lunedì 24 novembre 2014

il film La grande guerra

   





Anno di produzione: 1959 
Regia: Mario Monicelli 
Attori: Alberto Sordi, Vittorio Gasman, Vanna Mangano, Mario Monicelli 
Produttore: Aurelio De Laurentis Musiche: Mino Rotan 

Il film è ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1916. I protagonisti sono Oreste Jacovacci e Giovanni Busacca, due soldati che tentano di fuggire dal campo di battaglia per sopravvivere alla guerra. Dopo l'imbroglio di Oreste, che aveva sottratto a Giovanni dei soldi con una promessa che poi non ha mantenuto, nonostante il rancore di Giovanni, tra loro nasce una forte amicizia. Tutti e due vengono mandati a Tigliano, dove restano al sicuro nelle retrovie, prima di essere mandati al fronte. Fino al giorno del primo scontro contro gli austro-ungarici, loro si svagano e si divertono con i loro compagni d'armi, ma un giorno vengono mandati lungo la linea del Piave, quando l'Italia stava subendo dolorosi attacchi. Con l'incarico di portare un messaggio, si dirigono verso la via del ritorno ma si perdono, si riparano in una fattoria e vengono catturati da un ufficiale tedesco che li ritiene delle spie. L'ufficiale li mette a un bivio: o sveleranno all'esercito austriaco i piani strategici dell'Italia e saranno salvati, o verranno fucilati. Loro, dopo una lunga decisione, inaspettatamente, vista la codardia che hanno manifestato per tutto il film, decidono di morire, pur di non svelare i piani del loro esercito, e vengono fucilati. Questo permise infine all'Italia di vincere quella battaglia.

"(All'epoca, nel 1959) La prima guerra mondiale non era mai stata raccontata, salvo mediocri e sporadici tentativi, dal cinema italiano, e che l'abbia fatto Mario Monicelli in questo modo, turbando la sensibilità di molti critici e neanche a dirlo delle autorità militari, incontrando comunque un grande successo di pubblico, dà la dimensione dell'intelligenza e del coraggio di questo grande regista italiano.

Con straordinaria abilità Monicelli introduce lo spettatore, attraverso i due protagonisti, nel mediocre ed impotente universo degli eserciti, dove si manifestano tutti i limiti di uno stato guidato da autorità capaci di fronteggiare la tragedia della guerra soltanto facendola pagare a poveri subalterni impreparati e totalmente demotivati.
La drammaticità della guerra è descritta a 360 gradi con tutte le sue contraddizioni: il coraggio convive con la paura, la follia con la codardia, la vita con la morte, sentimenti che si mescolano insieme ai dialetti dei soldati unendo le esistenze, primarie e secondarie, in una coralità commovente; ne è un esempio il soldato Bordin, uomo buono e cordiale, disposto, in cambio di poche lire necessarie per sfamare la famiglia numerosa, a partecipare alle missioni più pericolose sostituendo i commilitoni meno coraggiosi oltre le linee. Questa vigliaccheria, rimanendo sempre nelle retrovie e mandando gli altri a rischiare la vita sotto gli assalti nemici, la vivono anche Jacovacci e Busacca ma non consapevolmente; l'incredulità di fronte ad avvenimenti tanto più grandi di loro e l'apatica mediocrità della loro esistenza hanno il sopravvento sulla razionalità e sulla presa di coscienza della loro situazione. L'indifferenza che consegue l'abitudine alla morte, che viene mostrata loro con la fucilazione di una spia o con l'uccisione a sangue freddo di un nemico mentre tutto solo consumava un rancio, è vissuta dai due come una totale negazione dei sentimenti umani, l'orrore che sostituisce l'amore, il senso del dovere in ambito militare rimane confinato in un limbo a loro sconosciuto.
Il riscatto avviene nel finale, gestito con grande intelligenza da Monicelli....."     Marco Lafrate


dopo la visione:

1)   Genere del film: 
 
2)    In quale luogo/ghi è ambientata la vicenda?

3)    In quale epoca è collocata la vicenda?

4)    Indica quali sono i personaggi principali e le loro caratteristiche.

5)    Chi è, secondo te, il protagonista del film? Per quale motivo?

6)    Sintetizza, nelle linee essenziali, la trama della vicenda.

7)    Quale ti sembra l'idea centrale del film? Quale messaggio vuole consegnarci il regista?

8)    Esprimi le tue impressioni personali sul film 

Otto Dix e la grande guerra

War cripplers, Otto Dix




Otto Dix, nato da proletari, studia per cinque anni, dal 1909, alla Scuola di Arti figurative di Dresda; si arruola volontario e combatte in Polonia, Russia, Fiandre e Francia.
Le atrocità della guerra lasciano, ovviamente, un segno indelebile nelle sue opere, diventandone, insieme alla denuncia sociale e della critica all’ipocrisia borghese, il tema principale. Otto Dix diventa un pacifista.

