mercoledì 11 febbraio 2015

le foibe, un tragedia troppo a lungo ignorata

Settembre 1943 – Febbraio 1947: il calvario degli italiani di Istria e Dalmazia, uccisi a migliaia dalle truppe comuniste di Tito nelle cavità carsiche: le foibe.
Una tragedia ripercorsa, nel "Giorno del ricordo", dal professor Raoul Pupo raccontando non solo la storia delle deportazioni e delle stragi, ma anche il dramma di centinaia di migliaia di esuli costretti a lasciare le terre dei propri padri.
Comincia tutto all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre: la penisola istriana finisce sotto il controllo del Movimento di Liberazione jugoslavo guidato da Tito.
In un mese le foibe si riempiono dei corpi di almeno 500 italiani. Diventeranno alcune migliaia al termine della seconda guerra mondiale, quando gli jugoslavi occupano la Venezia Giulia e cominciano le deportazioni. Nel 1947, poi, il Trattato di Pace di Parigi impone il passaggio di Zara, Fiume e di gran parte dell’Istria alla Jugoslavia. È l’inizio di un esodo doloroso per circa 300 mila italiani.
Su tutto, però, cala il silenzio. Fino agli anni ’90, con la caduta del Muro di Berlino e la crisi jugoslava. 




VIDEO RAITRE
45'

con Raoul Pupo
di Pierluigi Tiriticco

domenica 8 febbraio 2015

il rischio di una nuova guerra mondiale

La situazione internazionale è molto tesa e tutti gli organismi diplomatici sono in fibrillazione nel timore di non farcela ad evitare un nuovo devastante conflitto mondiale. 

Ecco i contesti caldi che rappresentano, ciascuno con i suoi motivi ed insieme per gli equilibri generali, i focolai della crisi.

Primo fronte, quello caldo dove si combatte con le armi, è l'Ucraina. Putin ha reagito alla defenestrazione degli ucraini filorussi dal governo e alla svolta 'a destra' di Kiev riprendendosi la Crimea (russa dal Settecento e 'regalata' a Kiev da Kruscev) e aiutando i ribelli filorussi in Ucraina orientale. Dopo anni in cui ha cercato di 'imporre' l'influenza russa (la Rus' di Kiev è la culla della Russia per i nazionalisti) attraverso i leader locali filorussi - sempre di volta in volta caduti - si è probabilmente stufato degli intermediari e ha voluto agire direttamente. In Crimea tutto facile, era già una repubblica autonoma, gli ucraini pochi e le truppe di Mosca già presenti (è sede della flotta russa del Mar Nero fin dai tempi sovietici). Più complicata la situazione in Ucraina orientale, dove le province a maggioranza russa si sono sollevate (con il sostegno di Mosca) ma Kiev ha reagito militarmente.


Da anni Putin lavorava al ritorno della Russia nell'ex spazio sovietico e il ruolo crescente della Russia come fornitore di energia (gas e petrolio, che passano dall'Ucraina per andare in Europa) dei paesi europei (in particolare la Germania, ma non solo) gli dava una forte arma negoziale nei confronti  dell'Europa. Poi forse contava sull'incertezza mostrata da Obama in politica estera, ora con un Congresso pienamente controllato dai repubblicani. Probabilmente sperava che finisse come con la guerra in Georgia
Ha sbagliato i conti. Gli Stati Uniti non gliela stanno facendo passare liscia. Per la Casa Bianca ha superato il limite. Per Washington è anche l'occasione per cercare di rompere l'asse energetico e politico di Eurussia.

Il secondo fronte: le sanzioni. La Nato è mobilitata nell'impedire ulteriori trasgressioni russe e a tranquillizzare Polonia e Baltici che temono l'espansionismo russo. L'arma usata da Washington non è militare ma economica. In primo luogo le sanzioni economiche a cui si sono dovuti allineare anche i riottosi europei che sarebbero pronti a sacrificare l'Ucraina per l'energia russa ma non possono entrare così apertamente in conflitto con gli Stati Uniti e gli europei orientali. Cruciale è il ruolo della Merkel che in queste ore è in Russia con Hollande per cercare una mediazione con Putin.

