martedì 3 aprile 2012

VIA RASELLA 23 MARZO 1944



La morte di Rosario Bentivegna, partigiano autore dell'attacco di Via Rasella contro alcuni  militari nazisti durante l'occupazione di Roma deceduto ieri a quasi 90 anni, ha sollevato ancora una volta il ruolo dell'evento, e dei suoi protagonisti, nella decisione di procedere all'eccidio delle Fosse Ardeatine. Tornare a quei giorni, alle tensioni e alle paure degli italiani bloccati a Roma e sottoposti a perquisizioni, violenze, abusi permette di capire anche il dramma interiore di Bentivegna, costretto ad essere ritenuto, anche a guerra conclusa e non solo da chi si trovava sul fronte opposto, un assassino, o accusato di viltà  perchè non si era consegnato a Kappler per evitare la strage dei 335 italiani. Bentivegna ha ritenuto sempre la sua un'azione di guerra rifiutando la deifnizione di "attentato". L'Italia era occupata e presidiata da un esercito straniero, il re era fuggito a Brindisi con Badoglio lasciando esercito e cittadini allo sbaraglio, gli ebrei prelevati dal ghetto il 16 ottobre 1943 e deportati nei campi di concentramento: i partigiani non potevano rimanere semplicemente a guardare, nè potevano evitare di vedere quanto accadeva.


" Travestito da spazzino, lo studente di medicina (Bentivegna) spinse sino al luogo fissato un carretto carico di 18 chilogrammi di tritolo e di spezzoni di ferro. Aveva riempito la pipa di tabacco e per tre volte l’aveva accesa ritenendo imminente l’arrivo dei soldati tedeschi. L’attesa durò quasi due ore e il commando di partigiani stava rinunciando all’azione finché un quarto d’ora prima delle 16 si udirono passi cadenzati e inni di guerra. Quando i soldati erano vicini, Bentivegna accese la miccia e a passo deciso raggiunse via del Tritone dove lo aspettava con un impermeabile la sua compagna e futura moglie Carla Capponi. Nell’attentato morirono 32 tedeschi, per rappresaglia dopo una serie di convulse telefonate con Berlino, il comando tedesco decise di uccidere dieci italiani per ogni SS caduto. La sentenza venne eseguita alle Fosse Ardeatine, dove le vittime ufficiali, rastrellate tra i detenuti politici, gli ebrei, i comuni, andarono oltre la cifra stabilita: furono 335(...)"
Dino Messina, Corriere della Sera, http://lanostrastoria.corriere.it/











1 commento:

  1. La strage delle Fosse Ardeatine è divenuto l'evento emblematico della rappresaglia nazista durante il periodo dell'occupazione nazista in Italia. Rosario Bentivegna fu uno dei tanti coraggiosi partigiani protagonisti della Resistenza antifascista. L’azione da lui commessa contro i soldati tedeschi ebbe una conseguenza molto tragica, che però Rosario non avrebbe certamente potuto immaginare. A questo proposito, è da notare la crudeltà dei nazisti che non si accontentarono di punire l’artefice dell’attentato, ma vollero uccidere ben 335 italiani (con l’aggiunta “per errore” di altre cinque vittime) tra detenuti politici, militari, antifascisti ed ebrei , 10 per ogni soldato tedesco morto: come se un tedesco valesse molto di più di un qualsiasi altro uomo. Addirittura, Hitler aveva inizialmente proposto una vendetta peggiore, ovvero la distruzione dell'intero quartiere (che comprende il Quirinale) e la deportazione da Roma di 1000 uomini per ogni tedesco ucciso.

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