Nel 1927 diventa professore all’Accademia di Dresda e membro dell’Accademia Prussiana. Nel periodo dell’ascesa del nazismo pubblica qualche caricatura satirica di Hitler e denuncia l’orrore della società dell’epoca nei suoi dipinti e viene quindi inserito tra gli artisti degenerati, spogliato di tutte le sue cariche pubbliche e 260 sue opere vengono sequestrate ed in parte distrutte; passa un breve periodo in carcere con l’accusa di aver attentato alla vita di Hitler, fino al 1939, rifiuta di lasciare il paese, viene richiamato alle armi, in quanto veterano pluridecorato, e viene fatto prigioniero dai francesi nel 1945. Rilasciato nel 1946, riprende la sua attività artistica, producendo prevalentemente allegorie religiose e si trasferisce sul lago di Costanza. Muore a Singen il 25 luglio 1969 78enne.


ASSALTO CON I GAS, Otto Dix

giovedì 13 novembre 2014

Berlino 1989: cos'è rimasto di quel muro



  La caduta del muro




dal TG1



Continuiamo a parlare della caduta del muro di Berlino con lo storico Lucio Caracciolo. Dal suo articolo pubblicato sull'Espresso nei giorni scorsi ecco una assai amara proiezione a partire da quel 9 novembre 1989:


Berlino 1989: cos'è rimasto di quel muro

Venticinque anni dopo quel 9 novembre, il sogno 
di un’Europa davvero unita è ancora lontano. Frenato dalla sfiducia reciproca. Da vecchi pregiudizi. E da grossolani errori politici

di Lucio Caracciolo


"Accadde la sera del 9 novembre. A testimonianza del caos in cui stava ormai affondando la Rdt sotto i colpi del gorbaciovismo e della insofferenza di buona parte della sua popolazione per le rigidità del potere, un alto dirigente del partito-Stato, Günther Schabowski, rispondendo alla domanda di un giornalista italiano si lasciò sfuggire che le «nuove regole» per il passaggio frontiera con l’Ovest erano attive «da subito». Dopo pochi minuti, masse di berlinesi si accalcavano ai passaggi di confine. I guardiani del Muro, i truci Vopos, privi di ordini, decisero che ormai non valeva la pena difendere uno Stato che si stava suicidando e si fecero travolgere dalla pacifica, inebriata folla. Fu una notte di follie e di entusiasmo, fra canti, balli, lacrime e abbracci. Finiva una dittatura, e con essa si apriva la fase finale del percorso che sarebbe sfociato, undici mesi dopo (3 ottobre 1990), nella riunificazione della Germania, e dopo altri quattordici mesi (26 dicembre 1991) nella morte dell’Urss. Pareva che finalmente l’Europa fosse unita nella pace, nella libertà e nella democrazia. Pareva........"
continua qui 



da LIMES



 Dall'Europa divisa in due all'ascesa della Germania unita. Venticinque anni dopo la caduta del Muro, è ancora Russia contro Occidente.



Il muro di Berlino 25 anni dopo, DOSSIER EUTOPIA

 interventi di 

VALERIO CASTRONOVO 

GIAN ENRICO RUSCONI 

ZYGMUNT BAUMAN

lunedì 10 novembre 2014

il primo genocidio del Novecento



Le persecuzioni e i massacri che gli armeni subirono dai turchi (per tradizione musulmani) sfociarono nel genocidio nel 1915. Il movimento dei Giovani Turchi temeva che durante la guerra i cristiani armeni si schierassero con i cristiani russi, quindi li massacrarono e li deportarono con la forza, uccidendone da uno a due milioni.
 

Mentre la grande guerra era in corso, si pianificava così nell'impero ottomano il primo genocidio del Novecento: il massacro del popolo armeno.
La religione cristiana era la loro colpa principale. A questa si aggiungeva la simpatia della Russia per i cristiani colpiti dalla repressione, in campo in quel periodo contro la Germania e la Turchia.