Il terzo fronte: il petrolio. Ma la vera arma economica non sono le sanzioni. E' il prezzo del petrolio. Qui interviene l'Arabia Saudita, che tenendo alta la produzione di greggio ha provocato il crollo del prezzo da 100 a 50 dollari. Per Putin è un colpo mortale. La crescita politica ed economica della Russia sotto la sua leadership è stata possibile grazie all'alto prezzo del petrolio di questi anni. La vendita di gas e petrolio è l'asset principale dell'economia russa. Quanto reggerà la Russia in queste condizioni? Già molti degli oligarchi diventati ricchi grazie a Putin lo stanno abbandonando, anche se non apertamente: hanno spostato i capitali in Svizzera e altri paradisi fiscali contribuendo alla crisi del rublo.
Con questa mossa Ryad (Arabia Saudita) ha preso tre piccioni con una fava. Ha colpito la Russia Putin (che è un concorrente energetico ma anche nell'asia centrale islamica) ha danneggiato l'arcinemico iraniano che si è permesso di "aizzare' le minoranze sciite nel Golfo persico, e ha reso meno conveniente usare le nuove tecniche di estrazione del greggio degli Usa che stanno per rendere autosufficiente la potenza americana in campo petrolifero. Qui il campo si complica. Gli Stati Uniti stanno cercando il riavvicinamento con l'Iran e la mossa dell'alleato saudita non aiuta in questo campo. Allo stesso tempo danneggia la produzione di energia interna. Fino a quando Obama, presidente in uscita, resisterà alle pressioni? Fino a quando gli interessi antirussi americani prevarranno?

Tensione mondiale. Da non dimenticare infatti il ruolo della Cina, che ne sta approfittando per ottenere dalla Russia maggiori forniture energetiche. Della Turchia, che ha sostituito l'Europa come sbocco del gasdotto ex southstream. Infine c'è la novità della Grecia di Tsipras che messa alle strette dalla trojka europea minaccia di mettere in discussione la settantennale scelta atlantica e di aiutare la Russia rompendo il fronte delle sanzioni europee.


sabato 31 gennaio 2015

Sergio Mattarella nuovo Presidente della Repubblica

 post di Davide Bonanno, classe 5 B


Sergio Mattarella, neo-presidente della Repubblica Italiana nonché dodicesimo italiano ad assumere la massima carica dello Stato, è nato a Palermo il 23 luglio del 1941. Figlio di Bernardo Mattarella, democristiano più volte ministro a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Sergio si laureò in giurisprudenza ed assunse la cattedra di docente di Diritto parlamentare presso l’Università di Palermo. La sua tranquilla vita da professore fu scossa dall’assassinio per mano di Cosa Nostra del fratello Piersanti, all’epoca presidente della Regione siciliana, nel 1980. L’impegno di Mattarella come presidente, che sin dalla sua elezione aveva dimostrato forza di volontà nel voler trasformare la realtà siciliana troppo collusa con la mafia, si trasferì automaticamente in Sergio, che fu uno dei primi, tra l’altro, a soccorrere il fratello il tragico giorno della sua morte, avvenuta in via Libertà, a Palermo.
Le 8 pallottole scaricate dal sicario assunto da Cosa Nostra, che terrorizzarono la moglie Irma e la figlia Maria in auto con lui al momentodell'attentato e fortunatamente illese, furono un monito molto significativo per Sergio, che decise di intraprendere la strada dell’impegno politico, cercando di realizzare le proposte e i sogni che Piersanti si era prefissato senza riuscire tristemente a poterli ultimare.

