domenica 2 giugno 2013

2 GIUGNO 2013






Anche, anzi soprattutto, nel momento difficile che il nostro Paese sta attraversando, va ricordata la data del 2 giugno 1946, giorno del referendum istituzionale che consegnò agli italiani una nuova forma di stato e di governo: la Repubblica. Si usciva definitivamente dalla dittatura e dalla monarchia che quella dittatura aveva appoggiato e favorito. Gli italiani sceglievano con alle spalle il sacrificio dei partigiani per la conquista della libertà, guardando ad un futuro di libertà, diritti e doveri per il bene comune. La Resistenza ha segnato in modo indelebile la nascita della nostra democrazia che oggi chiede a tutti noi  di confermarla e sostenerla ogni giorno nel rispetto dei suoi valori fondanti contenuti nella Costituzione Italiana del 1948.

Al di là delle celebrazioni rituali, pure importanti, previste per oggi, ricordiamo con le parole di Umberto Gentiloni i fatti di quel fondamentale momento della nostra storia:

" La Repubblica si afferma con oltre il 54% dei voti (dodici milioni e settecentomila votanti), mentre la monarchia raccoglie il 45,72% dei consensi (dieci milioni e settecentomila schede). Il Paese è ancora diviso, al Sud la continuità dinastica prevale. Nella difficile strettoia del dopo voto la prova viene superata, i risultati confermati, le titubanti reazioni di Umberto II travolte. Il ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, nel suo Diario riferisce del Re che riceve la notizia della sconfitta con serenità accettando il destino avverso e prendendosela con gli alleati, traditori di un patto, responsabili di un esito così imprevedibile. Gli angloamericani dal canto loro escono dal rispettoso silenzio dell’attesa e si adoperano per favorire uno sbocco certo nei risultati e nei tempi, sposando le ragioni di chi voleva un passaggio democratico, un’investitura forte per voltare pagina. Un telegramma del Dipartimento di Stato - 12 giugno 1946 - due giorni dopo la proclamazione ufficiale e alla vigilia della partenza di casa Savoia dal suolo italiano - riassume la dialettica del tempo: «Ne la monarchia né la Repubblica hanno sollecitato un intervento degli Alleati», meglio vigilare sul corso degli eventi e lasciare che si affermino i processi profondi che animano la società italiana.


Nel comunicato finale del Consiglio dei ministri che conferisce le funzioni di capo dello Stato ad Alcide De Gasperi questi aggiunge di proprio pugno la frase «nel compito di assicurare la pacificazione e l’unità nazionale». Era iniziata una nuova storia. Anche a distanza di decenni il peso di quella scelta per modalità e contenuti che la sostengono non può sbiadirsi nelle fragilità dell’oggi, nelle intemperie che appaiono insormontabili. Il nostro cammino comune affonda le proprie radici nell’esordio della democrazia di massa, nei suoi responsi e nella convinzione di nuovi traguardi da raggiungere e superare. La comprensione del passato può insegnarci a guardare con fiducia al futuro.




 RILEGGIAMO I PRINCIPÎ FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA


Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principî ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici1.

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati,
alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12.

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

venerdì 10 maggio 2013

Un film per Peppino Impastato




PEPPINO IMPASTATO  con la sua piccola radio e alcuni giovani amici  si opponeva nel 1978 a Cinisi al boss  Gaetano Badalamenti.  Per questo motivo fu ucciso il 9 maggio di 35 anni fa. La mafia non ha mai accettato gli ostacoli che impedivano e impediscono la sua esistenza. Oggi un   cortometraggio, Munnizza,  di Andrea Satta con i disegni di Marta Dal Prato e la regia di Licio Esposito nasce  per ricordarlo e per sostenere la petizione per salvare dal degrado il casolare dove fu ucciso. Il film è stato prodotto in collaborazione con Libera.



di Attilio Bolzoni



mercoledì 24 aprile 2013

25 aprile


Ancora una volta è l'ANPI (Associazione nazionale partigiani d'Italia) a ricordarci l'importanza dell'imminente ricorrenza della Festa della liberazione.




