“Discutiamo e ragioniamo, ma nella consapevolezza che l’unità del paese uscita dal Risorgimento con i suoi ulteriori sviluppi è l’unica storia che abbiamo, da cui non possiamo prescindere e da cui dobbiamo in ogni caso partire: certo con gli occhi bene aperti ai problemi della difficile unità italiana” Massimo L. Salvadori, storico
venerdì 21 settembre 2018
giovedì 20 settembre 2018
Lo sviluppo della monarchia costituzione inglese
post della classe 4 C
laboratorio in aula
gli studenti -in piccoli gruppi di lavoro- leggono, analizzano e riassumono il contenuto dei documenti costituzionali inglesi :
Petition of right e Bill of Rights
Ecco le loro conclusioni:
1)partiamo da un confronto tra le premesse
dei due documenti
a cura di Giusy e Alessandra
| |||||||||||||||||||
a cura di Desirè, Greta, Salvatore
e di Julian, Francesco, Martina Papa, Roberta
La petizione del Diritto venne presentata nel 1628 dal Parlamento
Inglese al Re Carlo I.
Lo scopo era ripristinare il ruolo del Parlamento, come sottolineato dalla Magna Charta LIbertatum del 1215, per frenare l'assolutismo del monarca.
In apertura venivano individuati gli errori commessi
dal sovrano nell’esercizio del suo operato.
Gli errori erano i seguenti:
1.
Ha costretto il popolo a versare somme di denaro allo Stato, senza il consenso del Parlamento.
2.
Ha imprigionato, arrestato, molestato e obbligato a presentarsi in
tribunale chiunque si sia sottratto al versamento dei contributi.
3.
Ha imprigionato diversi cittadini, senza indicarne il motivo, e non
ha fatto conoscere le cause della loro detenzione.
4.
Ha costretto ad ospitare soldati e marinai dagli abitanti delle
varie contee del reame, arrecando scontento e disordine.
5.
Ha condannato a morte ingiustamente o alla mutilazione parecchi dei
suoi sudditi.
6.
Ha investito arbitrariamente certe persone del mandato e del potere di giudicare e
condannare chiunque abbia commesso qualche assassinio, furto, fellonia, sedizione
o qualsiasi altro crimine.
Dopo questa elencazione, una pars destruens in senso metodologico,
il Parlamento avanzava le sue richieste:
il Parlamento avanzava le sue richieste:
1- Il Re non deve costringere i sudditi a versare tasse,
imposte o prestiti di denaro senza il consenso del Parlamento.
2- Nessun uomo deve essere giudicato, arrestato, obbligato a
giuramento o a svolgere servizio in occasione di queste tasse o del rifiuto di
pagarle.
3-Nessun uomo libero venga arrestato o detenuto senza essere
sottoposto a processo.
4-Bisogna impedire ai soldati e marinai l'acquartieramento forzato in modo
che non opprimano la popolazione.
5-Va avviato l'annullamento delle commissioni incaricate di applicare la
legge marziale, in modo che nessuno venga molestato o condannato a morte contro
le leggi di libertà del Paese.
3) analisi del BILL OF RIGHTS (13 FEBBRAIO 1689)
a cura di Jessica, Francesca e Giusy
e di Damiano, Aurora, Martina Coco
a cura di Jessica, Francesca e Giusy
e di Damiano, Aurora, Martina Coco
Dopo la Seconda rivoluzione inglese o Rivoluzione gloriosa, in seguito all’ascesa al
trono di Guglielmo III e Maria II, nel 1689, il Parlamento presentava ai sovrani questo documento
con
l'individuazione dei seguenti errori:
Guglielmo II
1. Ha
sospeso ed applicato leggi, senza consultare il Parlamento;
2. Ha posto
sotto accusa e processato i prelati per aver protestato contro il re;
3. Ha
richiesto tributi per la Corona, con modalità diversa da quella del Parlamento;
4. Ha avuto
un esercito permanente anche in tempo di pace, consentendo l’acquartieramento
senza il consenso del Parlamento;
5. Ha
disarmato i protestanti, al contrario dei papisti che disponevano di armi;
6. Ha
impedito le elezioni del Parlamento;
7. Ha
concesso il titolo di giurato ad individui parziali, corrotti e non
qualificati, specialmente in processi per alto tradimento;
8. Ha posto
ingiustamente sotto accusa persone che godevano di libertà, chiedendo loro
cauzioni;
9. Ha
imposto multe eccessive e punizioni illegali;
10.
