domenica 20 marzo 2016

sulla guerra e la pace con Emergency


Emergency è un'associazione italiana indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà.

 
Emergency promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.
 
L'impegno umanitario di Emergency è possibile grazie al contributo di migliaia di volontari e di sostenitori.
 
Dalla sua nascita a oggi, Emergency ha curato oltre 7 milioni di persone


GLI INCONTRI AL LICEO LEONARDO 
con il team di Emergency:

giovedì 17 marzo
seconda e terza  ora
docente: Gabriella Gullotta
classi 3 C e  3 H
sabato 19 marzo
terza e quarta ora
docenti: Marina Bertino, Grazia Messina
classe 4 A
lunedì 21 marzo
quarta e quinta ora
docenti: Giuseppina Borzì, Angela Cavallaro

lunedì 7 marzo 2016

mercoledì 2 marzo 2016

dal festival di Limes




Come può scoppiare la terza guerra mondiale e cosa si può fare per scongiurarla.
Un’anticipazione dei temi al centro del Festival di Limes.






Ci stiamo rassegnando a una nuova grande guerra? Forse inconsciamente l’agogniamo, quasi fosse la “sola igiene del mondo”? Meglio una fine orribile di un orrore senza fine?

La ripetuta provocazione di papa Francesco sulla “terza guerra mondiale a pezzi” nella quale saremmo immersi senza avere il coraggio di ammetterlo va letta sullo sfondo del clima apocalittico diffuso nelle opinioni pubbliche non solo occidentali. E come premessa di quella strategia della misericordia, recentemente illustrata dal gesuita Antonio Spadaro sulla Civiltà Cattolica, che il Pontefice sta disegnando nella traiettoria dei suoi viaggi apostolici e delle sue strategie diplomatiche.

Per combattere la rassegnazione alla guerra, il determinismo bellico, la rinuncia alla politica che minacciano di precipitarci nel terzo conflitto globale.

Intorno a questo tema, scandagliato nel volume domani in uscita, Limes ha convocato al Palazzo Ducale di Genova, in collaborazione con l’omonima Fondazione per la Cultura, tre giorni (4-6 marzo) di pubblico dibattito con esperti e protagonisti della scena geopolitica internazionale.

Il titolo del Festival di Limes – “La terza guerra mondiale?” – vira l’intuizione papale in interrogativo. Assumendola quale invito al discernimento. E come avvertimento: se non spegneremo almeno i principali fra gli incendi bellici – i “pezzi” di guerra mondiale – che infiammano il pianeta, questo rischia davvero di finire in pezzi.

Studiando la carta geopolitica del pianeta, osserviamo che oggi questo è spartito in due macroregioni.

Una relativamente pacifica, ordinata, benestante, imperniata su un Occidente sempre meno coeso. Chiamiamola Ordolandia.

L’altra, in via di espansione, si dipana dall’America centrale all’Africa, dal Medio Oriente ai Mari Cinesi: è la macroarea dove si concentrano disintegrazione degli Stati, miseria, guerre, terrorismo, migrazioni forzate, rivendicazioni territoriali apparentemente incomponibili. Fenomeni accentuati dalle devastazioni ambientali indotte dai mutamenti climatici nelle sensibili aree tropicali. Questo è lo spazio dei “pezzi di guerra mondiale” evocati da Francesco. Chiamiamolo Caoslandia.

L’alternativa fra guerra e pace si gioca nell’espansione o nella contrazione di Caoslandia. Difendere e allargare Ordolandia è la priorità di chi non cede al millenarismo apocalittico. E sa che la pace non è dato di natura, ma conquista di ogni giorno.

Come si potrebbe configurare la terza mondiale che il Papa giudica già in atto? A differenza delle due precedenti, che vertevano sulla redistribuzione della potenza fra i principali soggetti mondiali, questa deriverebbe dalla loro impotenza.

È la decomposizione degli Stati – insieme all’incapacità delle grandi potenze di arginare il caos, quando non lo incentivano – la cifra della deriva bellica in corso nel cuore di Caoslandia. In alcune aree del mondo, specie in Nordafrica (Libia) e fra Levante e Mesopotamia (ciò che resta di Siria e Iraq), il crollo dei poteri formali è degradato in guerra civile. Nelle quali intervengono potenze esterne, regionali (Iran, Turchia, Arabia Saudita) o extraregionali (Stati Uniti, Russia, Francia, Gran Bretagna, forse domani anche Italia). Direttamente o per procura. Senza peraltro definire un nuovo ordine, semmai accentuando il caos.

