lunedì 16 dicembre 2019

la Francia rivoluzionaria nelle mappe

LA FRANCIA DAL 1789 AL 1799, video 3,39'


Le province francesi nel 1789



la composizione sociale della Francia nel 1789
luoghi e tappe della rivoluzione


marzo 1793: in Vandea scoppia la controrivoluzione contadina,
appoggiata da nobili e preti refrattari e
alimentata da tutti gli oppositori della rivoluzione


L'IMPERO FRANCESE DI NAPOLEONE NEL 1806



venerdì 13 dicembre 2019

la strage di piazza Fontana


"Il 12 dicembre 1969 iniziò per l'Italia una sorta di oscuro, lento, ma comunque micidiale "11 settembre": incominciava cioè la strategia della tensione

Come si tende a fare con i brutti ricordi, si parla poco di quei fatti, ma la strategia della tensione, fatta di bombe nelle banche, di stragi di civili sui treni e nei comizi sindacali, appartiene alla nostra storia recente, e la conoscenza storica può aiutare a non essere più vittime di certe logiche politiche e di potere.



ROMA E MILANO: 5 BOMBE IN 53 MINUTI. Tutto ebbe inizio il 12 dicembre 1969 con le bombe all'Altare della Patria e nel sottopassaggio della Banca Nazionale del Lavoro a Roma, con alcuni feriti. E, in contemporanea, con la terribile bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, in Piazza Fontana, a Milano, che provocò 17 morti e 88 feriti, che mutò radicalmente il pensiero di molti verso le istituzioni del Paese.

Su questa strage sono stati celebrati dieci processi, con depistaggi, fughe all'estero di imputati, latitanze più che decennali, condanne, assoluzioni. Fino alla definitiva assoluzione dei presunti esecutori: Delfo Zorzi, Giancarlo Rognoni e Carlo Maria Maggi. «Ma non dell'area nazifascista che aveva organizzato la strage e di quella parte degli apparati dello Stato con loro collusa, per favorire, attraverso la paura, l'insediamento di un governo autoritario in Italia», afferma il giudice milanese Guido Salvini - che ha condotto l'istruttoria 1989-97 su Piazza Fontana sulla base della quale si sono avute la condanna degli imputati in primo grado (30 giugno 2001) e la loro assoluzione in appello (12 marzo 2004) con conferma dell'assoluzione in Cassazione (3 maggio 2005). 

                                                               Ecco la sua intervista a Focus Storia nel 2006:

12/12, Piazza Fontana: la prima pagina del Corriere della Sera il giorno dopo la strage, il 13 dicembre
12/12, Piazza Fontana: la prima pagina del Corriere della Sera il giorno dopo la strage, il 13 dicembre. | CORRIERE DELLA SERA
Giudice Salvini, nonostante non si sia arrivati alla definitiva condanna processuale di singole persone, Lei continua a essere un testimone della memoria storica su quei fatti. In che cosa consiste oggi questa memoria?
Tutte le sentenze su Piazza Fontana, anche quelle assolutorie, portano alla conclusione che fu una formazione di estrema destra, Ordine Nuovo, a organizzare gli attentati del 12 dicembre. Anche nei processi conclusi con sentenze di assoluzione per i singoli imputati è stato comunque ricostruito il vero movente delle bombe: spingere l'allora Presidente del Consiglio, il democristiano Mariano Rumor, a decretare lo stato di emergenza nel Paese, in modo da facilitare l'insediamento di un governo autoritario.


Come accertato anche dalla Commissione Parlamentare Stragi, erano state seriamente progettate in quegli anni, anche in concomitanza con la strage, delle ipotesi golpiste per frenare le conquiste sindacali e la crescita delle sinistre, viste come il "pericolo comunista", ma la risposta popolare rese improponibili quei piani. Il presidente Rumor, fra l'altro, non se la sentì di annunciare lo stato di emergenza. Il golpe venne rimandato di un anno, ma i referenti politico-militari favorevoli alla svolta autoritaria, preoccupati per le reazioni della società civile, scaricarono all'ultimo momento i nazifascisti. I quali continuarono per conto loro a compiere attentati. Cercarono anche di uccidere Mariano Rumor, con la bomba davanti alla Questura di Milano (4 morti e 45 feriti) del 17 maggio 1973, reclutando il terrorista Gianfranco Bertoli.