Ha imposto multe e confische prima ancora che
l’accusato venisse giudicato.
pertanto vengono avanzate le seguenti richieste:
1.
Che il Re non
può sospendere o far eseguire le leggi senza il consenso del Parlamento
2.
Che il Re,
pur essendo tale, non può sottrarsi alle leggi
3.
Che non venga
più istituito un tribunale regio per le
questioni religiose
4.
Che il Re non
imponga tasse per la corona, senza il consenso del Parlamento
5.
Che i
cittadini abbiano la libertà di presentare petizioni al Re, senza avere
ripercussioni
6.
Che il re non
possieda un esercito permanente in periodo di pace
7.
Che i
cittadini protestanti possano possedere armi in casa per la loro difesa
8.
Che le
elezioni del Parlamento siano libere
9.
Che un
parlamentare abbia la libertà di parola anche fuori dal Parlamento
10.
Che non siano
inflitte pene troppo crudeli
11.
Che si tenga
conto del Parlamento per qualsiasi ingiustizia o problema
4) Confrontiamo le conclusioni dei due documenti
a cura di Daniela, Francesca e Isaide
4) Confrontiamo le conclusioni dei due documenti
a cura di Daniela, Francesca e Isaide
PETITION OF RIGHT
Il Parlamento, ancora
sottomesso all’autorità della Corona,
supplica umilmente la Eccellentissima Maestà
del Re di rispettare tutte le forme indicate dalla Magna Charta Libertatum e le
altre leggi del reame e di dichiarare graziosamente che, per la sicurezza del
popolo e la prosperità del reame, i suoi ufficiali lo servano conformemente
alle leggi del regno.
Il Parlamento non riesce ancora ad imporsi come forza politica ferma e decisa accanto al sovrano
BILL OF RIGHTS
Il Parlamento, questa
volta, non “prega umilmente” che vengano accolte
le sue richieste, ma domanda con insistenza che tutti i punti elencati vengano osservati, e
chiede che Guglielmo e Maria, principe e principessa d’Orange, siano dichiarati
Re e Regina d’Inghilterra e dei domini ad essa appartenenti. Esclude inoltre la
possibilità che un principe papista, o qualsiasi persona in comunione con la Chiesa di Roma, salga sul trono d’Inghilterra.
Si afferma una monarchia di tipo costituzionale,
in cui il potere del
Re viene controllato dalla volontà del Parlamento.
1689: L'INGHILTERRA E' ORMAI UNA MONARCHIA COSTITUZIONALE
IL BILL OF RIGHTS DIVIENE INFATTI LA LEGGE FONDAMENTALE DEL REGNO
1707:INGHILTERRA, GALLES E SCOZIA SI UNISCONO PER FORMARE
LA GRAN BRETAGNA
1800: NASCE IL REGNO UNITO CON L'ANNESSIONE DELL'IRLANDA
1947: L'IRLANDA (EIRE) DIVIENE UNA REPUBBLICA INDIPENDENTE.
NEL REGNO UNITO RIMANE COMUNQUE L'IRLANDA DEL NORD.
sabato 9 giugno 2018
mercoledì 6 giugno 2018
la tragedia dei desaparecidos in Argentina
L'espressione desaparecidos (de-sa-pa-re-sì-dos, letteralmente "scomparsi" in spagnolo) si riferisce alle persone che dal 1976 al 1983 furono arrestate per motivi politici, o anche semplicemente accusate di avere compiuto attività "anti governative" dalla polizia dei regimi militari argentino, cileno e di altri paesi dell'America latina, e delle quali si persero in seguito le tracce.