La guerra mondiale, o qualcosa di simile, sarebbe quindi il prodotto ultimo del processo di disintegrazione di alcuni Stati. Al momento, forse il conflitto più minaccioso, in questa prospettiva, è la guerra in Ucraina, dove Nato e Russia si fronteggiano lungo la labile linea di faglia che li divide.

L’Italia si trova alla frontiera di Caoslandia. Sia sul fronte meridionale che su quello orientale. E ben dentro la crisi esistenziale che sta scuotendo l’Europa. Siamo dunque i primi interessati a impedire che il mondo del caos valichi i nostri confini e dilaghi nel Vecchio Continente.

Deriva perfettamente evitabile. A patto anzitutto di rovesciare il clima apocalittico, alimentato secondo Francesco non solo dai jihadisti ma anche dai neocrociati occidentali, per cui il nostro destino sarebbe la guerra definitiva. I credenti vorranno ricorrere al balsamo evangelico della misericordia. Dunque ameranno il nemico. Per i laici, si tratta di recuperare il senso inclusivo della politica.

Non per evitare di combattere, quando necessario. Ma per impedire che le armi diventino fini a se stesse. E tornino invece al servizio di obiettivi politici. Di nuovi, per quanto provvisori, ordinamenti di pace.

Se ciò non accadrà, l’intuizione di Francesco rischierà di svelarsi profezia.

lunedì 29 febbraio 2016

IL PROTESTANTESIMO



9 minuti


e la risposta della CHIESA
video Zanichelli 6'





DALLA RIFORMA PROTESTANTE ALLA CONTRORIFORMA

TRECCANI SCUOLA, 3,20 minuti


13,21 minuti



video 3'

LE RELIGIONI RIFORMATE fino ad oggi
in slides



1555

Con la Pace di Augusta
Carlo V riconosce il culto luterano nella formula del

















PROTESTANTESIMO E CAPITALISMO
dall'analisi di Max Weber





venerdì 26 febbraio 2016

I MOTI DEL 1820-21, 1830-31, 1848-49









LA DOTTRINA MONROE (1823)

Indirizzo di politica estera Usa elaborato dal segretario di stato J.Q. Adams e illustrato dal presidente Monroe nel suo messaggio al Congresso del 2 dicembre 1823. 

Affermò il principio che proibiva alle potenze europee di fondare nuove colonie nell'emisfero occidentale e di intervenire negli affari interni di nazioni indipendenti del continente americano. Enunciata per manifestare l'opposizione degli Stati Uniti a una spedizione franco-spagnola contro le colonie latinoamericane dichiaratesi indipendenti, ebbe come principale obiettivo l'esclusione delle potenze europee da ogni rivendicazione sulla costa nordoccidentale del Pacifico (sottratta alle pretese spagnole col trattato Transcontinentale del 1819 ma già popolata da stazioni russe e inglesi), considerata strategica dal punto di vista commerciale in quanto via nordamericana all'India. 

Trasformata agli inizi del XX secolo in una sorta di "catechismo nazionale" dell'aggressiva democrazia statunitense, legittimò ideologicamente il ruolo di potenza marittima e di polizia perseguito dalla politica del grosso bastone (big stick) di T. Roosevelt (1901-1908). 

Temporaneamente superata negli anni trenta dalla politica di buon vicinato di F.D. Roosevelt, fu resuscitata negli anni della guerra fredda come diga contro le "infiltrazioni" comuniste nel continente, a giustificazione dei ripetuti interventi politici e militari statunitensi in America centrale e contro Cuba.











1848- LA PRIMAVERA DEI POPOLI 

Nonostante i moti del 1848, esplosi con ampia partecipazione popolare e operaia,  fossero stati repressi abbastanza velocemente, le vittime furono decine di migliaia. La Primavera dei popoli venne definita dagli storici come un sanguinoso fallimento, ad eccezione della concessione dello Statuto Albertino nel Regno di Sardegna da parte di Carlo Alberto di Savoia, l'unica costituzione non revocata. 

Tuttavia, vi furono notevoli e importanti effetti a lungo termine: Germania e Italia presto sarebbero arrivate all'unificazione, basandosi anche sulla necessità di autodeterminazione dei popoli; l'Ungheria sarebbe giunta ad un parziale riconoscimento della propria autonomia; in Prussia e Austria fu abolito il feudalesimo; in Russia fu eliminata la servitù della gleba (1861). 

