anni di guerra creano un coacervo di problemi a cui la classe dirigente liberale non riesce a dare risposte adeguate. 

Un indizio che la crisi è di "sistema" è dato dal fatto che né Orlando, il cui governo cade il 19 giugno 1919, né Nitti, al potere fino al 9 giugno 1920, né il redivivo Giolitti riescono a venire a capo della situazione che anzi, anche dopo la fine del "biennio rosso", vede la crisi dello Stato liberale aggravarsi fino alla "marcia su Roma" dell’ottobre 1922 e alla nascita del primo governo Mussolini. 

Tra la primavera e l’autunno 1919 ad agitare le piazze sembrano essere i problemi emersi dalla conferenza di pace di Parigi e in particolare quello delle frontiere orientali e di Fiume, ma a essi man mano si affiancano e poi si sostituiscono i disordini prodotti dal sempre più duro scontro politico-sociale tra le masse operaie e contadine che si riconoscono nelle organizzazioni socialiste, un padronato sempre più duro e determinato nel difendere i propri interessi ed una piccola borghesia che dopo essersi focalizzata sulla ‘vittoria mutilata’ e su "Fiume italiana" entra sempre più in rotta di collisione con le organizzazioni operaie e contadine. 

La gravità percepita della crisi dipese anche dal progressivo intensificarsi dei disordini nelle piazze a partire dal primo semestre del 1919 fino al duro scontro nelle campagne emiliane tra la Federterra e gli agrari (primavera-estate 1920) e all’occupazione delle fabbriche dell’agosto-settembre 1920. L’insieme degli eventi contribuì a generare l’idea, desiderata da alcuni, temuta da altri, di una rivoluzione sociale ormai alle porte. (Treccani)

La reazione della borghesia condurrà in breve tempo all'avvento del fascismo.



domenica 27 novembre 2016

le forme di governo

La Repubblica Parlamentare è la forma di governo che mette al centro il Parlamento, da cui anche il sinonimo di Parlamentarismo. Gli elettori sono chiamati alle urne per eleggere i loro rappresentanti nelle Camere di cui si compone il Parlamento che a sua volta detiene il potere legislativo: esplica cioè la volontà popolare nel fare le leggi e nel controllo del Governo, detentore del potere esecutivo, che può entrare nel pieno delle sue funzioni solo con il voto di fiducia. In questo sistema politico il Presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento e ha funzioni di garanzia delle parti politiche e di rappresentanza dell’unità nazionale. E' il caso dell'Italia.




La Forma di Governo Semi-Presidenziale è caratterizzata dal fatto che il Capo dello Stato, denominato Presidente, è eletto direttamente dal popolo e dura in carica per un periodo prestabilito.
Il Presidente è indipendente dal Parlamento, perché non ha bisogno di alcuna fiducia, tuttavia non può governare da solo, ma deve servirsi di un Governo, da lui nominato, che deve ottenere la fiducia del Parlamento.
In tale Forma di Governo troviamo, quindi, il Presidente della Repubblica, che trae la sua legittimazione direttamente dalla volontà popolare,ed il Primo Ministro, il quale fa parte di un Governo che deve avere la fiducia dal Parlamento.
Questo sistema consente diversi equilibri della Forma di Governo, che vede da un lato la prevalenza del Presidente, al quale spetta il potere di indirizzo politico, dall’ altro del Primo Ministro e della sua maggioranza parlamentare.
La tipica Forma di Governo Semi-Presidenziale a Presidente forte la troviamo in Francia, mentre Forme di Governo Semi-Presidenziali a prevalenza del Governo sono adottate dall’Austria, dall’Irlanda e dall’Islanda.