Perché non si è arrivati ad avere sufficienti prove sulle responsabilità personali nell'attentato di piazza Fontana?
L'assoluzione definitiva è stata pronunciata con una formula che giudica incompleto, ma non privo di valore, l'insieme delle prove raccolte. Sono esistiti in questa vicenda pesanti depistaggi da parte del mondo politico e dei servizi segreti del tempo. Però non è del tutto esatto che responsabilità personali non siano state comunque accertate nelle sentenze. Almeno un colpevole c'è, anche nella sentenza definitiva della Cassazione del 2005: si tratta di Carlo Digilio, l'esperto in armi e in esplosivi del gruppo veneto di Ordine Nuovo, reo confesso, che fornì l'esplosivo per la strage ed il quale ha anche ammesso di essere stato collegato ai servizi americani.


Digilio ha parlato a lungo delle attività eversive e della disponibilità di esplosivo del gruppo ordinovista di Venezia, di cui faceva parte Delfo Zorzi, assolto poi per la strage per incompletezza delle prove nei suoi confronti, in quanto la Corte non ha ritenuto sufficienti i riscontri di colpevolezza raggiunti. Né sono bastate le rivelazioni di Martino Siciliano, che aveva partecipato agli attentati preparatori del 12 dicembre insieme a quel gruppo, con lo scopo di creare disordine e far ricadere le accuse su elementi di sinistra. Ma nelle tre sentenze risultano confermate le responsabilità degli imputati storici di Piazza Fontana, pure loro di Ordine Nuovo: i padovani Franco Freda e Giovanni Ventura. Essi però, già condannati in primo grado nel processo di Catanzaro all'ergastolo, e poi assolti per insufficienza di prove nei gradi successivi, non erano più processabili. Perché in Italia, come in tutti i paesi civili, le sentenza definitive di assoluzione non sono più soggette a revisione.


Ci può spiegare meglio? Intende dire che Freda…
Sì, se Freda e Ventura fossero stati giudicati con gli elementi d'indagine arrivati purtroppo troppo tardi, quando loro non erano più processabili, sarebbero stati, come scrive la Cassazione, condannati.



Può fare un esempio?
L'elemento nuovo, storicamente determinante, sono state le testimonianze di Tullio Fabris, l'elettricista di Freda che fu coinvolto nell'acquisto dei timer usati il 12 dicembre per fare esplodere le bombe. La sua testimonianza venne acquisita solo nel 1995. Un ritardo decisivo e "provvidenziale" per gli imputati. Fabris nel 1995 descrisse minuziosamente come nello studio legale di Freda, presente Ventura, furono effettuate le prove di funzionamento dei timer poi usati come innesco per le bombe del 12 dicembre.



Le nuove indagini hanno anche esteso la conoscenze dei legami organici fra i nazifascisti, elementi dei Servizi Segreti militari e dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno, diretto all'epoca da Federico Umberto D'Amato. E c'è di più: il senatore democristiano Paolo Emilio Taviani, in una sofferta testimonianza resa poco prima di morire e purtroppo non acquisita dalle Corti milanesi, ha raccontato di aver appreso che l'avvocato romano Matteo Fusco, agente del SID, il Servizio Informazioni della Difesa, il pomeriggio del 12 dicembre del 1969 era in procinto di partire da Fiumicino alla volta di Milano in quanto incaricato, seppure tardivamente, di impedire gli attentati che stavano per avere conseguenze più gravi di quelle previste. La missione, non riuscita, confermata dalla testimonianza della figlia ancora vivente dell'avvocato Fusco, che aveva ben presente il rammarico del padre negli anni per non avere potuto evitare la strage, indica ancora una volta che la campagna di terrore non fu solo il parto di un gruppetto di fanatici, ma che a Roma almeno una parte degli apparati istituzionali era a conoscenza della preparazione degli attentati e che cercò solo all'ultimo momento di ridurne gli effetti. Dopo l'esito tragico, si adoperarono per calare una cortina fumogena sulle responsabilità a livello più alto.



