sabato 31 gennaio 2015

Sergio Mattarella nuovo Presidente della Repubblica

 post di Davide Bonanno, classe 5 B


Sergio Mattarella, neo-presidente della Repubblica Italiana nonché dodicesimo italiano ad assumere la massima carica dello Stato, è nato a Palermo il 23 luglio del 1941. Figlio di Bernardo Mattarella, democristiano più volte ministro a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Sergio si laureò in giurisprudenza ed assunse la cattedra di docente di Diritto parlamentare presso l’Università di Palermo. La sua tranquilla vita da professore fu scossa dall’assassinio per mano di Cosa Nostra del fratello Piersanti, all’epoca presidente della Regione siciliana, nel 1980. L’impegno di Mattarella come presidente, che sin dalla sua elezione aveva dimostrato forza di volontà nel voler trasformare la realtà siciliana troppo collusa con la mafia, si trasferì automaticamente in Sergio, che fu uno dei primi, tra l’altro, a soccorrere il fratello il tragico giorno della sua morte, avvenuta in via Libertà, a Palermo.
Le 8 pallottole scaricate dal sicario assunto da Cosa Nostra, che terrorizzarono la moglie Irma e la figlia Maria in auto con lui al momentodell'attentato e fortunatamente illese, furono un monito molto significativo per Sergio, che decise di intraprendere la strada dell’impegno politico, cercando di realizzare le proposte e i sogni che Piersanti si era prefissato senza riuscire tristemente a poterli ultimare.

Vicino alla corrente della Democrazia Cristiana, Sergio fu eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione della Sicilia occidentale in seguito alle elezioni politiche del 1983 e già dopo solo 6 anni, nel 1989, con la formazione del governo Andreotti, ricevette la carica di ministro della Pubblica Istruzione, dalla quale si dimise un anno dopo, insieme ad altri ministri della corrente sinistra della DC, per protesta contro la fiducia posta dal governo su quella che venne chiamata ‘legge Polaroid’, che, secondo i suoi detrattori, si limitava a fotografare la condizione del sistema radiotelevisivo, legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di proprietà di Silvio Berlusconi. Mattarella fu successivamente uno dei protagonisti principali del rinnovamento della DC, che avrebbe condotto nel 1994 alla fondazione del Partito Popolare Italiano.In seguito alla rielezione alla Camera del 1996, assunse la carica di vicepresidente del consiglio durante il governo D’Alema, e tenne il ministero della Difesa nei successivi Governo D’Alema e Governo Amato fino al 2001. L’incarico di Mattarella al ministero della Difesa seguì la partecipazione dell’Italia all’operazione con la quale la NATO intervenne nella guerra del Kosovo e coincise con l’approvazione della legge di riforma delle Forze Armate, che di fatto aboliva il servizio di leva obbligatorio. Il 22 aprile del 2009 Mattarella venne eletto dalla Camera dei Deputati componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, mentre il 5 ottobre del 2011 il Parlamento, in seduta comune, lo ha eletto giudice della Corte Costituzionale. Già nelle elezioni a presidente della Repubblica del 2013, il suo nome fu sottoposto da Pierluigi Bersani a Silvio Berlusconi, salvo poi veder confermato Giorgio Napolitano.

L'ELEZIONE

Il 31 gennaio 2015, Sergio Mattarella viene infine eletto presidente della Repubblica Italiana al quarto spoglio con 665 preferenze del Parlamento italiano e dei grandi elettori (provenienti principalmente dal PD, dal Nuovo Centrodestra, da Scelta Civica e da Sinistra Ecologia e Libertà).






I DODICI PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA ITALIANA


Sergio Mattarella è il dodicesimo presidente della Repubblica Italiana dalla sua istituzione, in seguito al referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Il primo presidente eletto fu Enrico De Nicola, a cui faranno seguito Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi e Napolitano.

Enrico De Nicola: il primo presidente della Repubblica proveniva dal Partito Liberale Italiano, e resse la carica dall’1 gennaio 1948 al 12 maggio 1948. De Nicola ricoprì numerose altre cariche pubbliche, come quella di Presidente del Senato o quella di Presidente della Camera dei Deputati. Ricoprendo la carica di Primo Presidente della Corte Costituzionale, De Nicola si ritrovò ad aver ricoperto quattro delle cinque maggiori cariche dello Stato.

Luigi Einaudi: Luigi Einaudi venne eletto secondo Presidente della Repubblica Italiana il 12 maggio del 1948; da intellettuale ed economista di fama mondiale, Einaudi è considerato uno dei padri della Repubblica Italiana. Einaudi ricoprì tra l’altro la carica di vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Governatore della Banca d’Italia. Esponente del pensiero liberista e federalista, Einaudi conferì l’incarico a quattro presidenti del consiglio: De Gasperi, Pella, Fanfani e Scelba. Il suo mandato si concluse l’11 maggio 1955.

Giovanni Gronchi: Il mandato di Giovanni Gronchi andò dall’11 maggio 1955 all’11 maggio 1962. Gronchi fu il primo Capo di Stato italiano a visitare Istanbul e l’America meridionale. Il suo tentativo di inserire una componente comunista nella maggioranza parlamentare ebbe effetti destabilizzanti nel suo governo, che trovò inoltre l’opposizione della Farnesina e dei governi alleati della NATO, in virtù della sua intenzione di adottare una politica estera di equidistanza tra i blocchi, personale e parallela a quella governativa.

