sabato 18 gennaio 2014

due costituzioni a confronto


Con la Costituzione del 1787 nascono gli Stati Uniti d'America.
Il testo viene considerato il primo successo degli ideali illuministici e certamente ispirò anche le carte costituzionali successive dei paesi europei.
Proviamo a confrontare la Costituzione Statunitense e quelle Italiana, ben più tardiva (1948) in merito alla separazione dei poteri, alle funzioni del Congresso e del Parlamento, al ruolo e potere del Presidente della Repubblica.

Un confronto senz'altro utile a capire meglio l'odierna dialettica politica, economica e diplomatica internazionale.






Vi racconto la mia storia





Sami e gli studenti del Liceo Leonardo al Centro Astalli di Catania






Mi chiamo Sami, ho ventitré anni. 
Quattro di questi li ho vissuti in carcere. Spaccio, questa era l’accusa. Ma io in vita mia non ho mai spacciato niente. L’unico errore che ho commesso è stato portare un po’ troppo fumo addosso. Mi hanno condannato a sei anni di reclusione, io non ne avevo nemmeno diciassette, ero un ragazzino "normale" che va incontro a conseguenze troppo gravi  rispetto ad un’azione commessa. “Normale”, almeno così mi consideravo.
E’ una storia particolare la mia, sono quello che si può definire un “incrocio”. I miei genitori sono in Italia da trent’anni. Mia madre viene dall’Eritrea, faceva parte di un movimento di resistenza alla dittatura, aveva solo quattordici anni quando è scappata per rivendicare la sua libertà. Mio padre è etiope. Figlio del male, mi definiscono. Nato dall’unione di due paesi per anni in guerra tra di loro. Nel migliore dei casi, sono considerato semplicemente uno dei tanti “marocchini” che si incontrano in giro per Catania. Ho un fratello ed una sorella, la mia famiglia è splendida e non mi fa mancare nulla. Grazie a loro sono riuscito ad ottenere una modifica della pena e sono stato affidato in prova ai servizi sociali, da allora collaboro con il Centro Astalli. Da quando sono qui sono entrato a contatto con realtà atroci, ho guardato negli occhi ragazzi appena ventenni e ci ho trovato il vuoto, la distruzione che procura una vita senza speranze, senza aspettative.  Ragazzi profondamente innamorati della propria terra, costretti a scappare per amore della  vita, se così si può definire. Sono i cosiddetti “migranti per costrizione”. C’è un’enorme parte di Africa martoriata da guerre continue, laghi di sangue che non attirano l’attenzione solo perché le terre sono talmente povere da non consentire un business, veri e propri inferni in terra. Dittature sanguinose che reprimono le popolazioni con la più totale violenza, trattando gli esseri umani come fossero nulla. Queste sono le storie che mi raccontano qui, che ritrovo nei gesti schivi e negli occhi spaventati. Nelle menti segnate per sempre da dolori inimmaginabili. Qui facciamo il meglio che possiamo, diamo vitto e alloggio, alfabetizziamo ed aiutiamo i migranti ad avanzare le richieste per il loro asilo politico. Non è una cosa facile, affatto. Il più delle volte inserire in una comunità un immigrato è quasi impossibile. “Tornatevene al vostro paese”, ecco il pensiero cardine. E io sono sicuro che gran parte di queste persone ci sarebbero rimaste pure al loro paese, se avesse consentito loro di condurre una vita dignitosa. Perché non vai tu?, si potrebbe rispondere. Perché non provi sulla tua pelle le atrocità con cui bisogna, se si riesce, convivere? Non dureresti un giorno. Eppure sempre tutti lì, tutti pronti a puntare il dito e giudicare, perché in Italia si sta male e noi rubiamo il lavoro. Noi. Noi che ci basterebbe un pasto al giorno e la speranza per stare bene. Ma cibo al nostro paese ce n’è poco, e speranza ancora meno. 