La Repubblica Presidenziale è la forma di governo che concentra nel Presidente il maggior potere. Anche in questo caso si tratta di democrazia rappresentativa visto che gli elettori scelgono direttamente il Capo dello Stato senza passare per il tramite del Parlamento. Assemblando la carica di Presidente della Repubblica e Capo del Governo, non necessita del voto di fiducia da parte delle Camere: detiene il potere esecutivo e presiede il governo di cui è il massimo rappresentante. Il Parlamento è il solo titolare del potere legislativo: spetta solo alle Camere fare le leggi, anche in caso di urgenza e necessità, al contrario di quanto accade nel sistema parlamentare in cui il governo può agire con decreti.
Le due funzioni in questo caso sono nettamente separate per equilibrare il grande ruolo del Presidente: nessuna interferenza nell’iter legislativo, nessun controllo sulla durata del Parlamento, visto che manca il potere di scioglimento delle Camere, mentre il Parlamento non può revocare il mandato presidenziale. I due poteri si controllano a vicenda: il Presidente può bloccare le leggi emanate dalle Camere, mentre il Parlamento è il solo detentore del lato finanziario delle leggi con l’approvazione del bilancio e di tutti gli interventi che comportano nuove spese. La troviamo negli Stati  Uniti.

LE DIFFERENZE


PRESENTAZIONE DI CARMEN NUCIFORA, 4 C



LE MAPPE DI CHIARA VECCHIO, 4 C



venerdì 25 novembre 2016

LA REPUBBLICA DI WEIMAR

Nell’autunno del 1918, nella Germania che usciva sconfitta dalla Prima Guerra Mondiale vengono a formarsi un po’ ovunque consigli di operai e di soldati, secondo il modello sovietico. Era stato l’ammutinamento dei marinai di Kiel a provocare la scintilla, determinando uno stato di agitazione che ben presto si diffuse all’interno dell’intera nazione.











LA RIVOLUZIONE SPARTACHISTA E L'INTERNAZIONALE 


E’ in questo clima insurrezionale di forte incertezza che il 9 novembre 1918 viene proclamata la Repubblica; la guida del Governo viene affidata al socialdemocratico Friedrich Ebert, che ha il difficile compito di normalizzare la situazione. Intanto gli scioperi si susseguono uno dopo l’altro, soprattutto a Berlino.
Le continue agitazioni di questo periodo hanno come protagonisti due personaggi molto carismatici, che si pongono come figura di riferimento dei rivoluzionari comunisti tedeschi: Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Essi sono i dirigenti della Lega di Spartaco, nata l’11 novembre 1918 con l’intento di favorire una rivolta operaia spontanea, che sarebbe dovuta nascere come conseguenza degli innumerevoli scioperi e manifestazioni. Il pensiero della Luxemburg si caratterizza per la forte spinta libertaria che avversa ogni gabbia burocratica; ella infatti sostiene che gli organismi rappresentativi (anche quando sono il risultato di un processo rivoluzionario) non devono in alcun modo sostituirsi alla genuina forza creatrice delle masse.


Il progetto dei due dirigenti comunisti si scontrerà tuttavia con la scelta moderata dei socialdemocratici che avevano cercato un compromesso con gli esponenti della vecchia classe dirigente: tra l’11 e il 15 gennaio 1919 (la cosiddetta “settimana di sangue”) il tentativo degli spartachisti di rovesciare il governo mobilitando il proletariato di Berlino fu represso duramente dall’intervento di squadre volontarie paramilitari (i cosiddetti Freikorps, i “corpi franchi”). 

Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, dopo essere stati arrestati, furono barbaramente uccisi proprio da alcuni ufficiali di questi gruppi speciali di reduci.




Nonostante il susseguirsi delle proteste, le elezioni per l’Assemblea costituente si svolsero pochi giorni dopo la repressione dei moti spartachisti, il 19 gennaio 1919. I lavori si concluderanno il 31 luglio con il voto della Costituzione (entrata in vigore l’11 agosto). Nasceva così, dalla coalizione tra socialdemocratici, cattolici di Centro e liberali, la Repubblica di Weimar, così chiamata dal nome della città sede dell’Assemblea costituente. Essa si caratterizzò per la forma istituzionale federale e parlamentare, il suffragio universale maschile e femminile, e per i larghi poteri concessi al Presidente della repubblica, eletto direttamente dal popolo.