In definitiva, con le rivoluzioni del 1848 si cancellò completamente il concetto di Restaurazione: i movimenti meno radicali (soprattutto quelli liberali) furono quelli che ne trassero maggiori vantaggi, riuscendo nei sessant’anni successivi ad ottenere e imporre costituzioni e parlamenti in varie nazioni europee, mettendo i monarchi sotto controllo e rendendo difficile, se non impossibile, la monarchia assoluta. 

I popoli che si erano ribellati ristabilirono il principio di uguaglianza davanti alla legge, diffusero la libertà di stampa e di pensiero e crearono un'opinione pubblica in grado di incidere sull'azione del governo.


la repressione dei moti









sabato 20 febbraio 2016

vivere nella democrazia










Leggi i testi per l'analisi e la riflessione. 

Quindi rispondi alle domande

Aggiungi alla fine una tua conclusione personale




giovedì 11 febbraio 2016

STATO LIBERALE E STATO DEMOCRATICO

Lo Stato liberale è il tipico stato europeo ottocentesco basato sull'ideologia liberale (e liberista), che, in ogni caso, rappresenta un superamento dello stato assoluto, in quanto è la prima forma moderna di stato di diritto, uno stato, cioè, nel quale anche i suoi organi sono sottomessi alla stessa legge che emanano. Ma la legge è "onnipotente", non è a sua volta soggetta ai princìpi superiori di una costituzione, in quanto le "carte" e gli "statuti" allora vigenti sono flessibili, hanno cioè la stessa forza della legge ordinaria che dunque può modificarli o contraddirli.
      Lo stato liberale del XIX secolo è caratterizzato soprattutto dal suffragio elettorale ristretto per censo e/o per istruzione, oltre che per sesso e per età. 
Considera intangibile la proprietà privata e mette al centro dell'economia l'impresa privata e il mercato (liberismo) e il non intervento (laisser faire). 
Dunque uno stato elitario e limitato.
      Si deve avvertire che quanto sopra detto a proposito dell'accostamento tra liberalismo e liberismo è, come si può capire, una semplificazione/astrazione, valida come primo approccio e come descrizione generale. La realtà storica è stata più complessa e non sempre lo stato liberale in politica ha abbracciato pienamente il liberismo in economia, o, almeno, nell'economia internazionale. Se all'interno l'impresa privata, il mercato, il non intervento sono i perni dell'economia, all'esterno si adottano politiche non liberiste. 

La Terza Repubblica francese (alla fine dell'Ottocento) e l'Italia dell'età giolittiana (primi anni del Novecento), qualificabili come stati liberali, furono "protezionisti" in tema di commercio internazionale.


    Lo stato democratico, quale quello delineato, per esempio, dalle costituzioni francese del 1946, italiana del 1948, tedesca del 1949  è uno stato "costituzionale" (cioè più che "legale") in quanto neanche la legge è onnipotente, ma soggetta ai princìpi fondamentali di una costituzione "rigida", non modificabile cioè con legge ordinaria e fonte suprema delle altre fonti del diritto.

      Lo stato democratico, oltre ad essere "di diritto", con separazione dei poteri, con il "principio di costituzionalità", ha le radici stesse della sua sovranità nel popolo (i cittadini) e dunque si caratterizza anche per il suffragio universale e diretto (tutti i cittadini maggiorenni, senza distinzione di sesso, censo e istruzione, eleggono direttamente almeno i membri del Parlamento o di un ramo di esso, con voto "personale e uguale, libero e segreto"). Si ha cioè pluralismo dei partiti politici e libere elezioni, con forme di garanzia per le minoranze che hanno la possibilità, formale e sostanziale, di diventare maggioranza. Si ha il riconoscimento e la protezione dei diritti dell'uomo e l'ampliamento di quelli del cittadino che diviene partecipe, sia pure indirettamente o non sempre direttamente,della conduzione della cosa pubblica (res publica), che si trova cioè in uno status activae civitatis [posizione di cittadinanza attiva/partecipazione] 

I.T.C.G. 'E. Fermi' Pontedera (Pi)

UNA SCHEDA DI CONFRONTO


molto utilI per ulteriori chiarimenti i testi di

1) ALEXIS DE TOCQUEVILLE
LA DEMOCRAZIA IN AMERICA
Libertà individuale e potere democratico
esercizio: spiega in 10 righe perchè è preferibile per l'autore
la democrazia

2) NORBERTO BOBBIO: LIBERALISMO e DEMOCRAZIA

testo con esercizi per la riflessione e la produzione

su TOCQUEVILLE E IL SUO CONTRIBUTO

NAZIONE E NAZIONALISMO