Vicino alla corrente della Democrazia Cristiana, Sergio fu eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione della Sicilia occidentale in seguito alle elezioni politiche del 1983 e già dopo solo 6 anni, nel 1989, con la formazione del governo Andreotti, ricevette la carica di ministro della Pubblica Istruzione, dalla quale si dimise un anno dopo, insieme ad altri ministri della corrente sinistra della DC, per protesta contro la fiducia posta dal governo su quella che venne chiamata ‘legge Polaroid’, che, secondo i suoi detrattori, si limitava a fotografare la condizione del sistema radiotelevisivo, legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di proprietà di Silvio Berlusconi. Mattarella fu successivamente uno dei protagonisti principali del rinnovamento della DC, che avrebbe condotto nel 1994 alla fondazione del Partito Popolare Italiano.In seguito alla rielezione alla Camera del 1996, assunse la carica di vicepresidente del consiglio durante il governo D’Alema, e tenne il ministero della Difesa nei successivi Governo D’Alema e Governo Amato fino al 2001. L’incarico di Mattarella al ministero della Difesa seguì la partecipazione dell’Italia all’operazione con la quale la NATO intervenne nella guerra del Kosovo e coincise con l’approvazione della legge di riforma delle Forze Armate, che di fatto aboliva il servizio di leva obbligatorio. Il 22 aprile del 2009 Mattarella venne eletto dalla Camera dei Deputati componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, mentre il 5 ottobre del 2011 il Parlamento, in seduta comune, lo ha eletto giudice della Corte Costituzionale. Già nelle elezioni a presidente della Repubblica del 2013, il suo nome fu sottoposto da Pierluigi Bersani a Silvio Berlusconi, salvo poi veder confermato Giorgio Napolitano.

L'ELEZIONE

Il 31 gennaio 2015, Sergio Mattarella viene infine eletto presidente della Repubblica Italiana al quarto spoglio con 665 preferenze del Parlamento italiano e dei grandi elettori (provenienti principalmente dal PD, dal Nuovo Centrodestra, da Scelta Civica e da Sinistra Ecologia e Libertà).






I DODICI PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA ITALIANA


Sergio Mattarella è il dodicesimo presidente della Repubblica Italiana dalla sua istituzione, in seguito al referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Il primo presidente eletto fu Enrico De Nicola, a cui faranno seguito Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi e Napolitano.

Enrico De Nicola: il primo presidente della Repubblica proveniva dal Partito Liberale Italiano, e resse la carica dall’1 gennaio 1948 al 12 maggio 1948. De Nicola ricoprì numerose altre cariche pubbliche, come quella di Presidente del Senato o quella di Presidente della Camera dei Deputati. Ricoprendo la carica di Primo Presidente della Corte Costituzionale, De Nicola si ritrovò ad aver ricoperto quattro delle cinque maggiori cariche dello Stato.

Luigi Einaudi: Luigi Einaudi venne eletto secondo Presidente della Repubblica Italiana il 12 maggio del 1948; da intellettuale ed economista di fama mondiale, Einaudi è considerato uno dei padri della Repubblica Italiana. Einaudi ricoprì tra l’altro la carica di vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Governatore della Banca d’Italia. Esponente del pensiero liberista e federalista, Einaudi conferì l’incarico a quattro presidenti del consiglio: De Gasperi, Pella, Fanfani e Scelba. Il suo mandato si concluse l’11 maggio 1955.

Giovanni Gronchi: Il mandato di Giovanni Gronchi andò dall’11 maggio 1955 all’11 maggio 1962. Gronchi fu il primo Capo di Stato italiano a visitare Istanbul e l’America meridionale. Il suo tentativo di inserire una componente comunista nella maggioranza parlamentare ebbe effetti destabilizzanti nel suo governo, che trovò inoltre l’opposizione della Farnesina e dei governi alleati della NATO, in virtù della sua intenzione di adottare una politica estera di equidistanza tra i blocchi, personale e parallela a quella governativa.

Antonio Segni: La carica di Antonio Segni, durata due anni e mezzo, fu la più breve della storia repubblicana dopo quella di Enrico De Nicola. Il presidente Segni, dimissionario il 6 dicembre del 1964, viene ricordato per l’autorizzazione al comandante dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo a predisporre un piano di emergenza, passato alle cronache come Piano Solo, da alcuni definito come un tentativo di colpo di Stato.

Giuseppe Saragat: Giuseppe Saragat fu il primo socialista a ricoprire la carica di Presidente della Repubblica, dal 29 dicembre 1964 al 29 dicembre 1971. Saragat fu Presidente dell’Assemblea Costituente nonché leader storico del Partito Socialista Democratico Italiano. Da socialista liberale e riformista, e padre della dottrina socialdemocratica italiana, Saragat accettò l’adesione dell’Italia all’alleanza occidentale e fu favorevole all’ingresso dell’Italia stessa nella NATO. Egli era fermamente convinto che la socialdemocrazia potesse costituire politicamente un valore aggiunto e che avrebbe potuto avere una posizione elettoralmente egemonica.