Le difficoltà economiche, la crisi monetaria, l’instabilità politica e i rischi di insurrezione dei primi anni furono superati grazie a governi di grande coalizione in cui ebbe un ruolo di primo piano (a partire dall’agosto 1923) Gustav Stresemann, leader del partito nazional-liberale. La Repubblica di Weimar si fondava tuttavia su un fragile equilibrio: le conseguenze del crollo della Borsa di Wall Street nel ’29 e l’ascesa repentina del partito nazionalsocialista di Hitler la travolsero nel 1933.

    

di Maria Pia Musumeci
5 C




L'ARTE DEL PERIODO












Erede delle avanguardie anteguerra, il Bauhaus  fu una scuola, ma rappresentò anche il punto di riferimento fondamentale per tutti i movimenti d'innovazione nel campo del design e dell'architettura legati al razionalismo e al funzionalismo, facenti parte del cosiddetto movimento moderno



I suoi insegnanti, appartenenti a diverse nazionalità, furono figure di primo piano della cultura europea e l'esperienza didattica della scuola influirà profondamente sull'insegnamento artistico e tecnico fino ad oggi. La scuola interruppe le sue attività con l'avvento del nazismo


Il Bauhaus è stato un momento cruciale nel dibattito novecentesco del rapporto tra tecnologia e cultura



“L’obiettivo finale di tutta l’arte è l’edificio! Non vi è alcuna differenza tra l’artista e l’artigiano. L’artista è un artigiano esaltato. In rari momenti di illuminazione, l’arte fiorisce nelle mani dell’artigiano, ma le basi di studio sono indispensabili. Questa è la fonte originale del design creativo”. 

Questo era il pensiero alla radice del Bauhaus assieme al sogno più ambizioso: dare terreno all’edificio del futuro in cui si uniscono in simbiosi tutte le discipline artistiche. 

Il movimento Bauhaus ebbe vastissimo influsso sull’architettura e su tutte le forme d’arte applicata, ma è noto anche per aver aperto le porte alla parità dei sessi. “Non ci deve essere alcuna differenza tra il sesso più bello e quello più forte” aveva detto Gropius: la scuola era aperta ad entrambi i sessi, tentando, pur non riuscendoci mai del tutto, di discostarsi dalla mentalità marcatamente maschilista dell’epoca.

Gli studenti del Bauhaus ebbero la fortuna di avere due grandi maestri: Paul Klee che tenne un “insegnamento formale figurativo” che comprendeva lo studio delle proporzioni, delle immagini riflesse, delle forme e dei colori primari, e Kandinskij, che tenne un corso sul disegno analitico e la composizione cromatica, prediligendo gli effetti di colore risultanti dalle loro sovrapposizioni. 

Vi erano poi numerosi laboratori di ceramicatessituragraficascultura in legno ecc. La sezione architettura, la più fertile e rappresentativa del Bauhaus, era organizzata in un corso teorico e pratico, strutturato in 3 fasi consecutive: risoluzione di piccoli problemi architettonici, partecipazioni in gruppi a grandi lavori e la tesi di diploma.


L'ESPRESSIONISMO

Otto Dix,Invalidi di guerra giocano a carte


LA NASCITA DEGLI STATI UNITI


Dichiarazione di Indipendenza americana
(4 luglio 1776)


Dichiarazione unanime dei tredici Stati uniti d’America

Quando, nel corso degli eventi umani, diviene necessario per un popolo rescindere i legami politici che lo legavano ad un altro, ed assumere tra le Potenze della Terra la posizione separata ed eguale alla quale le Leggi della Natura e del Dio della Natura gli danno titolo, un giusto rispetto delle opinioni dell’Umanità richiede che essi manifestino le cause che li costringono alla separazione.
Noi teniamo per certo che queste verità siano di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono creati eguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di certi Diritti inalienabili, che tra questi vi siano la Vita, la Libertà ed il Perseguimento della Felicità(...)