La frammentazione delle prove nei tanti processi ha favorito questa cortina fumogena?
Indubbiamente. Ma la ricostruzione dell'accusa, senza effetti, ripeto, su persone non più processabili, è che il gruppo di Freda acquistò valige fabbricate in Germania in un negozio di Padova e comprò i timer, di una precisa marca, che mise nelle valige insieme con l'esplosivo che probabilmente il gruppo veneziano disponeva di propri depositi. Alcune valige furono portate a Roma e consegnate agli esponenti di Avanguardia Nazionale che effettuarono gli "attentati minori". Altri militanti invece raggiunsero Milano con altre due valige esplosive, attesi dai referenti locali di Ordine nuovo. Una bomba alla Banca Commerciale di piazza della Scala non esplose, l'altra, alla banca dell'Agricolura, provocò la strage. Gli obiettivi di Roma e Milano potevano tutti essere interpretati in chiave anti-capitalista e antimilitarista in modo da fare ricadere la colpa sugli anarchici e più in generale sulla sinistra.



Tre giorni dopo la strage un anarchico, Giuseppe Pinelli, volò dal quarto piano della Questura di Milano. Un altro anarchico, Pietro Valpreda, fu incarcerato e indicato come il "mostro" nelle prime pagine dei quotidiani e nei telegiornali. Quando non si pensava nemmeno lontanamente a Internet un gruppo di giovani, in soli sei mesi, scambiandosi informazioni, mise in piedi una contro-inchiesta collettiva raccolta poi in un famoso libro, "La strage di Stato". Che valore ebbe questo loro impegno per le indagini giudiziarie successive?
Fu davvero profetico e quasi propedeutico rispetto agli accertamenti giudiziari avvenuti dopo. Soprattutto, ebbe il merito di smontare rapidamente la pista anarchica, fabbricata apposta da infiltrati di Ordine nuovo, di Avanguardia Nazionale e dei servizi segreti per depistare le indagini e mettere sotto accusa di fronte all'opinione pubblica gli anarchici e, per estensione, gli studenti contestatori e le forze di sinistra impegnate nelle lotte sindacali di quel periodo, preparando così il clima per la svolta autoritaria. Che non ci fu, anche perché la grande stampa, dopo un po', fece suoi molti temi di quel libro inchiesta.


Quali conclusioni si devono trarre da questa storia?
La strage di Piazza Fontana non è un mistero senza mandanti, un evento attribuibile a chiunque magari per pura speculazione politica. La strage fu opera della destra eversiva, anello finale di una serie di cerchi concentrici uniti se non proprio da un progetto, da un clima comune (come disse nel 1995, alla Commissione Parlamentare Stragi, anche Corrado Guerzoni, stretto collaboratore di Aldo Moro). Nei cerchi più esterni c'erano forze che contavano di divenire i "beneficiari" politici di simili tragici eventi. Completando la metafora, i cerchi più esterni, appartenenti anche alle Istituzioni di allora, diventarono subito una struttura addetta a coprire l'anello finale, cioè gli esecutori della strage quando il "beneficio" risultò impossibile poiché quanto avvenuto aveva provocato nel Paese una risposta ben diversa da quella immaginata: non di sola paura, ma di giustizia e di mobilitazione contro piani antidemocratici.



L'anniversario di quei tragici eventi del 12 dicembre 1969 non è solamente "amarezza" o sdegno per la strage e ciò che ne è seguito: è anche un insegnamento per le giovani generazioni, perché la memoria serve anche a ridurre il rischio che simili trame e sofferenze possano nel futuro ripetersi". 




 LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA nella cronaca, di Giorgio Bocca



mercoledì 9 ottobre 2019

sulla BREXIT







                                                                    le premesse della Brexit:





Matteo La Rosa, classer 4 A
presenta:











sabato 5 ottobre 2019

dalle carte costituzionali inglesi



analisi della Magna Charta, Petition of Right, Bill of rights

da parte della classe 4 A










Ines Rapisarda      Marina Cozzubbo
Alessandro Rollo  Maria Rita Puccio
Dennis Impieri      Sveva Scandurra

     



venerdì 6 settembre 2019

Emigration



La professoressa Antonella Caraci ha realizzato con i suoi studenti questo breve ma efficace video per ricostruire le tappe e le destinazioni principali del processo migratorio dall'Italia e dalla Sicilia, sia in uscita che in entrata.

Il video propone una articolata narrazione in lingua tedesca, con alcuni documenti appartenenti al Museo Etneo delle Migrazioni di Giarre

Bravi ragazzi!



giovedì 20 giugno 2019

io sono un berlinese


[... ] La libertà è indivisibile e quando un solo uomo uomo è reso schiavo, nessuno è libero. Quando tutti saranno liberi, allora immaginiamo, possiamo vedere quel giorno quando questa città come una sola e questo paese, come il grande continente europeo, sarà in un mondo in pace e pieno di speranza. Quando quel giorno finalmente arriverà, e arriverà, la gente di Berlino Ovest sarà orgogliosa del fatto di essere stata al fronte per quasi due decadi.
Ogni uomo libero, ovunque viva, è cittadino di Berlino. 
E, dunque, come uomo libero, sono orgoglioso di dire “Ich bin ein Berliner”.
John Fitzgerald Kennedy
Berlino, 26 giugno 1963


domenica 9 giugno 2019

la fine della segregazione razziale negli Stati Uniti


post di Federico Garozzo, 4 I





sabato 25 maggio 2019

Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione, 2018-2019


Pubblichiamo il video realizzato con le attività degli studenti di 5 G e 5 I per partecipare al Concorso nazionale 
"Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione 2018-2019"

La nostra scuola è stata ammessa alla selezione finale, dopo aver superato la fase regionale del concorso

riprese e montaggio: Marika Vasta

colonna sonora con musiche originali di Matteo La Rosa


Il video UNA CITTA’ PER LA COSTITUZIONE, inserito nel progetto La Costituzione italiana nell’area ionico-etnea, vuole  presentare il percorso che ha condotto gli studenti di alcune classi quinte del Liceo “Leonardo” nella direzione di una conoscenza consapevole e partecipata della Costituzione della Repubblica italiana. Nel corso delle attività è stata rivolta particolare attenzione all’art. 9 e ad una sua applicazione concreta nel territorio di appartenenza, attraverso azioni condivise. Scopo del progetto è stato:
  •         fare acquisire le conoscenze necessarie per maturare una  cittadinanza consapevole in grado di condurre con azioni positive e responsabili verso la comunità 
  •         promuovere ed organizzare, insieme ad altri cittadini e cittadine, azioni rivolte alla costruzione di una società democratica, giusta e solidale, fondata sul dialogo, il rispetto e la partecipazione.


L’impegno è stato orientato nella tutela del patrimonio storico ed artistico (art.9 della C.I.), con particolare valorizzazione del Museo Etneo delle Migrazioni, sito nel settecentesco Convento degli Agostiniani scalzi, oggi sede di uffici comunali, custode della storia del flusso migratorio nell’area ionico-etnea dall’Ottocento ad oggi. Il percorso didattico ed educativo pianificato ha visto il coinvolgimento trasversale di diverse discipline ed ha comportato un laboratorio storico-letterario con ricerca e analisi di documenti istituzionali e privati, incontri con esperti e visite nel territorio. 

In accordo con il Comune di Giarre e il Fondo Ambiente Italiano,  gli studenti hanno infine illustrato ai visitatori l’esito della ricerca condotta e valorizzato il patrimonio storico-artistico del sito ospitante, restituendo così al territorio la sua storia con un dialogo intergenerazionale, per una più consapevole comprensione anche  delle più recenti dinamiche migratorie, sia in entrata che in uscita, dalla Sicilia orientale.