Antonio Segni: La carica di Antonio Segni, durata due anni e mezzo, fu la più breve della storia repubblicana dopo quella di Enrico De Nicola. Il presidente Segni, dimissionario il 6 dicembre del 1964, viene ricordato per l’autorizzazione al comandante dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo a predisporre un piano di emergenza, passato alle cronache come Piano Solo, da alcuni definito come un tentativo di colpo di Stato.

Giuseppe Saragat: Giuseppe Saragat fu il primo socialista a ricoprire la carica di Presidente della Repubblica, dal 29 dicembre 1964 al 29 dicembre 1971. Saragat fu Presidente dell’Assemblea Costituente nonché leader storico del Partito Socialista Democratico Italiano. Da socialista liberale e riformista, e padre della dottrina socialdemocratica italiana, Saragat accettò l’adesione dell’Italia all’alleanza occidentale e fu favorevole all’ingresso dell’Italia stessa nella NATO. Egli era fermamente convinto che la socialdemocrazia potesse costituire politicamente un valore aggiunto e che avrebbe potuto avere una posizione elettoralmente egemonica.

Giovanni Leone: Giovanni Leone fu il sesto presidente della Repubblica Italiana ( 29 dicembre 1971-15 giugno 1978) nonché il primo senatore a vita eletto alla massima carica dello Stato. L’elezione di Leone, con i ben 23 scrutini necessari a raggiungere la maggioranza assoluta dei componenti dell’Assemblea elettiva, fu anche la più lunga della storia repubblicana. Secondo alcuni costituzionalisti, la sua presidenza fu volta ad una piena indipendenza dai partiti e dal massimo rispetto delle istituzioni; Leone fu sempre rispettoso della Carta Costituzionale e nell’avvalersi delle sue prerogative, effettuò scelte del tutto aliene dalle sue impostazioni ideologiche.

Sandro Pertini: Sandro Pertini fu eletto il 9 luglio 1978 e tenne la carica fino al 29 giugno del 1985. L’elezione di Pertini apparve subito un importante segno di cambiamento per il Paese, grazie al suo carisma e alla sua fiducia, tanto da venir ricordato come ‘il presidente più amato dagli italiani’. Il suo mandato presidenziale fu caratterizzato da una forte impronta personale oltre che dalla sua strenua lotta al fascismo, per la quale venne addirittura perseguitato negli anni Venti del XX secolo. Pertini favorì l’ascesa del primo socialista italiano alla guida di un governo, Bettino Craxi: per due anni, a partire dal 1983, e per la prima volta nella storia dell’Italia, furono socialisti sia il Presidente della Repubblica, Pertini, sia il Presidente del Consiglio.

Francesco Cossiga: Cossiga fu l’ottavo Presidente della Repubblica Italiana, e detenne la carica dal 3 luglio 1985 al 28 aprile 1992. Cossiga fu già ministro dell’interno nel Governo Moro e nel doppio Governo Andreotti dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all’uccisione di Aldo Moro. Per la prima volta nella storia, la sua elezione a Presidente avvenne al primo scrutinio, con una larga maggioranza ( 752 su 977 votanti). Da docente di Diritto costituzionale, Cossiga fu molto rigoroso nell’osservanza delle forme dettate dalla Costituzione, anche se un indizio sulla sua futura posizione di denuncia al sistema politico può essere ritrovata nel voler chiarire il ruolo del Capo di Stato nel caso di conferimento dei poteri di guerra al Governo. In seguito alla caduta del muro di Berlino, Cossiga sostenne che i partiti e le istituzioni si rifiutarono di appoggiarlo: cominciò dunque una fase di conflitto e polemica, provocatoria ed eccessiva, col solo scopo di dare ‘picconate a questo sistema’, che valsero a Cossiga l’appellativo di ‘picconatore’.

Oscar Luigi Scalfaro: La carica ricoperta da Oscar Luigi Scalfaro perdurò dal 28 maggio 1992 al 15 maggio 1999. Scalfaro fu l’unico Capo dello Stato a non aver nominato alcun senatore a vita, poiché egli propendeva per l’ipotesi che il limite di 5 senatori a vita fosse a disposizione del Presidente della Repubblica come figura istituzionale, problema che nacque in seguito ad una dubbia interpretazione della Costituzione
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Carlo Azeglio Ciampi: Carlo Azeglio Ciampi detenne la carica di decimo Presidente della Repubblica dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 2006. Economista e Presidente emerito, Ciampi fu Governatore della Banca d’Italia, così come Luigi Einaudi. Dopo una militanza giovanile nel Partito d’Azione, Ciampi non ha più fatto parte di schieramenti politici. Come Pertini, Ciampi ebbe sempre un alto indice di gradimento popolare nei sondaggi, rappresentando una delle figure nelle quali gli italiani riponevano più fiducia, rafforzando al contempo la figura istituzionale di Presidente.

Giorgio Napolitano: Giorgio Napolitano fu l’unico Capo di Stato ad essere stato membro del Partito Comunista Italiano, nonché il primo presidente ad essere rieletto ed il più anziano al momento dell’elezione nella storia repubblicana. Nelle vesti di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Napolitano ha assunto una serie di iniziative verso l’ordine giudiziario, come la richiesta al CSM stesso di notizie relative al fascicolo personale di Henry John Woodcock (pubblico ministero che indagava su Vittorio Emanuele di Savoia) o il suo auspicio a risolvere la ‘guerra tra le Procure’ di Salerno e Catanzaro circa le indagini attinenti alle inchieste del PM De Magistris. Il suo mandato va dal maggio 2006 al 14 gennaio 2015.