Pertanto noi, Rappresentanti degli Stati Uniti d’America, riuniti in Congresso Generale, appellandoci al Supremo Giudice del mondo quanto alla rettitudine delle nostre intenzioni, nel Nome e con l’Autorità del buon popolo di queste Colonie facciamo solenne e pubblica dichiarazione Che queste Colonie Unite sono, e di diritto debbono essere, Stati Liberi e Indipendenti; che esse sono svincolate da ogni obbedienza alla Corona inglese, e che tutti i legami politici tra di esse e lo Stato di Gran Bretagna sono e debbono essere totalmente dissolti; e che quali Stati Liberi e Indipendenti esse hanno pieno potere di fare guerra, concludere paci, contrattare alleanze, stabilire commerci e fare tutti gli altri atti e cose che Stati liberi e indipendenti possono di diritto fare. E per il sostegno di questa Dichiarazione, con ferma fiducia nella Protezione della Divina Provvidenza, noi diamo in pegno l’un l’altro le nostre Vite, le nostre Fortune e il nostro Sacro Onore.



1787






venerdì 11 novembre 2016

La Grande Guerre (La grande guerra), Magritte

Ne La Grande Guerre (La grande guerra) un uomo a mezzo busto vestito in giacca e cravatta indossa sul capo una bombetta, ma il volto è coperto da una mela verde. Un oggetto insignificante quale può esserlo un frutto si sostituisce prepotentemente al volto dell’uomo nascondendone i connotati, rendendo la figura totalmente anonima e ostacolando il nostro sguardo che automaticamente va a cercare lo sguardo del ritratto. 

C’è ancora qualcosa in più però: l’uomo stesso nasconde una parte di cielo con la sua figura, ma di questo non ce ne preoccupiamo, perchè è giusto ed è più importante vedere il personaggio raffigurato che il cielo in sottofondo. Neanche il titolo è casuale, ma si riferisce alla prima guerra mondiale, una situazione in cui i soldati diventano solo numeri e la personalità viene totalmente annullata da oggetti non più significanti di una mela.




Magritte, "La grande guerra" o " La grande guerre"( 1964, olio su tela, 65x54 cm, Collezione privata).  



Il pittore ha dato lo stesso titolo ad un altro quadro che presenta una donna in abito bianco, con ombrello, borsetta e un cappello piumato, anche qui il volto è coperto, ma da un mazzo di fiori. "...abbiamo la faccia apparente, la mela, che nasconde ciò che è visibile ma nascosto, il volto della persona. 

E' qualcosa che accade in continuazione...C'è un interesse in ciò che è nascosto e che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra il visibile nascosto e il visibile apparente" 
R.Magritte. 



Da questa affermazione del pittore il titolo prende un senso perchè si tratta di una guerra fra le immagini nata dalla rivolta di due oggetti insignificanti che si contendono la condizione di visibilità ai due volti dei due personaggi. Questo titolo però sarà dovuto anche in parte all'evento reale della Grande Guerra, composta da trincee e da uomini spazzati via a causa di oggetti ancora più insignificanti di una mela o di un mazzo di fiori, una guerra che ha annullato la personalità e dove la cancellazione del volto fa da metafora. Infine di quest'opera risalta anche la sovrapposizione perchè va contro le regole del buon senso e alle gerarchie che organizzano un' immagine di questo tipo: infatti i personaggi coperti, a loro volta, coprono una parte di paesaggio.