Tipico del fenomeno dei desaparecidos fu la segretezza con cui operarono le forze governative; gli arresti e i sequestri avvenivano spesso di notte e in genere senza testimoni, così come segreto rimaneva tutto ciò che seguiva all'arresto; le autorità non fornivano ai familiari la notizia degli avvenuti arresti e gli stessi capi di imputazione erano solitamente molto vaghi.
Della maggioranza dei desaparecidos non si seppe effettivamente mai nulla e solo dopo la caduta del regime militare e il ritorno alla democrazia, con la pubblicazione del rapporto Nunca más (Mai più), che permise la ricostruzione di una parte degli avvenimenti e della sorte di un certo numero di "scomparsi", fu possibile conoscere che molti di loro furono detenuti in campi di concentramento e in centri di detenzione clandestini, torturati e infine assassinati segretamente, con l'occultamento delle salme in fosse comuni o gettati nell'Oceano Atlantico o nel Rio de la Plata con i cosiddetti voli della morte.
La sparizione forzata è un fenomeno che si è verificato anche in altri paesi e in altri momenti storici, facendo del termine spagnolo una parola mantello d'uso comune.
Tale fenomeno è stato riconosciuto come crimine contro l'umanità dall'articolo 7 dello Statuto di Roma del 17 luglio 1998 per la costituzione del Tribunale Penale Internazionale e dalla risoluzione delle Nazioni Unite numero 47/133 del 18 dicembre 1992.
sabato 12 maggio 2018
la quarta rivoluzione industriale
Supercomputer
portatili e disponibili ovunque. Robot intelligenti. Veicoli autonomi. Aumento
delle capacità cerebrali grazie alla neuro-tecnologia. Scrittura del codice
genetico. Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del celebre World
Economic Forum (2016) è convinto che siamo all’inizio di una trasformazione (la
quarta rivoluzione industriale) che modificherà radicalmente il modo in cui
viviamo, lavoriamo e ci relazioniamo.
Secondo
un rapporto della multinazionale di consulenza McKinsey, le nuove tecnologie digitali
avranno un impatto profondo nell’ambito di quattro direttrici di sviluppo:
la prima riguarda l’utilizzo dei dati,
la potenza di calcolo e la connettività, e si declina in big data, open data, Internet
of Things, machine-to-machine e cloud computing per
la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione. La seconda è
quella degli analytics: una
volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore. Oggi solo l’1% dei dati
raccolti viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere
vantaggi a partire dal “machine learning”, dalle macchine cioè che
perfezionano la loro resa “imparando” dai dati via via raccolti e analizzati.
La terza direttrice di sviluppo è l’interazione
tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch”,
sempre più diffuse, e la realtà aumentata. Infine c’è tutto il settore che si
occupa del passaggio dal digitale al “reale” e che comprende la manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le
comunicazioni, le interazioni machine-to-machine e le nuove
tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato,
razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni.
Finora
le rivoluzioni industriali del mondo occidentale sono state tre:
la prima, nel
1784 con la nascita della macchina a vapore e di conseguenza con lo
sfruttamento della potenza di acqua e vapore per meccanizzare la produzione;
la seconda, nel 1870 con il via alla produzione di massa attraverso l’uso
sempre più diffuso dell’elettricità, l’avvento del motore a scoppio e
l’aumento dell’utilizzo del petrolio come nuova fonte energetica;
la terza, nel 1970
con la nascita dell’informatica e della telematica, da cui è scaturita l’era digitale
destinata ad incrementare i livelli di automazione avvalendosi di sistemi
elettronici e dell’IT (Information Technology).
La data d’inizio della quarta
rivoluzione industriale non è ancora stabilita con certezza, probabilmente perché è
tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile indicarne l’atto fondante.
La data più ricorrente è tuttavia quella relativa alla Fiera di Hannover nel 2011 in Germania, in cui il termine dell'era 4.0 venne per la prima volta adottato al fine di indicare una nuova fase dell'economia mondiale. Il dibattito proseguì al World Economic Forum
del 2016 ed è ancora in corso, come già detto.
