lunedì 7 luglio 2014

dalla lettera del presidente


Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano scrive a Repubblica in occasione della commemorazione dei caduti del primo conflitto mondiale:

 "Il centenario del conflitto ’14-’18 vede insieme nella Ue i popoli che si combatterono sanguinosamente. Ma occorre evitare polemiche sulle colpe di allora. E trasmettere ai giovani una memoria critica di quella tragedia"



"(...) Nella spaventosa fornace bellica del primo conflitto mondiale i caduti italiani furono in tutto oltre seicentomila. E anche da storici rigorosi nello smontare mitizzazioni e forzature nello stesso assunto "liberatorio" dell'intervento italiano, è venuto - come da tutti deve oggi ancora venire - l'omaggio riconoscente e commosso al sacrificio di tanti, alle prove umili ed eroiche di senso del dovere e dell'onore nazionale che furono date da una moltitudine di persone semplici, di contadini poveri divenuti soldati.

E di certo non è risultata contraddittoria con il "ripudio" di principio della guerra, con la priorità - sancita in Costituzione - del valore della pace e della ricerca di soluzioni pacifiche alle controversie tra Stati e nazioni, la valorizzazione del fenomeno che così è stato descritto da Giuliano Procacci nella sua "Storia degli italiani": "Con la guerra vastissimi strati sociali, il cui mondo era stato sino allora circoscritto entro un orizzonte provinciale, venivano costretti per forza delle cose a prendere coscienza del loro destino comune e dell'esistenza di una collettività nazionale".

La prima guerra mondiale divenne "la prima grande esperienza collettiva del popolo italiano". L'Italia ne uscì non solo riunita - con il ricongiungimento di Trento e Trieste - entro i confini sognati dai patrioti del Risorgimento, ma cambiata moralmente perché forte di una nuova e più vasta consapevolezza del proprio essere nazione.

Potranno queste fondamentali acquisizioni storiche rivivere e trasmettersi alle generazioni più giovani attraverso un programma di attività già delineato in sede di governo per il centenario della prima guerra mondiale, di quella drammatica esperienza che, con sue motivazioni e suoi peculiari percorsi, l'Italia attraversò da non secondaria protagonista? Credo che sia uno sforzo da compiere..."


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