René François Ghislain Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967) insieme a Paul Delvaux è considerato il maggiore pittore del surrealismo in Belgio.
Venne definito le saboteur tranquille per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso. Egli non avvicina il reale per interpretarlo, né per ritrarlo, ma per mostrarne il mistero indefinibile. Intenzione del suo lavoro è alludere pertanto  al tutto come mistero.

giovedì 10 novembre 2016

la grande guerra, le mappe


post con mappe di Mario Nicotra, classe 5 B









LA MAPPA DI ROSITA BONACCORSO, 5 I



martedì 8 novembre 2016

Concorso nazionale “Caporetto: oltre la sconfitta”


In occasione della ricorrenza delle celebrazioni del centenario della Prima Guerra Mondiale, e in particolare della disfatta di Caporetto del 1917, è indetto dal MIUR-Direzione Generale per gli Ordinamenti e la Valutazione del Sistema Nazionale d’Istruzione, e dal Ministero della Difesa il Concorso nazionale “Caporetto: oltre la sconfitta” rivolto a tutti gli istituti di ogni ordine e grado con lo scopo di promuovere la conoscenza di quella pagina tragica della storia italiana e la riflessione sui suoi possibili significati più generali e attuali. 
Il tema proposto per il Concorso - “1917-2017-Significato, valore, lezione di una sconfitta: quando una Caporetto diventa occasione di rinascita” - vuole essere un’occasione per approfondire, nel centenario della ricorrenza, gli eventi della Prima Guerra Mondiale legati alla battaglia di Caporetto. L’analisi storica dovrà inoltre costituire lo spunto per una riflessione più generale sulla capacità di imparare a vivere anche una sconfitta come una sfida dinanzi alle difficoltà e un’occasione per reagire positivamente. 
In funzione dell’ordine e grado scolastico di appartenenza, la traccia potrà essere sviluppata in chiave personale oppure potrà riguardare le attuali vicende del nostro Paese e dell’Europa e gli aspetti più complessi e problematici del mondo in cui viviamo. 
Gli elaborati (in forma di composizione scritta o figurativa o di prodotto multimediale) dovranno essere inviati entro il 30 marzo 2017 al MIUR-Direzione Generale gli Ordinamenti e la Valutazione del Sistema Nazionale d’Istruzione secondo le modalità indicate nel bando (All.1). L’avvenuta spedizione del plico dovrà essere contestualmente comunicata all’indirizzo email: progettimiurdifesa@istruzione.it, specificando nell’oggetto: “Bando di Concorso: “CAPORETTO: OLTRE LA SCONFITTA”; in allegato alla stessa email di comunicazione dovrà essere trasmessa la scheda di partecipazione. Ogni studente può partecipare con un solo elaborato, salvo che a partecipare sia l’intera classe o più studenti con un lavoro di gruppo. 
Gli elaborati giudicati migliori (tre per ciascun settore scolastico) da un’apposita Commissione di esperti saranno premiati in occasione di una cerimonia organizzata in una sede che sarà successivamente indicata. 
Al fine di garantire all'iniziativa la massima diffusione è stato scelto l'hashtag #caporettooltrelasconfitta per pubblicare nei principali social network notizie, articoli storici, testimonianze, suggerimenti, foto, video e curiosità in relazione al tema del Concorso.

sabato 22 ottobre 2016

60 ANNI fa in Ungheria


Il 23 ottobre 1956 scoppiava la rivoluzione ungherese contro la presenza sovietica. 

Iniziò con una pacifica manifestazione di studenti e si trasformò in breve in una insurrezione contro la dittatura di Mátyás Rákosi. Milioni di ungheresi si unirono alla rivolta che, improvvisamente, il 4 novembre venne violentemente repressa dall'Armata Rossa per terminare una settimana dopo. 

Morirono circa 2.700 ungheresi e 720 soldati sovietici, migliaia i feriti e circa 250mila (il 3% della popolazione) furono gli ungheresi che lasciarono il proprio Paese rifugiandosi in Occidente. 