sabato 18 maggio 2019

la questione israelo-palestinese in breve



Questo breve video d'animazione riassume i motivi e le fasi dello scontro tra palestinesi ed ebrei dalla nascita di Israele nel 1948 ad oggi

giovedì 16 maggio 2019

venerdì 10 maggio 2019

scrivere ancora e sempre la parola pace




 L'uomo vive liberamente quando è pronto a morire, se necessario, per mano di suo fratello, ma mai ad ucciderlo. Qualsiasi assassinio o qualsiasi lesione, inflitta ad un altro, non importa per quale ragione, è un crimine contro l'umanità

Mi oppongo alla violenza perché, quando sembra produrre il bene, è un bene temporaneo; mentre il male che fa è permanente.
Mahatma Gandhi

La vita di Gandhi (1869-1948)  è stata sì costellata di lotte politiche, ma mai una goccia di sangue fu versata dal Mahatma. Simbolo di pace e di non violenzaGandhi portò avanti le sue battaglie basandosi sul principio morale ahimsa, che in sanscrito significa “non nuocere”, e sul principio etico-politico satyagraha (“forza della verità”). Per tutta la sua vita infatti promosse azioni di disobbedienza civile e di protesta non violenta come il boicottaggio, la non collaborazione, il digiuno, le marce, ecc., rifiutando qualsiasi azione che potesse fare fisicamente del male agli altri.
A causa delle sue azioni di protesta, trascorse un totale di ben 2.338 giorni di carcere, senza però aver mai commesso un solo atto di violenza.



«I have a dream» («Io ho un sogno») è il titolo del discorso tenuto dall'attivista e leader  leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani Martin Luther King Jr. (1929-1968) il 28 agosto 1963, davanti al Lincoln Memorial di Washington, al termine di una marcia di protesta per i diritti civili nota come la marcia su Washington per il lavoro e la libertà. In esso esprimeva la speranza che un giorno la popolazione di colore avrebbe goduto degli stessi diritti dei bianchi.
Questo discorso, durante la presidenza di John Fitzgerald Kennedy, è sicuramente uno dei più famosi del ventesimo secolo ed è diventato simbolo della lotta contro il razzismo negli Stati Uniti.


[...]Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste...
Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima...
Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli....
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:"Riservato ai bianchi". Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente [...]
E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza[...]


                                                                   Martin Luther King, “I have a dream”, 1963



per un'Europa di pace

[...] E quando, superando l'orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l'umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l'unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l'unità politica dell'intero globo(...) Con la propaganda e con l'azione, cercando di stabilire in tutti i modi accordi e legami tra i movimenti simili che nei vari paesi si vanno certamente formando, occorre fin d'ora gettare le fondamenta di un movimento che sappia mobilitare tutte le forze per far sorgere il nuovo organismo, che sarà la creazione più grandiosa e più innovatrice sorta da secoli in Europa; per costituire un largo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali, spazzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari, abbia gli organi e i mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni, dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando agli Stati stessi l'autonomia che consente una plastica articolazione e lo sviluppo della vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli. Se ci sarà nei principali paesi europei un numero sufficiente di uomini che comprenderanno ciò, la vittoria sarà in breve nelle loro mani, perché la situazione e gli animi saranno favorevoli alla loro opera e di fronte avranno partiti e tendenze già tutti squalificati dalla disastrosa esperienza dell'ultimo ventennio. Poiché sarà l'ora di opere nuove, sarà anche l'ora di uomini nuovi, del movimento per l'Europa libera e unita!

                                                                                                                 dal Manifesto di Ventotene , agosto 1941





                                                   video sui Trattati di Roma, 25 marzo 1957






[...] Per il prossimo decennio vogliamo un'Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Vogliamo un'Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica. Vogliamo un'Unione che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i nostri valori e si impegnano a promuoverli.
In questi tempi di cambiamenti, e consapevoli delle preoccupazioni dei nostri cittadini, sosteniamo il programma di Roma e ci impegniamo ad adoperarci per realizzare:
Un'Europa sicura: un'Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un'Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.
Un'Europa prospera e sostenibile: un'Unione che generi crescita e occupazione; un'Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un'Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell'Unione economica e monetaria; un'Unione in cui le economie convergano; un'Unione in cui l'energia sia sicura e conveniente e l'ambiente pulito e protetto.
Un'Europa sociale: un'Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l'integrità del mercato interno; un'Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; un'Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un'Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l'esclusione sociale e la povertà; un'Unione in cui i giovani ricevano l'istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un'Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.
Un'Europa più forte sulla scena mondiale: un'Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l'Africa e nel mondo; un'Unione pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un'industria della difesa più competitiva e integrata; un'Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione e complementarità con l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; un'Unione attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica globale positiva.
dalla Dichiarazione di Roma (25 aprile 2017)

venerdì 26 aprile 2019

scegli il tuo futuro, in Europa



 