"È stato calcolato che i Caduti nella Resistenza italiana (in combattimento o eliminati dopo essere finiti nelle mani dei nazifascisti), siano stati complessivamente circa 44700; altri 21200 rimasero mutilati o invalidi. Tra partigiani e soldati italiani caddero combattendo almeno 40 mila uomini (10260 furono i militari della sola Divisione Acqui, Caduti a Cefalonia e Corfù). Altri 40 mila IMI (Internati Militari Italiani), morirono nei Lager nazisti.
Le donne partigiane combattenti furono 35 mila, e 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della Donna. 4653 di loro furono arrestate e torturate, oltre 2750 vennero deportate in Germania, 2812 fucilate o impiccate. 1070 caddero in combattimento, 19 vennero, nel dopoguerra, decorate di Medaglia d'oro al valor militare.
Durante la Resistenza le vittime civili di rappresaglie nazifasciste furono oltre 10000. Altrettanti gli ebrei italiani deportati; dei 2000 di loro rastrellati nel ghetto di Roma e deportati in Germania se ne salvarono soltanto 11. Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 nella valle tra il Reno e il Setta (tra Marzabotto, Grinzana e Monzuno), i soldati tedeschi massacrarono 7 partigiani e 771 civili e uccisero in quell'area 1830 persone. Per quella strage soltanto nel gennaio del 2007 il Tribunale militare di La Spezia ha condannato all'ergastolo dieci ex SS naziste".

L'articolo è affiancato dalle biografie delle italiane e degli italiani morti in nome della libertà.


Come dimenticare tutto questo?
Facciamo della memoria civile una risorsa del nostro essere e del nostro agire. Ogni giorno.




domenica 7 aprile 2013

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA IN ITALIA


Alla vigilia delle elezioni del Capo dello Stato, cerchiamo di capire meglio quali sono le funzioni, gli impegni costituzionali e i limiti della carica istituzionale più importante con gli interventi di costituzionalisti e studiosi segnalati dall' ARIFS - Associazione per Ricerca e Insegnamento di Filosofia e Storia.



IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA:

domenica 24 marzo 2013

un evento storico: l'incontro tra due papi




La storia stupisce sempre, i fatti vanno spesso oltre qualsiasi immaginazione.
Fino a qualche mese fa nessuno avrebbe potuto prevedere un evento così singolare, unico fino ad oggi: l'incontro di ieri a Castel Gandolfo tra due "sovrani" della Chiesa cattolica, i due pontefici Ratzinger e Bergoglio.

 "Il teologo tedesco, il pastore latinoamericano, interiore e attento alla liturgia il primo, popolare e più essenziale nelle forme l'altro. Si compie così la lunga parabola iniziata dalla Santa Sede più di un mese fa, l'11 febbraio, con l'annuncio delle dimissioni di Ratzinger, e proseguita il 13 marzo con i cardinali riuniti in conclave che giungono all'elezione del suo successore, Bergoglio.
Subito dopo la fumata bianca, Papa Francesco aveva telefonato immediatamente a Ratzinger e alla folla lo acclamava aveva chiesto di pregare anche per Benedetto XVI. Bergoglio ha chiamato nuovamente Ratzinger il 19 marzo, per fargli auguri di buon onomastico il giorno di San Giuseppe. E ora, passati i primi concitati giorni del Pontificato e decantata la pressione mediatica, ecco l'incontro.
Lasciando il suo pontificato, Benedetto XVI aveva assicurato obbedienza al successore e manifestato l'intenzione di seguire la vita della Chiesa in silenzio e in preghiera. Dopo un paio di mesi a Castel Gandolfo, Ratzinger si trasferirà nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano"





di Davide Leonardi, classe 3 H



scheda biografica a cura di Roberto Testa, classe 3 H

lunedì 18 marzo 2013

Bombardamenti italiani su Barcellona nel 1938





Ringrazio Francesco Virga per aver ricordato, con l'articolo del Corsera, il drammatico bombardamento di Barcellona da parte delle milizie fasciste durante la guera civile spagnola.

Anche questa è stata una pagina della nostra storia nazionale, certo non facile nè piacevole da ricordare.

domenica 17 marzo 2013

LA STORIA SIAMO NOI





Emozionante risentire dalla voce di Fiorella Mannoia le parole della Storia siamo noi di Francesco de Gregori, anche perchè dedicate a tutte le vittime della mafia nella 18a  manifestazione organizzata ieri  da LIBERA.




 "Chi non lotta ha già perso", "Bisogna ricordare cos'è la bellezza, imparare a riconoscerla e a difenderla", "No alla camorra, sì alla vita libera", questi alcuni degli slogan che abbiamo visto ieri in un corteo composto e colorato,  centocinquantamla persone che hanno sfilato tra le strade di Firenze nella Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

Il nostro silenzio li uccide per la seconda volta, ha detto Don Ciotti nel corso della manifestazione.
E ha chiesto che quei 900 nomi venissero letti ad alta voce, a memoria imperitura.

RICORDIAMOLI, PERCHE' SIAMO ANCHE NOI CHE SCRIVIAMO LA STORIA.