Nelle immagini dell'Archivio Luce le testimonianze e le reazioni nei giorni a ridosso della rivolta, inizialmente vittoriosa per il popolo magiaro: "L'intera Ungheria si batte per riconquistare la propria dignità di nazione"


(La Settimana Incom, 1 novembre 1956)


Il Novecento: secolo breve o epoca lunga?


venerdì 21 ottobre 2016

28 luglio 1914: è guerra


la notizia dell'attentato



le due alleanze e le tensioni


le nazioni in guerra






mercoledì 12 ottobre 2016

IL FAI A RIPOSTO



Il gruppo FAI di Giarre-Riposto, con il patrocinio del Comune di Riposto, 
organizza il seguente evento

STORIA, TEMPO E MEMORIA
Il lungomare di Riposto

Lungo il percorso potranno essere visitati i seguenti siti:

1) Santuario Madonna della Sacra Lettera
2) P.zza del Commercio
3) Mercato Ittico
4) Istituto Tecnico Nautico
5) Casa Mastrazzi
6) Il Porto vecchio di Riposto
7) Gli orologi solari

Domenica 16 ottobre 2016 ore 16:00 / 18:00

venerdì 7 ottobre 2016

dati emigrazione italiana 2016






Nei dati del rapporto 'Italiani nel mondo 2016' redatto dalla Fondazione Migrantes e presentato oggi, fanno irruzione i giovani che erano appena nati o adolescenti allo scoccare del Duemila. Oggi che hanno tra i 18 e i 32 anni si trovano protagonisti dei nuovi flussi migratori. Ma a differenza della generazione precedente rivendicano che non è una fuga ma "una scelta per coltivare ambizioni e nutrire curiosità".

Di certo, la fascia anagrafica che va tra la maggiore età e i 34 anni è quella che è più soggetta all'emigrazione. Raccoglie infatti oltre un terzo degli italiani residenti all'estero ed è quella in cui si registra il picco di partenze anche nel 2015. E a seguire, nella graduatoria di chi è emigrato nell'ultimo anno, c'è la fascia appena superiore, che arriva ai 49 anni: sommandole, si scopre che le persone maggiorenni con meno di 50 anni costituiscono la metà degli italiani che hanno portato la residenza oltre confine da gennaio a dicembre 2015. “Il grave problema dell'Italia di oggi è proprio l'incapacità di evitare il depauperamento dei giovani e più preparati a favore di altri Paesi”, commenta la Fondazione Migrantes nella premessa del rapporto.
UN ITALIANO SU 12 VIVE ALL'ESTERO
In totale, il conteggio dei connazionali residenti all'estero ha raggiunto al 31 dicembre 2015 quota 4.811.163 (in dieci anni la mobilità italiana è aumentata del 54,9%), un dato che rispetto all'anno precedente è più alto del 3,7 per cento. Significa che poco più di un italiano su 12 è emigrato. E il 50 per cento di questa diaspora ha origini meridionali: ci sono comuni come Licata e Favara, entrambi in Sicilia, nei quali più del 40 per cento dei cittadini è ormai residente all'estero. Nell'ultimo anno, 107.529 italiani hanno lasciato il Paese, diecimila in più rispetto all'anno prima. Aumenta poi la percentuale di chi parte per non tornare: il saldo migratorio tra chi rimpatria e chi parte, che era rimasto quasi costante nel primo decennio del millennio, sta subendo una brusca virata in negativo.

I MILLENNIALS
Proprio i millennials segnano una novità: “La loro mobilità – fa rilevare il rapporto Migrantes – è in itinere e può modificarsi continuamente perché non si basa su un progetto migratorio già determinato ma su opportunità lavorative sempre nuove”. I millennials, sottolinea la fondazione che fa capo ai vescovi italiani, “cercano di mettersi alla prova, hanno voglia di nuove e migliori condizioni lavorative, puntano a conoscere e scoprire”. Sono, insomma, la “prima generazione mobile”. E il 43 per cento di loro afferma di considerare questo status come “unica opportunità di realizzazione”.


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