sabato 11 giugno 2011

La rivolta del sette e mezzo in Sicilia


post di Marilenia Miano
classe 4 C

“…una tinta mattinata del settembre 1866, i nobili, i benestanti, i borgisi, i commercianti all’ingrosso e al minuto, i signori tanto di coppola quanto di cappello, le guarnigioni e i loro comandanti, gli impiegati di ufficio, sottoffici e ufficiuzzi governativi che dopo l’unità avevano invaso la Sicilia pejo che le cavallette, vennero arrisbigliati di colpo e malamente da uno spaventoso tirribillio di vociate, sparatine, rumorate di carri, nitriti di vestie, passi di corsa, invocazioni di aiuto. Tre o quattromila viddani, contadini delle campagne vicino a Palermo, armati e comandati per gran parte da ex capisquadra dell’impresa garibaldina, stavano assalendo la città. In un vidiri e svidiri, Palermo capitolò, quasi senza resistenza…”

Andrea Camilleri, Biografia del figlio cambiato




Se ne trova traccia in alcuni romanzi ma è raramente riportata nei libri di storia: la rivolta del sette e mezzo
vide nel 1866  la popolazione del palermitano scontrarsi per un'intera settimana con l'esercito nazionale. La Sicilia, che solo pochi anni prima aveva invocato l'unità e aveva accolto come eroe e liberatore Giuseppe Garibaldi, si sollevava in una delle rivolte più violente della sua storia.
Ninni Giuffrida, docente dell'Università di Palermo, così parla della composizione del movimento:  "I propositi dei repubblicani, vale a dire dei promotori, si unirono alle posizioni fortemente antigovernative dei ceti subalterni e a quelle di frange della chiesa, che veniva a essere colpita profondamente nei propri interessi. Senza dimenticarci dei borbonici, che ebbero tutto l’interesse a entrare in questa particolarissima situazione".


Ecco la mia ricostruzione dell'evento:

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