“Ognuno di noi può lasciare un segno, ma insieme possiamo fare la differenza. 
Scegli l’Europa in cui vuoi che io cresca”. 

Il cortometraggio lanciato dal Parlamento europeo vuole promuovere la partecipazione alle prossime elezioni europee del 23-26 maggio decisive per le generazioni future che dovranno convivere con le conseguenze di questo voto.
(Video: Youtube/European Parliament)


come si vota per il Parlamento europeo
2,18'





la nostra pagina sulla CITTADINANZA EUROPEA


con mappe, storia, video, immagini 
sull'UNIONE EUROPEA

lunedì 15 aprile 2019

il terrorismo internazionale causa della prima guerra mondiale



Il prof. Alessandro Barbero presenta:

 La prima guerra mondiale: l’Italia entra in guerra, come, quando, perché


Alessandro Barbero è docente di Storia medievale presso l'Università degli studi del Piemonte orientale a Vercelli. 
Studioso e divulgatore di storia medievale e moderna, è anche esperto di storia militare e storia del Novecento.

sabato 23 marzo 2019

oggi e domani visite GIORNATE DI PRIMAVERA FAI





23 e 24 MARZO 2019

visita


con i nostri Apprendisti Ciceroni


con READING LETTERARIO SULLE MIGRAZIONI

a cura di docenti e studenti del Liceo



lunedì 18 marzo 2019

l'aiuto inglese a Garibaldi




 la lettura storica di Eugenio Di Rienzo

la tensione tra Gran Bretagna e Regno delle due Sicilie

conduce ad un cambio di posizione nella politica internazionale




"Le ragioni dell’atteggiamen­to britannico furono in parte culturali, in parte strettamente politiche. I liberali inglesi era­no favorevoli ai moti nazionali europei. Il loro leader, William Gladstone, scrisse un feroce pamphlet contro il Regno delle due Sicilie. Londra accolse ge­nerosamente Mazzini e contri­buì a fare di lui un grande per­sonaggio europeo. Il viaggio di Garibaldi a Londra fu un suc­cesso e suggerì alle aziende di ceramica dello Staffordshire la costruzione di statuette vario­pinte del generale che hanno decorato da allora i caminetti delle case del Regno Unito. 


Le ragioni politiche furono altrettanto importanti. Se la Francia desiderava togliere al­l’Austria il controllo dell’Italia settentrionale, la Gran Breta­gna voleva avere nel Mediterra­neo uno Stato amico che avreb­be ridotto l’influenza francese nella regione. La nuova Italia, dal canto suo, vide nella politi­ca inglese una garanzia per la propria sicurezza. La flotta bri­tannica avrebbe assicurato gli equilibri mediterranei, difeso le coste della penisola contro i suoi possibili nemici, facilitato la politica coloniale italiana nel Corno d’Africa. Per molti anni Gran Bretagna e Italia furono le­gate da un tacito patto d’amici­zia che fu più saldo di un vero e proprio trattato e che la Gran­de guerra contribuì a consolida­re. 

L’avvento di Mussolini non cambiò la situazione. Quando si lanciò nell’avventurosa ope­razione di Corfù contro la Gre­cia nel 1923 e la Gran Bretagna lo richiamò all’ordine, il nuovo presidente del Consiglio fece un passo indietro. La rottura co­minciò nel 1935 quando la poli­tica mediterranea e coloniale di Mussolini si scontrò con gli interessi e gli obiettivi della po­litica britannica. Ma questa è un’altra storia"

Sergio Romano, Corriere della Sera, 2009

giovedì 14 marzo 2019