Io sono nato qui, mi sento italiano tanto quanto qualsiasi altro cittadino, ma nel corso della mia vita mi sono reso conto di come esistano due tipi di razzismo. Uno è quello per ignoranza, per ingenuità. Sono stato spesso chiamato “marocchino”, ma mi è bastato spiegare per vedere sparire dal volto di chi mi aveva chiamato così qualsiasi traccia di riserva nei miei confronti. Poi c’è il razzismo per scelta. Il più aberrante, il più perverso. Vedo ogni giorno gente che mi guarda con diffidenza e parla dietro le mani, che punta il dito e mi odia per il colore della mia pelle. Ma perché odiarmi? Mi odi per la mia povertà? Ah no, giusto. Mi odi perché noi immigrati siamo sempre delinquenti, rubiamo e uccidiamo, non è così? E’ per questo che vengo odiato, perché l’ignoranza arrogante delle persone  porta a fare di tutta l’erba un fascio. Ma ho imparato a non curarmene, me l’ha insegnato mamma. Lei non riesce quasi a guardare la televisione, ogni volta che sente parlare di barconi carichi di eritrei che arrivano qui, quasi piange. Quando è partita dal nostro paese, faceva parte di un gruppo di ribelli formato da 180 persone, adesso ne sono sopravvissute solamente 18. E’ una sconfitta per lei sapere di aver lasciato per sempre la sua terra senza essere riuscita a cambiare le cose come avrebbe voluto. Però la speranza e la forza gliele leggo negli occhi, è una donna fortissima mia madre. La vedo forte ogni volta che ferma qualcuno come noi, un immigrato, per strada e parla con lui come se fosse suo fratello, il suo migliore amico. Chiede il nome, com’è arrivato qui e da dove viene. Poi sorride a tutti. Perché lei le conosce le loro storie, in fondo sono tutte simili alle sue. Sa cosa si prova a partire senza nulla addosso, a scappare via da un paese che ti schiaccia, che ti fa desiderare di morire la mattina appena apri gli occhi. 

La gente pensa che lottare per quello in cui si crede sia inutile, tanto poi non cambia niente. Io non la vedo così. io credo che se bisogna aspettare che siano gli altri a fare qualcosa, potremo morire nell’attesa. Credo che bisogna guardare a se stessi, partire da se stessi. Una cosa che ho imparato da quando frequento il centro è che un giorno di volontariato a me non costa nulla, non faccio nulla di assurdo o esageratamente pesante, ma mi fa andare a letto con la sensazione di essere stato utile, di servire a qualcosa. Mi fa andare a letto con il sorriso e la voglia di rifarlo ancora. 

Fa nascere in me una speranza, una speranza che ritrovo nei sorrisi dei volontari che lavorano con me, una speranza che cerchiamo tutti di trasmettere giorno per giorno a chi ormai non ne ha più.

ricostruzione a cura di Maria Pia Astuto
classe 4 H

domenica 8 dicembre 2013

Non sono numeri




PROGETTO MIGRANTI
studio dell' immigrazione in Sicilia

NON SONO NUMERI

GIOVEDI' 12 DICEMBRE
classi 4 B e 4 L (gruppo al completo)
MERCOLEDI' 18 DICEMBRE
classe 4 H, (si possono ancora accettare adesioni)
VISITA AL CENTRO ASTALLI DI CATANIA
ore 15-19,30

gli studenti interessati possono rivolgersi alla prof.ssa Grazia Messina, referente del progetto

venerdì 29 novembre 2013

i migranti e la scelta di lasciare la propria casa







I Paesi d'origine. 
I migranti irregolari arrivati via mare non provengono dagli stessi Paesi dei migranti regolari: "Nel periodo 2008-2013 le nazionalità maggiormente rappresentate negli sbarchi sono state: quella tunisina (un flusso avvenuto prevalentemente nei primi mesi della rivoluzione del 2011), seguita da quella eritrea, nigeriana, somala, siriana, afgana, ghanese e maliana. A parte alcune rare eccezioni, queste nazionalità non rappresentano né le principali nazionalità dei richiedenti asilo (Afghanistan, Russia, Iraq, Somalia, Serbia, Pakistan, Iran, Kosovo), né quelle dei migranti regolari nei paesi dell'Unione europea (Turchia, Marocco, Albania, Algeria, Ucraina, Cina, Russia, Ecuador)".

Le vere spinte dei flussi.
 
Le traversate nel Mediterraneo hanno radici molto lontane: "Nella stragrande maggioranza dei casi i migranti intercettati o morti nel Mediterraneo provengono dall'Africa sub-sahariana o dall'Asia. Nello specifico, provengono da Paesi sottomessi a regimi repressivi in cui prendere contatto con le ambasciate occidentali (quando presenti) per richiedere asilo politico o visti migratori è estremamente pericoloso. Il Mediterraneo e i suoi morti rilevano perciò fenomeni che hanno radici altrove".

I morti di Lampedusa. 
"La maggioranza delle vittime della recente tragedia di Lampedusa aveva diritto di richiedere asilo nell'Unione europea, da cui deriva l'irrilevanza nel cercare di attribuire loro un qualsivoglia status di "immigrato". Il problema è che queste persone non avevano alcuna possibilità di raggiungere in maniera regolare le coste europee per chiedere protezione internazionale, fatto che spiega il loro ricorso a vie irregolari". 

