venerdì 2 dicembre 2016

dal biennio rosso allo squadrismo fascista

Nel 1919 l’Italia con il cosiddetto "biennio rosso" entra in una prolungata fase di instabilità politica e sociale che in alcuni momenti sembra preludere a un esito rivoluzionario. 

La crisi economica e l’inflazione da essa provocata, la disoccupazione prodotta dalla smobilitazione, le irrisolte questioni relative ai trattati di pace e in particolare ai confini orientali, il lascito psicologico e culturale di quattro anni di guerra creano un coacervo di problemi a cui la classe dirigente liberale non riesce a dare risposte adeguate. 

Un indizio che la crisi è di "sistema" è dato dal fatto che né Orlando, il cui governo cade il 19 giugno 1919, né Nitti, al potere fino al 9 giugno 1920, né il redivivo Giolitti riescono a venire a capo della situazione che anzi, anche dopo la fine del "biennio rosso", vede la crisi dello Stato liberale aggravarsi fino alla "marcia su Roma" dell’ottobre 1922 e alla nascita del primo governo Mussolini. 

Tra la primavera e l’autunno 1919 ad agitare le piazze sembrano essere i problemi emersi dalla conferenza di pace di Parigi e in particolare quello delle frontiere orientali e di Fiume, ma a essi man mano si affiancano e poi si sostituiscono i disordini prodotti dal sempre più duro scontro politico-sociale tra le masse operaie e contadine che si riconoscono nelle organizzazioni socialiste, un padronato sempre più duro e determinato nel difendere i propri interessi ed una piccola borghesia che dopo essersi focalizzata sulla ‘vittoria mutilata’ e su "Fiume italiana" entra sempre più in rotta di collisione con le organizzazioni operaie e contadine. 

La gravità percepita della crisi dipese anche dal progressivo intensificarsi dei disordini nelle piazze a partire dal primo semestre del 1919 fino al duro scontro nelle campagne emiliane tra la Federterra e gli agrari (primavera-estate 1920) e all’occupazione delle fabbriche dell’agosto-settembre 1920. L’insieme degli eventi contribuì a generare l’idea, desiderata da alcuni, temuta da altri, di una rivoluzione sociale ormai alle porte. (Treccani)

La reazione della borghesia condurrà in breve tempo all'avvento del fascismo.



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