Gli
effetti della quarta rivoluzione industriale sul mercato del lavoro
Esperti
e osservatori stanno cercando di capire come cambierà il lavoro,
quali nuove professionalità saranno necessarie e quali invece presto potrebbero
scomparire.
Dalla ricerca “The Future of the Jobs“, presentata al World Economic Forum
2016, è emerso che, nei prossimi anni, fattori tecnologici e
demografici influenzeranno profondamente l’evoluzione del mercato del lavoro.
Alcuni (come la tecnologia del cloud e
la flessibilizzazione del lavoro) stanno influenzando le dinamiche
già adesso e lo faranno ancora di più nei prossimi 2-3 anni. L’effetto
sarà la creazione di 2 nuovi milioni di posti di lavoro, ma
contemporaneamente ne spariranno 7, con un saldo netto negativo di
oltre 5 milioni di posti di lavoro. L’Italia ne esce con un pareggio
(200mila posti creati e altrettanti persi), meglio di altri
Paesi come Francia e Germania. A livello di gruppi professionali le
perdite si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione:
rispettivamente 4,8 e 1,6 milioni di posti distrutti. Secondo la ricerca
compenseranno parzialmente queste perdite l’area finanziaria, il
management, l’informatica e l’ingegneria.
![]() |
| la terza rivoluzione industriale |
venerdì 11 maggio 2018
Joan Baez, quando la musica racconta la storia
JOAN BAEZ ED ENNIO MORRICONE
Here's to you, Nicola and Bart
E’ il 23 agosto 1927. Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti, venivano condannati alla sedia elettrica con l’accusa di aver ucciso, nel 1920, nel corso di una rapina, il cassiere e la guardia giurata del calzaturificio Slater and Morril.
Sacco e Vanzetti ribadirono fino all’ultimo la loro innocenza, ma nonostante nel 1925 un pregiudicato, tal Celestino Madeiros, si accusasse di aver partecipato alla rapina assieme ad altri complici; scagionando completamente i due italiani, e nonostante appelli e manifestazioni di solidarietà e di richiesta di assoluzione da parte dell’opinione pubblica mondiale, la notte del 23 agosto 1927 Sacco e Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica.
Nel 1977 il governatore del Massachusetts ammetterà gli errori fatti nel processo e ne riabiliterà la memoria.
Joan Baez ed Ennio Morricone ne hanno lasciato traccia imperitura nella musica
JOAN BAEZ
C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones (1967)
Il 30 aprile del 1975 si chiude la guerra in Vietnam, uno dei conflitti più lunghi e sanguinosi del Novecento, origine di estese manifestazioni pacifiste di protesta: nel mondo è anche diventata la-guerra-del-Vietnam, cioè il simbolo di un conflitto ingiusto e brutale. È stata la guerra più rilevante combattuta dagli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale ed è stata anche al centro di buona parte della cultura pop dell’epoca e degli anni successivi, raccontata in una miriade di libri, canzoni, film, articoli di giornale e fotografie.
La guerra fu combattuta prevalentemente nel Vietnam del Sud: da una parte c’era l’esercito del Vietnam del Nord, guidato dalla dittatura comunista di Ho Chi Minh, dall’altra l’esercito del Vietnam del Sud, dove dopo la guerra di Indocina era stato instaurato un regime anti-comunista guidato da Ngô Đình Diệm e sostenuto dagli Stati Uniti. Nella guerra furono coinvolti anche i vicini Laos e Cambogia e diversi alleati internazionali: Cina e Unione Sovietica a sostegno di Hồ Chí Minh, Stati Uniti e alleati occidentali con Ngô Đình Diệm. La guerra durò dal 1960 al 1975 con il progressivo coinvolgimento degli Stati Uniti soprattutto a partire dal 1962, sotto l’amministrazione democratica di John Fitzgerald Kennedy e poi, dal 1968, con il suo successore Lyndon Johnson.
Il conflitto si concluse con la caduta di Saigon, capitale del Vietnam del Sud, conquistata dall’esercito di Ho Chi Minh: esso fu anche la prima e più grossa sconfitta militare degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda.
lunedì 7 maggio 2018
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