Come evitare le stragi? 
"Esistono molteplici soluzioni per rispondere all'inaccessibilità di strade legali di domanda d'asilo in Europa. La prima soluzione  -  consigliano i ricercatori  -  consiste nel definire piani di reinsediamento (resettlement) nei Paesi di primo asilo o di transito che i rifugiati potrebbero raggiungere. L'Unione europea si è impegnata timidamente in questa direzione, ma non vi è dubbio che c'è ancora molto da fare a patto che esista la volontà politica. Altre soluzioni sono da ricercare nel rilanciare la formula (ormai abbandonata) delle "procedure di entrata protetta" o dei "visti per l'asilo politico" così come nella possibilità di stabilire dei "programmi di protezione regionale" volti ad aumentare le capacità di asilo dei Paesi terzi". 

sabato 2 novembre 2013

Ecco l'America nelle foto dei migranti italiani



La storia di Little Italy, fatta di volti, bagagli, amori e sacrifici ritratti in foto di grande intensità - tra cui si scorgono anche giovanissimi Antonio Meucci, Joe Di Maggio e altri futuri famosi - si intreccia con la storia personale di Martin Scorsese. Una prefazione fortemente voluta dal curatore Paolo Battaglia (ex direttore degli Archivi Fotografici Panini, ideatore e promotore dell'intero progetto editoriale cui la Library of Congress si è detta disposta a collaborare) per introdurre il volume Trovare l'America, edizioni Anniversary Books, 320 pagine ricche di foto dei migranti italiani approdati nel nuovo continente.

Perchè la nostra storia ci aiuti a capire meglio speranze, dolori e sacrifici di chi oggi arriva in Italia in cerca di una vita migliore



venerdì 18 ottobre 2013

Priebke manipola la storia delle Fosse Ardeatine


E' il 24 marzo 1944.

335 italiani vengono fucilati, a gruppi di cinque-costretti prima ad inginocchiarsi,  a Roma nelle Fosse Ardeatine per ordine del generale Priebke, morto pochi giorni fa, tra i primi a sparare sui prigionieri.





La decisione viene presa dopo l'attentato di Via Rasella contro un presidio nazista nella capitale. Roma occupata resisteva agli occupanti e si difendeva con le azioni dei partigiani. Era la guerra vissuta nella quotidianità della paura e con il forte desiderio-legittimo-di libertà. 

Come risposta alla morte dei 33 soldati tedeschi morti nell'attentato, Priebke ne fa uccidere 335.
Non si è mai pentito del suo gesto. Lo ha persino giustificato come ubbidienza ai comandi superiori.
Ecco la sua ricostruzione dell'evento, la sua "versione manipolata" della storia.
La banalità del male ritorna con queste parole, e invita  ancora una volta a riflettere sulle nostre responsabilità.

ricordate che questo è stato.....

video-intervista

lunedì 7 ottobre 2013

L'alfabeto della tragedia di Lampedusa


Attilio Bolzoni ha presentato ieri su Repubblica un alfabeto della tragedia di Lampedusa.
Dall'A alla Z le parole che più abbiamo sentito o abbiamo pensato in questi giorni.
Nel bene e nel male.

 Ne riportiamo alcune.

A come AFRICA

Vengono tutti da lì. Almeno il 95 per cento di quelli che stavano sul barcone erano somali ed eritrei. Fra questi ultimi moltissimi di etnia Kunama, tribù del bassopiano occidentale al confine con il Sudan.



V come VIVI

Meno dei morti e degli scomparsi in mare


Z come ZAMMAMMERI

Qualcuno sui blog, in questi giorni chiama zammammeri i profughi che arrivano a Lampedusa.
"Liberiamo l'Europa da sti' zammammeri"
Zammammero pare che si possa pressappoco tradurre-non sappiamo in quale lingua- in cafone, zappatore,ignorante.
Complimenti.

Tra queste due voci- l'ultima la dice lunga su quanto sia ancora lontano il rispetto per chi cerca la sopravvivenza anche a costo della vita- ne voglio segnalare un' altra. Importante.

R come RAFFAELE

E' stato il primo a salvare gli uomini e le donne che stavano annegando.Si chiama Raffaele Colapinto, è l'armatore del peschereccio "Angela C."


Grazie Raffaele. Perchè esiste gente vera che prima di tutto sa che bisogna salvare un essere umano in pericolo. E lascia a blaterare in discutibili blog chi non sa salvare neanche la  propria dignità morale.