Giovanni Leone: Giovanni Leone fu il sesto presidente della Repubblica Italiana ( 29 dicembre 1971-15 giugno 1978) nonché il primo senatore a vita eletto alla massima carica dello Stato. L’elezione di Leone, con i ben 23 scrutini necessari a raggiungere la maggioranza assoluta dei componenti dell’Assemblea elettiva, fu anche la più lunga della storia repubblicana. Secondo alcuni costituzionalisti, la sua presidenza fu volta ad una piena indipendenza dai partiti e dal massimo rispetto delle istituzioni; Leone fu sempre rispettoso della Carta Costituzionale e nell’avvalersi delle sue prerogative, effettuò scelte del tutto aliene dalle sue impostazioni ideologiche.

Sandro Pertini: Sandro Pertini fu eletto il 9 luglio 1978 e tenne la carica fino al 29 giugno del 1985. L’elezione di Pertini apparve subito un importante segno di cambiamento per il Paese, grazie al suo carisma e alla sua fiducia, tanto da venir ricordato come ‘il presidente più amato dagli italiani’. Il suo mandato presidenziale fu caratterizzato da una forte impronta personale oltre che dalla sua strenua lotta al fascismo, per la quale venne addirittura perseguitato negli anni Venti del XX secolo. Pertini favorì l’ascesa del primo socialista italiano alla guida di un governo, Bettino Craxi: per due anni, a partire dal 1983, e per la prima volta nella storia dell’Italia, furono socialisti sia il Presidente della Repubblica, Pertini, sia il Presidente del Consiglio.

Francesco Cossiga: Cossiga fu l’ottavo Presidente della Repubblica Italiana, e detenne la carica dal 3 luglio 1985 al 28 aprile 1992. Cossiga fu già ministro dell’interno nel Governo Moro e nel doppio Governo Andreotti dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all’uccisione di Aldo Moro. Per la prima volta nella storia, la sua elezione a Presidente avvenne al primo scrutinio, con una larga maggioranza ( 752 su 977 votanti). Da docente di Diritto costituzionale, Cossiga fu molto rigoroso nell’osservanza delle forme dettate dalla Costituzione, anche se un indizio sulla sua futura posizione di denuncia al sistema politico può essere ritrovata nel voler chiarire il ruolo del Capo di Stato nel caso di conferimento dei poteri di guerra al Governo. In seguito alla caduta del muro di Berlino, Cossiga sostenne che i partiti e le istituzioni si rifiutarono di appoggiarlo: cominciò dunque una fase di conflitto e polemica, provocatoria ed eccessiva, col solo scopo di dare ‘picconate a questo sistema’, che valsero a Cossiga l’appellativo di ‘picconatore’.

Oscar Luigi Scalfaro: La carica ricoperta da Oscar Luigi Scalfaro perdurò dal 28 maggio 1992 al 15 maggio 1999. Scalfaro fu l’unico Capo dello Stato a non aver nominato alcun senatore a vita, poiché egli propendeva per l’ipotesi che il limite di 5 senatori a vita fosse a disposizione del Presidente della Repubblica come figura istituzionale, problema che nacque in seguito ad una dubbia interpretazione della Costituzione
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Carlo Azeglio Ciampi: Carlo Azeglio Ciampi detenne la carica di decimo Presidente della Repubblica dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 2006. Economista e Presidente emerito, Ciampi fu Governatore della Banca d’Italia, così come Luigi Einaudi. Dopo una militanza giovanile nel Partito d’Azione, Ciampi non ha più fatto parte di schieramenti politici. Come Pertini, Ciampi ebbe sempre un alto indice di gradimento popolare nei sondaggi, rappresentando una delle figure nelle quali gli italiani riponevano più fiducia, rafforzando al contempo la figura istituzionale di Presidente.