Si consumava così, quasi nascosto dalla più grande tragedia bellica in corso, il primo genocidio del Novecento


Ecco cosa accadde allora e cosa oggi si dice sulla tragedia negata


IL MASSACRO DEGLI ARMENI





una ricostruzione, 3'
 
 
suggerimento:
un film sulla tragedia: La masseria delle allodole
trailer, 3'
 

 


"La Storia della Grande Guerra riletta dai giovani di oggi - Mai più trincee"

CONCORSO MIUR SULLA GRANDE GUERRA:

  "La Storia della Grande Guerra riletta dai giovani di oggi - Mai più trincee"




 traccia proposta:

“Il concetto di sicurezza non esprime, oggi, una condizione 
statica di “assenza di conflitti”, bensì una tensione dinamica verso sempre nuove e più efficaci forme di 
integrazione, comunanza di sforzi, solidarietà e amicizia fra i popoli. Nel 2012 l’Unione Europea ha 
ricevuto il premio Nobel per la pace, grazie al suo contributo nella trasformazione “di un Continente in 
guerra in un Continente di pace”. Quale pensi possa essere il contributo che l’Europa potrà ancora 
fornire alla pace e alla sicurezza internazionale affinché non si ripetano i terribili conflitti del Novecento. 
Quale potrà essere l’apporto dell’Italia per la pacifica convivenza tra i popoli, considerando anche 
l’impegno delle Forze Armate italiane a favore della stabilizzazione delle aree di crisi”
 
Attraverso le tracce di studio proposte dal bando, gli studenti dovranno elaborare una composizione scritta in relazione al rispettivo ambito scolastico di riferimento. In tale contesto, potranno essere trattati, attraverso un'analisi dell'esperienza della Prima Guerra Mondiale, argomenti legati al significato storico della ricorrenza, avviando rispetto ad essa significativi approfondimenti in ordine all'importanza dell'integrazione europea per preservare e garantire la stabilità dell'Europa e il contributo fornito dalle Forze Armate italiane alla stabilità internazionale nelle missioni di pace all'estero.
 
 scadenza: 30 gennaio 2015
 
per aderire rivolgersi alla prof.ssa Messina

mercoledì 5 novembre 2014

ideali nella Costituzione secondo Norberto Bobbio


Rimane sempre interessante l'analisi proposta da Norberto Bobbio per individuare le radici ideologiche della Costituzione Italiana.

Liberalismo, democrazia, socialismo, cristianesimo sociale 
assumono in questa lucida disamina un ruolo fondante nella costruzione della nostra Repubblica

lunedì 3 novembre 2014

4 NOVEMBRE 1918


 Il 31 ottobre 1918 i generali austro-ungarici e quelli italiani si incontrarono a Villa Giusti, alle porte di Padova, per iniziare a discutere le condizioni di pace. In accordo con gli alleati, l'Italia sottopose all'Impero asburgico un armistizio che si basava sulle richieste del Patto di Londra. Veniva quindi formulato il diritto dell'esercito di occupare tutte le terre austro-ungariche sul litorale adriatico, la riduzione dell'esercito a 20 divisioni, la consegna del 50% dell'artiglieria in loro dotazione, la liberazione immediata dei prigionieri e il ritorno in Germania delle truppe tedesche entro due settimane.
Carlo I, informato dai propri emissari, non poté far altro che accettare queste condizioni e quindi l'armistizio venne firmato alle 15.20 del 3 novembre 1918. Il "cessate il fuoco" sarebbe entrato in vigore alle 15 del 4 novembre, mettendo così ufficialmente fine alla Grande Guerra dopo quasi 3 anni e mezzo. 
Anche se non direttamente, questa firma sancì pure la fine del secolare Impero d'Austria-Ungheria che si disgregò sotto le inarrestabili onde dei movimenti nazionalisti.

ERA SOLO LA FINE DELLA PRIMA CATASTROFE DEL SECOLO.
 L'EUROPA PASSAVA INFATTI DALLA GUERRA AD UNA PACE DESTINATA A SCATENARE LA SECONDA GUERRA MONDIALE.


video RAI SCUOLA


COSA SCRIVEVANO QUEL GIORNO I GIORNALI

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Wilson si congratula con il re
lunedì 4 novembre 1918
Il telegramma del presidente americanoThomas Woodrow Wilson a Vittorio Emanuele. Washington, 4 novembre: «Mi consenta Vostra Maestà di esprimere quanto profondamente e sinceramente il popolo degli Stati Uniti gioisca per il fatto che il suolo d’Italia sia stato liberato dai suoi nemici, e prego in suo nome la Maestà Vostra ed il grande popolo italiano di accettare le più entusiastiche felicitazioni». [Sta. 6/11/1918]

dalle pagine di diario:
"Non si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, né con ardore; essi vanno al macello perché sono guidati e perché temono la fucilazione. Se avessi per le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei".

(B.N. anni 25, soldato; condannato a 4 anni di reclusione per lettera denigratoria,1916, in http://www.storiaxxisecolo.it/ )


I 14 PUNTI DI WILSON

LA NOSTRA RICOSTRUZIONE CON DOCUMENTI E TESTIMONIANZE


TESTI E COMMENTI DEI CONTEMPORANEI. STORIOGRAFIA

A VERSAILLES nel 1919, Liceo Ceccano

tutti gli accordi e le loro conseguenze


sezione multimediale dedicata alla GRANDE GUERRA
CON VIDEO, MAPPE, INTERVENTI