venerdì 29 novembre 2013

i migranti e la scelta di lasciare la propria casa







I Paesi d'origine. 
I migranti irregolari arrivati via mare non provengono dagli stessi Paesi dei migranti regolari: "Nel periodo 2008-2013 le nazionalità maggiormente rappresentate negli sbarchi sono state: quella tunisina (un flusso avvenuto prevalentemente nei primi mesi della rivoluzione del 2011), seguita da quella eritrea, nigeriana, somala, siriana, afgana, ghanese e maliana. A parte alcune rare eccezioni, queste nazionalità non rappresentano né le principali nazionalità dei richiedenti asilo (Afghanistan, Russia, Iraq, Somalia, Serbia, Pakistan, Iran, Kosovo), né quelle dei migranti regolari nei paesi dell'Unione europea (Turchia, Marocco, Albania, Algeria, Ucraina, Cina, Russia, Ecuador)".

Le vere spinte dei flussi.
 
Le traversate nel Mediterraneo hanno radici molto lontane: "Nella stragrande maggioranza dei casi i migranti intercettati o morti nel Mediterraneo provengono dall'Africa sub-sahariana o dall'Asia. Nello specifico, provengono da Paesi sottomessi a regimi repressivi in cui prendere contatto con le ambasciate occidentali (quando presenti) per richiedere asilo politico o visti migratori è estremamente pericoloso. Il Mediterraneo e i suoi morti rilevano perciò fenomeni che hanno radici altrove".

I morti di Lampedusa. 
"La maggioranza delle vittime della recente tragedia di Lampedusa aveva diritto di richiedere asilo nell'Unione europea, da cui deriva l'irrilevanza nel cercare di attribuire loro un qualsivoglia status di "immigrato". Il problema è che queste persone non avevano alcuna possibilità di raggiungere in maniera regolare le coste europee per chiedere protezione internazionale, fatto che spiega il loro ricorso a vie irregolari". 

Come evitare le stragi? 
"Esistono molteplici soluzioni per rispondere all'inaccessibilità di strade legali di domanda d'asilo in Europa. La prima soluzione  -  consigliano i ricercatori  -  consiste nel definire piani di reinsediamento (resettlement) nei Paesi di primo asilo o di transito che i rifugiati potrebbero raggiungere. L'Unione europea si è impegnata timidamente in questa direzione, ma non vi è dubbio che c'è ancora molto da fare a patto che esista la volontà politica. Altre soluzioni sono da ricercare nel rilanciare la formula (ormai abbandonata) delle "procedure di entrata protetta" o dei "visti per l'asilo politico" così come nella possibilità di stabilire dei "programmi di protezione regionale" volti ad aumentare le capacità di asilo dei Paesi terzi".