domenica 18 febbraio 2018

la storia di mio padre, Giuseppe Di Salvo

mio padre, Giuseppe Di Salvo


Mio padre, Giuseppe Di Salvo, nacque nel 1912 a Riposto, in Sicilia, ed aveva nove fratelli. Mio nonno paterno, molto severo con i figli, si era sposato due volte e viveva poveramente con la sua famiglia. Mio padre era nato dal secondo matrimonio, i suoi fratelli erano tutti più grandi. Un giorno, mentre lui era in seconda elementare, arrivò tardi in classe. La maestra gli aveva chiesto di portarle delle uova, e lui aveva dovuto aspettare che la madre raccogliesse nel pollaio quelle appena fatte. Ma la maestra non gli perdonò il ritardo: con una mano prese le uova, con l’altra gli diede uno schiaffone. Così lui decise di non andare più a scuola, e suo padre gli affidò un terreno da coltivare.

Quando le verdure erano pronte per essere raccolte, le portava al mercato per venderle. Un giorno, aveva dodici anni, dopo avere risparmiato un gruzzolo di denaro decise di comprarsi un paio di scarpe nuove. Tornato a casa le mostrò al padre, che andò però su tutte le furie e  gli fece una ramanzina spiegandogli che non erano ricchi, che quelle scarpe erano un lusso che non potevano permettersi. E poi, cosa avrebbero pensato i vicini di casa? Così mio padre dovette restituirle e ritornare a casa con i soldi.

Fu proprio allora che mio padre capì che la Sicilia gli stava troppo stretta. A quattordici anni si imbarcò come lavapiatti a bordo di una nave in partenza per l’ America. Per più di un mese, pur soffrendo il mal di mare, continuò a lavorare, fino al momento in cui la nave approdò a Richmond, in Virginia. Dopo essere sbarcato nel cuore della notte, clandestinamente, riuscì  a raggiungere la città di New York, dove alcuni conoscenti lo ospitarono. Qui, in poco tempo, trovò tre lavori, che svolgeva contemporaneamente: lavapiatti in un ristorante, aiutante in una lavanderia e scaricatore al porto.

Mio padre era attratto dalle luci della città, dalla novità della metropolitana che gli permetteva di andare al Luna park di Coney Island e di andare da una parte all’altra della città con 10 centesimi al giorno. Riusciva anche a mandare dei soldi alla famiglia in Sicilia senza però mettere nulla da parte. Così, quando la grave crisi economica del 1929 colpì gli Stati Uniti, in un lampo lui perse tutti e tre i lavori senza avere accantonato neanche un soldo, e fu allora che imparò una lezione che avrebbe segnato la sua vita, e che avrebbe trasmesso anche a noi, i suoi figli: per avere un futuro bisogna saper risparmiare, mettendo sempre qualcosa da parte. Ogni giorno, invano, andava in giro per la città a cercare lavoro. “Ho camminato così tanto, ci ripeteva,  da consumare la suola delle scarpe“. La situazione era così grave che vide addirittura dei cadaveri in strada.

certificato di naturalizzazione di mio padre
Così quando un suo amico siciliano gli propose di andare a lavorare la terra, nel Nord dello Stato di New York, lui accettò subito. Cominciò allora a lavorare, a 19 anni, in una fattoria di proprietà della famiglia Marano, di origine siciliana, che gli offrì anche un alloggio. Coltivavano cipolle. La vita all’aria aperta  gli era congeniale, ed aveva anche l’opportunità di andare a caccia. Dopo qualche anno comprò la sua prima automobile, una Chevrolet, ma lui aveva deciso di risparmiare quanto più possibile. E fu grazie ai risparmi accumulati che, dopo 17 anni di lavoro come dipendente, acquistò tre ettari di terreno e diventò socio dei due fratelli Marano nell’acquisto di un ristorante. Il locale era situato sulle rive del Lago Ontario, a Mexico Point, un bellissimo luogo che adesso è un parco naturale statale. Una notte un incendio provocato da un corto circuito distrusse il ristorante, e mio padre vide andare letteralmente in fumo gran parte dei suoi risparmi.

Ma lui, che nel frattempo aveva cominciato a coltivare cipolle nel suo terreno, non si perse d’animo e decise di dedicarsi completamente all’agricoltura. 

Intanto aveva conosciuto mia madre, Theresa Lizzio, figlia di immigrati siciliani di Sant’Alfio. Si sposarono nel 1948, a Canastota, nello stato di New York. Insieme hanno lavorato sodo per tutta la vita. 

documento d'imbarco di Nunzio Lizzio, mio nonno

E mio padre, prima da solo poi con l’aiuto di noi figli, ha ingrandito la fattoria acquistando e disboscando con le sue mani i terreni circostanti: oggi la Di Salvo Farms ha un’estensione di 160 ettari, contro i tre ettari iniziali.

la Di Salvo Farms oggi


I miei genitori hanno avuto quattro figli, due maschi e due femmine. Mio fratello ed io, e adesso anche mio figlio, gestiamo la stessa terra. Abbiamo 8 dipendenti e trenta braccianti, e ogni anno produciamo 2 milioni e 400 mila cespi di lattuga e 5000 tonnellate di cipolle, che vengono vendute in tutta la costa Est degli Stati Uniti.



Mio padre è morto nel 2008, all’ età di 96 anni. Mia madre Theresa Lizzio è ancora in vita.

Joe Di Salvo, New York