Giorgio Napolitano: Giorgio Napolitano fu l’unico Capo di Stato ad essere stato membro del Partito Comunista Italiano, nonché il primo presidente ad essere rieletto ed il più anziano al momento dell’elezione nella storia repubblicana. Nelle vesti di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Napolitano ha assunto una serie di iniziative verso l’ordine giudiziario, come la richiesta al CSM stesso di notizie relative al fascicolo personale di Henry John Woodcock (pubblico ministero che indagava su Vittorio Emanuele di Savoia) o il suo auspicio a risolvere la ‘guerra tra le Procure’ di Salerno e Catanzaro circa le indagini attinenti alle inchieste del PM De Magistris. Il suo mandato va dal maggio 2006 al 14 gennaio 2015.

domenica 25 gennaio 2015

se questo è un uomo


sabato 24 gennaio 2015

Il Museo etneo delle migrazioni in video


Realizzato da Dario D'Arrigo, con la collaborazione di Davide Leonardi, entrambi studenti di 5 H, ecco finalmente un breve video per la  presentazione del Museo Etneo delle Migrazioni di Giarre, allestito con la nostra attività di laboratorio storico MIGRANTI presso il Palazzo delle Culture della città.

Fai la tua visita virtuale da qui:

la buona Italia, oltre i luoghi comuni


Non siamo solo moda e cibo: questi e altri luoghi comuni legati alla nostra nazione e alle sue produzioni di punta vogliono essere sfatati dal video “Italy the extraordinary commonplace”, prodotto dal Ministero dello Sviluppo Economico e presentato dal Vice Ministro Calenda. 
Il messaggio non vuole sminuire i nostri punti di forza e di riconoscibilità, ma intende sottolineare come il made in Italy sia legato anche ad altri settori come quello tecnologico o meccanico, nel quale ad esempio siamo al secondo posto quanto ad esportazioni a livello europeo.

L'Italia è anche questo, ma è raro sentirlo dire sul luogo di lavoro, nella vita di tutti i giorni o nei media, dove invece serpeggiano disfattismo e note negative che certo non aiutano i giovani a credere nel futuro del nostro paese.


giovedì 15 gennaio 2015

Trilussa pacifista

Francesco Virga dal suo blog segnala i versi scritti nel 1914 da





"Il testo della poesia era stato ampiamente pubblicato dai giornali socialisti piemontesi durante la guerra. Venne poi anche ripreso da "L'Ordine Nuovo" del 9 gennaio 1921, preceduto da una nota di Palmiro Togliatti che ne confermava proprio l'ampia diffusione almeno a partire dal '17: "Un gruppo di operai e tecnici dell'officina Lancia è venuto ieri a trovarci e ci ha invitato a commentare le nozze reali italo-germaniche con la pubblicazione della popolare 'Ninna-nanna' di Trilussa. Nell'accontentarli ricordiamo che la poesia è stata scritta nel 1917 (sic), in uno dei più cupi periodi della guerra europea e ha subito avuto un grande successo e una diffusione enorme tra il popolo, quantunque naturalmente in quel tempo il cantarla fosse reato di... disfattismo.
Oggi è disfattista la realtà stessa, che fa succedere sotto gli occhi degli uomini fatti che allora potevano sembrare amare previsioni di un animo esacerbato. Perciò quello che allora era fantasia poetica ben può valere oggi come commento politico".
Segue il testo, riportato tuttavia privo dei primi dieci versi come nelle versioni cantate raccolte e con una grafia dialettale lontana da quella utilizzata da Trilussa. Non vi è quindi dubbio che, in queste pubblicazioni su "L'Ordine Nuovo", esso sia la trascrizione a memoria del canto in uso e non quella della poesia.

Noto come al verso 13 del canto figuri "profitto" - come nelle versioni raccolte sul campo - mentre nel corrispondente verso della poesia di Trilussa figura "vantaggio". Al verso 17 figura "coro" in luogo di "covo" e al 20 "è un giro di quattrini" in luogo di "è un gran giro di quattrini": conseguenza di refusi tipografici o della trascrizione del canto fatta a memoria?"


Dal saggio di Cesare Bermani: "L'Ordine Nuovo" e il canto sociale.
Nella rivista "L'impegno", a. XI, n. 1, aprile 1991
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.